65.I simboli nefasti che hanno fatto crolalre il ponte di Genova - SCRITTI INUMANI DI POETA ROLANDO PETRUS

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65.

I SIMBOLI NEFASTI CHE HANNO FATTO CROLLARE IL PONTE DI GENOVA



Riassunto
Quando crolla un ponte, oppure quando crolla un palazzo, è semplicemente perché delle forze meccaniche hanno rotto la sua struttura.
Ciò avviene o perché tale struttura era forte ma le forze erano troppo grandi per essa, oppure perché tale struttura era debole e poteva essere distrutta anche da forze esigue. LAPALISSIANO.
Per quanto riguarda il crollo del ponte Morandi, ho dunque esaminato le possibili cause ingegneristiche di esso.
Ogni evento tuttavia, è sempre inserito in uno scenario più ampio, dal quale è possibile evidenziare "la causa della causa". Ovvero, ci sono sempre cause apparenti che chiunque sa vedere, ma ci sono anche cause nascoste, che pochi sanno vedere e che sono le vere cause dell’evento.
Tali cause nascoste hanno una loro logica complessa ed evanescente: come tale, essa è incredibile.
Una possibilità di comprenderla può derivare dalla constatazione dei suoi effetti.
Una constatazione difficile, ma teoricamente possibile: dipende dalle conoscenze possedute da chi fa l’indagine.
È una situazione simile a quella di un selvaggio troglodita con in mano un moderno smartphone cellulare: egli non sa perché, ma tale "tavoletta" parla e mostra le facce di tante persone!


Il fascino delle Grandi Opere
Io sono un tecnico affascinato dalla tecnica. Tanto per capirci, io sono un fanatico di tecnologia al punto tale che, mentre facevo dei viaggi di lavoro in automobile, e vedevo costruire dei viadotti, ero capace di fermarmi per molti minuti a guardare estasiato piloni e campate di viadotti in costruzione.
Per me erano cose che io non sarei stato capace di costruire! Esse mi esprimevano l’immenso potere della società umana rispetto all’insignificante potere del singolo.
Nelle civiltà umane il singolo uomo può concepire cose grandiose che, tuttavia, egli non ha la capacità di costruire.
Per costruirle egli ha bisogno di una entità molto più potente di lui.
Tale entità è la società umana, intesa come moltitudine di conoscenze di moltitudini di esseri umani.
Da solo l’uomo può concepire cose che la moltitudine umana non potrà mai concepire (la solitudine del genio), ma la moltitudine umana può fare concretamente cose che il singolo uomo non potrà mai fare.
Anche i più grandi geni si sono potuti rivelare come tali solo dopo che le loro creazioni mentali sono state integrate dalla società umana. È un po' come le rivoluzioni, che non sono mai fatte dalle idee del rivoluzionario, ma dalla moltitudine del popolo che ha agito secondo le idee del singolo uomo che le ha teorizzate.
Per questa ragione mi sentivo umile, piccolo, impotente: affascinato da ciò che l’Insieme costituito dalla società umana mostrava di saper fare. Ero affascinato da quella legge universale per cui una minuscola scintilla può provocare un incendio immenso.
In termini umani, tale legge è quella per cui un uomo singolo (la scintilla) può coinvolgere grandi energie sociali, economiche, industriali per creare opere di incredibile valore evolutivo.
In tal senso, quando ebbi modo di percorrere in automobile il ponte Morandi di Genova ero pervaso da un’ammirazione duplice: una, verso la scintilla espressa dal genio dell’ingegner Morandi; l’altra, verso quella società umana che aveva trasformato l’evanescenza di un progetto in una costruzione fantastica utilizzata da milioni di uomini.


Nozioni tecniche semplici
Tuttavia, dopo la tragedia del crollo, viene da pensare che forse l’ingegner Morandi avrebbe potuto essere "più geniale" se, invece di inseguire l’originalità per compiacersi della sua bravura, si fosse attenuto alla normalità di esperienze consolidate. Tali esperienze consolidate consistono nell’affidare al cemento il ruolo di resistere alle sollecitazioni di compressione mediante piloni (il cemento resiste pochissimo alle sollecitazioni di trazione), ed affidare all’acciaio il ruolo di resistere alle sollecitazioni di trazione (funi, tiranti, stralli).
Utilizzare una via intermedia (cemento precompresso) per resistere a pure sollecitazioni di trazione è teoricamente possibile e fattibile, ma non credo che sia una soluzione convenientemente praticabile per fare un ponte di quel tipo.
I fattori deleteri che sarebbe stato prudente considerare sono vari. Innanzi tutto i grandi sbalzi di temperatura: i materiali sono tutti fisicamente soggetti a dilatarsi, allungarsi, con l’aumento della temperatura. Il cemento e l’acciaio si dilatano però di quantità differenti cosicché, se si trovano a contatto tra essi, tale loro differente dilatazione tende (cioè esercita forze) a farli scorrere uno sull’altro. Nonostante i comuni tondini di acciaio siano appositamente dotati di rilievi anti-scorrimento (goffratura), con il tempo si verificano fenomeni di "fatica del materiale", corrosioni chimiche varie che staccano l’acciaio dal cemento, alterando conseguentemente la resistenza del loro insieme.
Le sollecitazioni di "tira e molla" ricevute migliaia di volte, a causa delle dilatazioni termiche, non sono bazzecole.
Per esempio, se riscaldando una barra di acciaio essa si allunga di 1 millimetro, qualora si impedisse a tale barra di allungarsi contenendola tra due piani, tale barra eserciterebbe su tali piani la stessa forza che si dovrebbe applicare alla citata barra per farla allungare del citato millimetro.
Per questa ragione, tutti i cosiddetti ponti sospesi che si vedono in ogni parte del mondo, per costruire gli stralli usano funi di acciaio senza ricoprirle di cemento.
Anche nelle strutture di cemento armato (cemento rinforzato da tondini di acciaio al suo interno) con cui sono fatte le case, si usano i tondini annegati nel cemento, ma solo perché in tale applicazione edile si hanno meno rischi di rottura. Infatti, i pilastri vengono sollecitati a compressione dal peso della casa; mentre i tondini di acciaio inseriti al loro interno sono finalizzati a resistere alle sollecitazioni di trazione conseguenti alle flessioni mediante il loro posizionamento periferico: il tutto, nell’ambito di un insieme (la casa, il palazzo) soggetto a variazioni termiche graduali e minori in ragione dell’inerzia termica di esso.
È facile vedere la posizione periferica dei tondini dopo qualche anno; cioè dopo che lo strato superficiale del cemento subisce una sua naturale disgregazione per due ragioni. La prima è quella della differente dilatazione termica tra acciaio e cemento; la seconda è quella inerente il fatto che, le sollecitazioni (sforzi meccanici di trazione e di compressione) dei due differenti materiali, creano sempre allungamenti e accorciamenti differenti che, nel tempo, determinano il pericoloso distacco tra essi. Va infatti considerato che le sollecitazioni di flessione creano trazioni e compressioni proporzionalmente alla distanza delle parti materiali rispetto all’asse neutro (piano centrale che conserva inalterata la sua lunghezza).
Proprio nella generalità dei ponti, si ha che il piano stradale è assoggettato a flessione, a causa della distanza tra i piloni di sostegno dal basso.
Una flessione che pertanto richiede l’impiego dei tondini di acciaio (cemento associato ad armature di acciaio al suo interno e perciò definito "armato") nella costruzione delle campate (la parte orizzontale dei ponti dove passano le automobili).
Il sostegno di tale piano orizzontale è invece affidato a sottostanti piloni verticali, sollecitati solo a compressione per effetto del peso del piano stradale.
La flessione è dunque una sollecitazione che, dove c’è il cemento, è meglio ridurre al minimo; per evitare gli scorrimenti all’interno del materiale proporzionalmente alla distanza dal citato piano teorico neutro.


Cosa sono le travature reticolari
Per evitare che il piano stradale dei ponti subisca eccessive flessioni che richiedano di contrastarle con tondini di acciaio, tipicamente si sorregge dall’alto tale piano stradale con i tipici stralli obliqui. Tali stralli, in qualche modo trasformano le sollecitazioni di flessione (quelle con cui si rompe una penna in due pezzi quando si è arrabbiati) in sollecitazioni di trazione (quelle con cui si sfila il cappuccio delle penne) cooperanti con sollecitazioni di compressione (quelle con cui si mette il cappuccio alle penne). Questa trasformazione delle sollecitazioni di flessione viene fatta costruendo la struttura orizzontale del ponte soltanto con triangoli. La scienza delle costruzioni ha scoperto che tali triangoli possono essere sollecitati soltanto da trazioni (allungamenti) e da compressioni (accorciamenti). Per questo motivo le cosiddette Capriate o Strutture Reticolari delle tipiche gru edili sono costruite con barre di acciaio (profilati a L) formanti solo triangoli.
A volte in tali strutture ci sono anche dei quadrati, ma essi non sono mai isolati, ma sempre affiancati da triangoli volti ad impedire la loro trasformazione in rombi.
Questo discorso sull’importanza delle travature reticolari o travate (cioè travi costituite da una rete di triangoli) è importante per capire una frivolezza inopportuna con cui, l’ingegner Morandi, aveva ritenuto di rendere più bello il suo ponte.
Tale frivolezza consiste nell’aver costruito i due piani obliqui convergenti verso il basso (cioè a forma di V), con i quali sono costruiti gli strani sostegni inferiori del ponte nella zona vicina alla curva della strada, con forme quadrangolari anziché triangolari.
Per capirci meglio, prendete quattro barrette qualsiasi ed unitele alle loro estremità per farne un quadrato; prendete inoltre altre tre simili barrette ed unitele alla loro estremità per fare un triangolo. Dopo di ciò, disponete verticalmente il quadrato ed il triangolo e provate a spingere sulla loro sommità per deformare le citate figure geometriche.
Vedrete che il quadrato si deforma con grande facilità trasformandosi in un rombo; vedrete invece che il triangolo non si deforma, rimane un triangolo: il triangolo offre cioè una resistenza enormemente maggiore.
Non è che l’ingegner Morandi non sapesse queste antiche nozioni fondamentali di meccanica; bensì che lui riteneva sufficiente fare i lati orizzontali di tali quadrati più larghi dei lati verticali per evitare che i quadrati formati (più precisamente erano rettangoli, ma il discorso è lo stesso) si deformassero a diventare rombi.
È ovvio che egli ha fatto i suoi calcoli strutturali e che ha ottenuto comunque la necessaria indeformabilità dei "quadrati". Quello che invece non ha fatto è l’agire con prudenza; egli infatti non ha prudenzialmente considerato che, la struttura a quadrati da lui edificata, subiva sollecitazioni molto maggiori di quelle che avrebbe subito se essa fosse stata costruita con triangoli. La "curva di fatica" dei materiali scoperta da WOOLER dimostra chiaramente che, se si vuole una durata illimitata, le "tensioni unitarie" devono essere le minori possibili. Tutto questo discorso perché, essendo tali strutture poste a sostegno di una strada che non era diritta (vedasi Figure 4 e 7) erano sollecitate da forze centrifughe trasversali create dall’attrito delle ruote dei veicoli in corsa, le quali erano agenti proprio nel verso di rottura dei citati quadrati. Tali improprie sollecitazioni si traducono infatti in vibrazioni della struttura che possono creare anche "frequenze di risonanza": cioè forze anomale molto intense, capaci di destabilizzare zone anche lontane dalla sorgente sollecitatoria. Lo stesso discorso riguarda perfino la stabilità dei tre alti piloni principali: stabili nel verso di scorrimento dei veicoli (perché hanno la forma di un triangolo isoscele acuto), ma instabili nel verso trasversale della strada, dove si avevano le sollecitazioni del forte vento incanalato dalla valle del torrente Polcevera.
In sostanza, il ponte è stato progettato con troppo ottimismo: si è escluso conseguentemente il principio delle travature reticolari affidandosi eccessivamente alle strutture in cemento armato precompresso. Tali strutture sono travi che sono costruite facendo indurire il cemento mentre dei martinetti idraulici allungano (con prestabilite trazioni di tonnellate) tondini di acciaio interni; a seguito di ciò e quando il cemento è completamente indurito, togliendo la trazione esercitata dai martinetti, i tondini di acciaio precedentemente allungati tendono elasticamente ad accorciarsi, per acquisire la loro lunghezza naturale (la lunghezza che avrebbero avuto senza la citata trazione).
In questo modo, tali tondini di acciaio comprimono il cemento ed impediscono ad esso di ricevere sollecitazioni di trazione: infatti, prima che si creino tali trazioni si devono ovviamente eliminare le sollecitazioni di compressione che agiscono sulla struttura.


Le induzioni demoniache a fare le scelte sbagliate
Io non sono Maramaldo e non dico queste cose per fare "il sapientino che critica a posteriori" l’ingegner Morandi.
Lui per primo conosceva sicuramente le cose sopra citate. Conosceva sicuramente anche la vulnerabilità della struttura, esposta alla corrosione del sale presente nei venti marini. Infatti, il ponte che aveva costruito gli creava stati di ansia.
Già molti anni fa, egli segnalò allarmato lo stato di degrado (trasformazioni chimiche dei materiali, distacchi materiali) della struttura. Egli sapeva che era una struttura da tenere "sotto controllo", in ragione dei molteplici fattori che la sollecitavano pericolosamente.
La sua razionalità lo spingeva a fare cose sagge, ma forze demoniache lo tentavano a fare "cose belle".
Il motivo per cui ho esposto le nozioni precedenti è il seguente: esse evidenziano che tale ponte Morandi era attentamente esaminato perché suscitava paura di un suo crollo. Tale paura irrazionale è il sentimento che, le interviste televisive fatte ai cittadini genovesi, hanno evidenziato presente nella maggior parte della gente.
Persone comuni che non motivavano la loro paura con argomenti tecnici, bensì con argomenti istintivi, emotivi, precognitivi. Se infatti ci fossero stati dei motivi oggettivi di crollo, sicuri o evidenti, è ovvio che il ponte sarebbe stato chiuso al traffico. Pertanto, se invece sul ponte transitavano regolarmente automobili ed autocarri, la ragione faceva ritenere che non c’era alcun pericolo di un suo crollo.
Le citate paure di un suo crollo debbono pertanto essere considerate solo il frutto di suggestioni emotive. C’è dunque da chiedersi: "Perché l’ingegner Morandi aveva paura che il suo ponte crollasse"?
La risposta è molto chiara e semplice: l’evento del crollo "era scritto" come inevitabile nella forma stessa del ponte, e le citate persone "lo sapevano leggere".
La forma del ponte portava in sé il destino di esso.
All’inconscio umano era sufficiente guardarlo per rilevare chiaramente gli Archetipi Simbolici di esso.
Tali archetipi simbolici sono quelli che io descrissi qualche anno fa nel mio Scritto Inumano N° 33 dal titolo: "ARCHETIPOSOFIA, scienza della superstizione". Tale scritto è presente in questo stesso sito www.poetarolando.com


Brevi nozioni di Archetiposofia
In tale mio scritto è esposta la mia scoperta del "Settimo senso", posseduto dall’essere umano e consistente nella Precognizione.
Come è noto, l’essere umano ha bisogno di sensi con cui conoscere la realtà in cui vive.
Egli ha bisogno della vista per vedere. Egli ha bisogno dell’Udito per sentire i suoni. Egli ha bisogno dell’Olfatto per sentire gli odori. Egli ha bisogno del Tatto per sentire la solidità degli oggetti. Egli ha bisogno del Gusto per capire se alcune cose materiali sono idonee a nutrirlo. Egli ha bisogno della Telepatia per avere cognizione della pericolosità delle energie psichiche che impregnano il suo ambiente di vita. Oltre a questi notori bisogni giustificanti i suoi Sensi, l’essere umano ha un ulteriore bisogno: quello di poter prevedere il futuro degli eventi. La vita esiste, infatti, solo perché si ha la convinzione dell’esistenza del futuro. Tale esistenza viene pertanto appurata dall’esistenza di "qualcosa" che, come sua giustificazione di esistere, abbia proprio quella di entrare in un rapporto futuro con l’individuo. Un qualcosa che anticipi gli eventi: al fine di offrire all’individuo un po’ di tempo per organizzare le proprie difese esistenziali.
Per fare ciò, l’essere umano ha codificato specifici significati nelle forme, nei colori, nei suoni, mediante SIMBOLISMI; simbolismi necessari per una loro decodificazione inconscia istantanea. Dalla mia citata Archetiposofia, è risultato che, tra i simboli più importanti, vi sono le FRECCE (orientate verso l’alto come una A maiuscola), oppure orientate verso il basso come una V maiuscola), e la CROCE. Tali "frecce" derivano da una loro "analogia" con i cumuli generici delle cose; ovvero, derivano da una similitudine con tante cose ammucchiate sovrapposte espressive di un eccesso, di una crescita. In tale condizione la freccia è dunque rivolta verso l’alto. Con ciò, essa implica l’esistenza anche di un suo concetto contrario, mediante il suo verso rivolto in basso ed analogo alla forma di una buca, di una cavità, di una sottrazione, di una mancanza (la terra che è stata tolta al terreno per fare la buca).
Il fatto che tali informazioni siano state definite ISTANTANEE non è casuale.
Tutti i notori citati 6 sensi umani hanno un’importanza legata alla rapidità con cui viene trasmessa l’informazione. Nel caso delle immagini, esse giungono all’apparato della Vista con la velocità della luce (oltre 1 miliardo di chilometri all’ora). Tale velocità della trasmissione dell’informazione è la stessa della Telepatia: la luce è infatti un’onda elettromagnetica, e l’onda psichica è il "contrario complementare" dell’onda elettromagnetica. Nel caso dei suoni, essi segnalano al nostro Udito, la posizione della loro sorgente viaggiando alla velocità del suono (oltre mille chilometri all’ora nell’aria). Nel caso del Tatto si ha la minore velocità con cui i segnali elettrici, passando di cellula in cellula, giungono al cervello. Nel caso del Gusto la percezione è ulteriormente più lenta, giacché l’apparato gustativo prima deve fare un’analisi chimica delle sostanze e, poi, comunicare al cervello il risultato. L’Olfatto funziona anche più lentamente; esso è infatti basato sul trasporto nell’aria di certe sostanze chimiche, che vengono analizzate dal naso ricevente e successivamente comunicate come informazioni elettriche al cervello.
L’analisi dei simboli è considerata istantanea, perché è la più importante; inoltre perché è quella che necessita di paragoni-misure di migliaia di "argomenti".
In effetti non si tratta di una velocità implicante una percorrenza di spazi in tempi conosciuti, bensì di un processo di elaborazione in un luogo di estensione spaziale indefinibile, sconosciuto, ipoteticamente infinitesimo.
Ciò premesso, i simboli offrono i seguenti messaggi informativi.

1) Quando QUALSIASI COSA ha la forma (anche approssimata) di una freccia rivolta verso l’alto, tale cosa            ci trasmette il seguente messaggio: "TUTTO BENE, SI STA PROCEDENDO VERSO LIVELLI SEMPRE PIÚ IN ALTO, POSITIVI, DI POTERE, DI BENESSERE, DI FORTUNA".

2) Quando qualsiasi cosa che vediamo ha invece la forma (anche approssimata) di una freccia rivolta verso il basso, tale cosa viene da noi percepita come indicatore del seguente messaggio: "TUTTO È MALE, LE COSE STANNNO PRECIPITANDO, SI STANNO CREANDO SITUAZIONI SEMPRE PIÚ PERICOLOSE, NEGATIVE, DI SOFFERENZA, SEMPRE PIÚ SFORTUNATE".

3) Quando qualsiasi cosa che vediamo esprime intersecazioni tra linee perpendicolari che formano una CROCE (anche approssimata), tale cosa ci informa istantaneamente per vie inconsce del seguente fatto: NEL FUTURO C’É UNA SITUAZIONE DI ANNULLAMENTO, DI DISTRUZIONE TOTALE, DI FINE, DI MORTE.

L’aspetto più eclatante scoperto dalla Archetiposofia è la VIRTUALITÁ DELLA REALTÁ. Nel senso che sussiste una REVERSIBILITÁ tra ciò che è una semplice informazione e la sua REALIZZAZIONE FATTUALE. Un processo di CAUSA – EFFETTO razionalmente inconcepibile appartenente ad un mondo che potremmo definire MAGICO.
D’altronde, questa assurdità coincide perfettamente con il SENSO DELLA VITA.
Un’esistenza che dovrebbe iniziare con l’attimo del taglio del cordone ombelicale e che non ha senso, perché la vita dell’individuo è specifica anche mentre egli nuota nell’utero; e che, comunque, è un attimo inesistente perché avviene mentre la realtà esterna all’individuo comincia con tale taglio, risultante dunque un evento senza spazio e senza tempo. Come la morte non ha un inizio perché non ha una fine successiva, così l’inizio della vita non esiste perché si hanno due inizi in tempi differenti non quantificabili perché all’individuo è sconosciuto l’attimo in cui si ha la fecondazione ovulo-spermatozoo, giacché contenuto in un tempo non ancora appartenente all’individuo perché non ancora esistente.
Ritornando alle evidenze grossolane della nostra realtà di umani razionali, risulta pertanto che, chiunque avesse guardato il ponte Morandi, avrebbe rilevato inconsciamente ed istantaneamente le seguenti geometrie.
Esso comprendeva tre alti piloni (1, 2, 3 Figura 1) formati ognuno da una coppia (AB - A IB I Figura 1) di FRECCE ad angolo acuto rivolte verso l’alto: tali due frecce (AB - A IB I) affiancate esprimono l’Audacia, lo Slancio, il Successo, la Superiorità, l’Ammirazione.
Tali significati erano tuttavia associati ad altri significati che erano meno positivi; tali significati meno positivi erano quelli costituiti dai due stralli (C – D, Figura 1) presenti su ognuna delle sei alte frecce acute (AB Figura 1). Erano meno positivi, perché esili, isolati.
Tali stralli (C – D) formavano inoltre simbolicamente frecce dotate di angolo molto maggiore. Mentre le due frecce (AB, A IB I) costitutive di ognuno dei tre piloni 1, 2, 3, formavano angoli acuti e perciò Penetranti, Potenti, Veloci, gli stralli (C – D) formavano angoli molto maggiori, ottusi, che simbolicamente erano interpretabili come "frecce poco affidabili" (crescita lenta, non idonee alla penetrazione).
Osservando la Figura 2, tali angoli risultano modificati dall’effetto fotografico ma, in ogni caso, essi sono idonei ad un loro confronto: le frecce AB, A IB I hanno un angolo di circa 20 gradi, mentre gli stralli accoppiati C – D formano un angolo di circa 130 gradi.
Inoltre, poiché avevano il loro vertice E in comune con il vertice delle frecce AB, A IB I, tali angoli formati dalla coppia di stralli C, D riducevano la "capacità penetrante dell’acutezza dei piloni".
È un’immagine concettuale paragonabile a quella di una freccia scagliabile da un generico arco che, invece di avere solo la sua usuale punta solida, acuta, isolata, avesse tale sua punta associata a propaggini trasversali sporgenti ed esili, le quali non possono che snaturare le sue prestazioni (giungere lontano e perforare il bersaglio).
Da un punto di vista sostanziale tuttavia, la coppia di frecce AB, A IB I costitutiva di ognuno dei tre piloni 1, 2, 3, associata alla propria coppia C – D di stralli (tiranti obliqui) costituivano un insieme di due coppie dotato di Aspetto Positivo. Quell’aspetto positivo che, di fatto, ha consentito al ponte Morandi di svolgere eccellentemente la sua funzione per mezzo secolo. Senza tale valore di positività il ponte sarebbe crollato molto prima….
Infatti ciò che, da un punto di vista simbolico, ha fatto crollare il ponte Morandi non sono state le sei frecce AB alte, acute, massicce, dei suoi tre piloni 1, 2, 3 che erano rivolte verso l’alto, bensì le innumerevoli differenti frecce F F I rivolte verso il basso (formate cioè da un puntone F inclinato verso destra associato ad un altro analogo puntone F I inclinato però verso sinistra).
Tali frecce, negative in quanto rivolte verso il basso, sono di due tipi: il tipo F F I ed il tipo G formato da due "piani" M e N.  Il primo tipo F F I è quello tozzo e massiccio (visibile in Figura 2) posto al di sotto del piano stradale H, tra ognuna delle tre coppie AB, A IB I dei citati tre piloni 1, 2, 3 positivi, alti, geometricamente composti e con frecce acute rivolte verso l’alto.
Tale primo tipo F F I è espresso pertanto da tre esemplari, ognuno posto in basso internamente ad ogni pilone 1, 2, 3.
Peraltro, la base di tali tre frecce tozze F F I rivolta verso il basso, aveva una sua parte inferiore (L, Figura 1; Figura 4) quasi verticale (freccia verso l’alto tronca, incapace di esprimere pertanto la positività della capacità di penetrazione verso l’alto), cosicché tale negatività è da considerarsi in tal senso "moderata".
La negatività massima delle frecce rivolte verso il basso è infatti determinata dall’altro tipo di freccia negativa G, illustrata dalla Figura 3,e visibile anche dalle Figure 4, 5, 6.
Tale tipo molto negativo di frecce G era presente nel ponte con una decina di esili puntoni, formati concettualmente da due piani M, N convergenti verso il basso, ognuno con quattro elementi strutturali verticali OPQR vincolati tra essi da due massicce traverse orizzontali S, T, (Figura 7) a livelli differenti. Ognuno di tali due piani M, N costitutivi delle citate "V" simbolizzanti le frecce G ha, come aspetto saliente, la ORIZZONTALITÁ delle citate traverse S, T; tale orizzontalità, essendo negativa, fa interpretare gli elementi strutturali verticali O, P, Q, R con una minore positività relativa.
Ovvero, si hanno due piani M, N convergenti a formare frecce G rivolte verso il basso, i quali hanno sia la positività della verticalità posseduta dagli elementi strutturali O, P, Q, R, sia la negatività della orizzontalità delle traverse S T (Figura 7) le quali, essendo più grandi e facilmente percepibili visivamente, rendono "l’insieme G" (M, N) più negativo che positivo (vedasi il mio citato Scritto Inumano N° 33, ARCHETIPOSOFIA).
L’insieme di questa decina di frecce G rivolte verso il basso poste al di sotto del piano stradale H, e create dall’unione dei due piani M + N specialmente nella zona in cui il ponte crea una grande curva della strada (zona sinistra della Figura 4) costituisce il simbolo di massima negatività dell’insieme, proprio per "l’ampiezza visiva" di tale insieme. Infatti, tali frecce (forma della V) sono tante….. (circa dieci). Inoltre, essendo tutte poste al di sotto del piano stradale H, esprimono esclusivamente l’aspetto di SOSTEGNO dal basso offerto dal ponte (ovvero l’aspetto più importante).
Tale ragguardevole pluralità di tali frecce G non esprime solo una pluralità delle negatività intrinseche di qualsiasi freccia che sia rivolta verso il basso, ma soprattutto un'altra devastante pluralità: la pluralità delle CROCI presenti in ciascuna di  tali frecce G.
Infatti, ognuno dei due citati piani obliqui M, N convergenti verso il basso è formato dai citati quattro esili elementi verticali O, P, Q, R interrotti dalle due grandi traverse orizzontali S, T. Per tale motivo, ognuno dei due piani M, N di tali frecce G forma quattro croci; ognuna delle frecce G contiene pertanto otto croci.
Essendo tali frecce  G una decina, si ha che i citati sostegni negativi sottostanti la curva della strada contenevano quasi un centinaio di CROCI!
La perversa malvagità di tali croci è anche più subdola. Infatti, guardando panoramicamente l’insieme di tali strutture incrociate (O, P, Q, R, e S, T) esse si incrociano visivamente con le altre strutture di sfondo, cosicché le croci che in tal modo appaiono possono essere migliaia: a seconda dell’angolazione con cui si guarda l’insieme. Un insieme di croci di ogni tipo che non è più un ponte….è un cimitero!
Ciò è quanto si può chiaramente vedere dalla Figura 6 e dalla Figura 7.
In quest’ultima figura risultano, non solo le quattro croci in primo piano J, K, W, Z, ma anche molte altre croci: quelle che, gli elementi strutturali verticali O, P, Q, R e le traverse S, T, creano visivamente combinandosi con altri elementi strutturali verticali e altre traverse di altri piani obliqui M, N presenti posteriormente (per esempio X1 e X2).
Con questa simbologia irradiata dal ponte Morandi, cosa ci si poteva aspettare se non tanto dolore, tanta disperazione?
Oltre al dramma dei parenti dei 43 morti, e dei tanti feriti, ci sono tante altre tragedie. Va infatti considerato il dramma attinente gli sfollati degli edifici sottostanti il ponte (gente che di colpo non ha più una casa, né le tante cose accumulate affettivamente negli anni), il dramma degli automobilisti, il dramma degli autotrasportatori, il dramma dei negozianti, il dramma creato delle industrie danneggiate da tale improvvisa perdita di una loro via di comunicazione così importante!


Una storia che non c’entra niente……forse
Io non sono molto normale; infatti, affermo perentoriamente che le Calorie Alimentari sono la più grande idiozia della cultura scientifica moderna, Dalle mie ricerche risulta che l’alimentazione non è finalizzata all’acquisizione di energia termica contenuta in proteine, grassi, carboidrati, bensì….all’acquisizione dell’energia psichica contenuta in tali alimenti. Il calore generato dai processi metabolici non è il fine dell’alimentazione, bensì solo un’energia di scarto conseguente ai processi di creazione dell’energia psichica.
Sulla base di tali esclusive cognizioni derivanti da decenni di studi, deduco pertanto che, la causa del crollo del ponte Morandi, non è dovuta al cedimento di elementi strutturali……bensì a cause ALIMENTARI che hanno richiesto il cedimento dei citati elementi strutturali!
Tale conclusione fa ovviamente pensare ad un lampo di lucida follia, ma non è così. Il citato discorso fuori-luogo sull’alimentazione è stato introdotto in un modo troppo repentino per poter essere capito. Per capirlo meglio possono essere utili i miei Scritti Inumani

N° 15      La favola delle calorie alimentari;

N° 44     Perché le calorie alimentari non esistono;

N° 55    Carnivoro, vegetariano, vegano, o……Solluker?

A volte ci sono cause apparenti che nascondono le cause vere.
Sono necessarie delle premesse.
La fondamentale di tali premesse è che, ogni aspetto della materia dell’universo si evolve per un processo di acquisizione di energia psichica che possiamo definire ALIMENTARE. Un’altra premessa è che, in tale catena alimentare cosmica, l’essere umano è un semplice anello intermedio tra l’inferiore mondo delle verdure e della carne (vegetali ed animali) ed il superiore mondo invisibile dei Demoni e degli Angeli. Noi esseri umani mangiamo le forme di vita a noi inferiori, ma siamo "mangiati" dalle forme di vita a noi superiori. Tali esseri superiori tuttavia, essendo appunto superiori a noi umani, non hanno bisogno di sbrindellare bistecche o di triturare insalata: essi prendono l’energia psichica delle loro fonti di cibo (cioè noi esseri umani) in modo diretto. È un po’ come se noi esseri umani non usassimo le bottiglie per bere l’acqua, ma usassimo cubetti di ghiaccio.
Come fanno gli Angeli a prendere l’energia psichica contenuta nel nostro corpo senza dover mangiare il corpo? Creando eventi dolorosi all’umanità.
Infatti, quando si soffre si vuole morire; per morire, poi, si butta via la nostra energia psichica, costitutiva della nostra stessa vita. Ecco dunque che, tutte le società umane sono piene di ingiustizie; ecco dunque che in ogni parte del mondo ci sono da sempre rivoluzioni, guerre, uragani, terremoti, alluvioni, carestie: sofferenza, tanta sofferenza!
Se qualcuno pensa che tale argomento sia la forzatura ideologica di un fanatico, questo qualcuno si sbaglia. Lo invito pertanto a leggersi il mio libro di oltre 500 pagine UFO, CARNEFICI DELL’UOMO (illustrato con una conferenza sul mio canale YOU TUBE POETA ROLANDO) il quale è liberamente scaricabile da questo stesso sito www.poetarolando.com  (Vaticano permettendo…).
In tale libro si dimostra con argomenti materialistici, atei, scientifici, che esiste una cosa chiamata ANIMA. Si dimostra inoltre che esistono esseri invisibili, chiamati Demoni e Angeli, che si nutrono di tale anima (una speciale forma di energia, strumentalmente non rilevabile perché "complementare dell’energia elettromagnetica").
Anche noi esseri umani ci nutriamo delle anime dei vegetali e degli animali, ma non ce ne rendiamo conto, perché tali anime sono invisibili e racchiuse nelle strutture chimiche di quello che per noi è solo CIBO.
In tale libro si dimostra che l’umanità è sovrastata da un mondo di Angeli, dove la parola "angeli" ha il significato di parassiti brutali (come gli uomini sono brutali verso la vita delle piante e verso la vita degli animali da macellazione).
Senza allargare troppo il discorso, tali Angeli (piloti di certi UFO) di fatto organizzano tragedie da cui trarre il loro "alimento – spirito".
Far crollare un ponte come è avvenuto a Genova rientra in una di tali tragedie organizzate.
Io ritengo che l’introduzione dell’argomento UFO sia indispensabile per capire la causa più profonda degli avvenimenti. Altrimenti sarebbe come dire che le guerre sono create da uomini cattivi e che pertanto, se tutti ci volessimo bene, non ci sarebbero le guerre.
Come è noto, questo ritornello (Love, con Amore….) ci viene continuamente cantato da un moralismo sdolcinato e demenziale da millenni. Demenziale, perché solo ipotizzando una stupidità umana esagerata si può spiegare il fatto che nessuno ha mai capito che tale moralismo crea solo dolore (le guerre di religione, le guerre di libertà, le guerre per la giustizia, le delusioni d’amore, l’insuccesso sociale, ecc..).
Forse qualcuno potrebbe averlo capito e, come me, è stato zittito. Il fatto che l’amore sia la causa di tutti i mali (perché è l’amore che crea l’odio), è un fatto che io ho capito.
Le ragioni filosofiche e scientifiche di tale fatto sono esposte nella scienza da me fondata e chiamata Psicostasìa Fisiognomica, illustrata nell’omonimo sito www.psicostasia.it
Oltre ad averlo capito, il fatto che l’amore sia la causa di tutti i mali l’ho anche spiegato con una mia Scienza, che ho chiamato Psicostasìa Fisiognomica.
Purtroppo, le scienze sono tali se ci sono intelligenze che le capiscono. Siccome la Psicostasìa Fisiognomica non deve essere capita, certi "Angeli Brutalis" effettuano le cosiddette "distrazioni di massa" con illusioni paradisiache, sport, musica, droghe, "sesso e rock and roll".
Da queste strane considerazioni risulta la causa essenziale delle guerre: gli esseri umani devono ammazzarsi tra di loro per fornire le loro "animelle al marsala" ai nostri parassiti angelici.
Gli umani sono esseri razionali, ragionano su cose concrete; conseguentemente, quando essi non trovano spiegazioni razionali, la loro mente precipita nel caos ed afferma tutto ed il contrario di tutto: ciò, in attesa che il trascorrere del tempo releghi nell’oblio le cose "non concrete".
Per esempio, si pensi alla misteriosità dello scontro, che avvenne il 10 aprile 1951 nella rada del porto di Livorno tra la nave-traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, nel quale persero la vita 140 persone. "Misteriosità" perché, nonostante tutte le inchieste giudiziarie fatte, non si è riusciti a capire come sia potuto succedere!
Si è arrivati addirittura ad avvalorare l’ipotesi dello "scienziato molto intelligente" (per spiegare il fatto che dei testimoni dicevano che c’era nebbia, mentre altri testimoni dicevano che esisteva visibilità perfetta ed assenza di nebbia) che fosse presente una speciale nebbia: la "Nebbia da avvezione", causata da discesa di aria calda e umida sulla superficie fredda del mare! Una nebbia che, stranamente, è stata presente solo per il tempo necessario per creare lo scontro tra le due navi ed estesa solo attorno alle due navi! Se gli "addetti ai lavori" avessero soltanto letto un po' di Ufologia, saprebbero che gli UFO sguazzano nella nebbia e nelle nuvole che, essi stessi, creano anche per pochi minuti. Non allargo il discorso perché non c’è peggior cieco di chi ….non ha gli occhi! Gli esempi non servono mai a nulla e, d’altronde gli scemi ufficialmente non esistono. Tutti sono intelligenti!
Tornando al ponte di Genova, ciò che mi fa ipotizzzare un intervento occulto degli UFO sono due fatti.
Il primo fatto è quello che le tragedie immani (terremoti, guerre) avvengono sempre con nebbie, temporali, uragani, inondazioni, fulmini a go-go.
Tutte condizioni che, per la mia Teoria Generale dell’Energia Psichica, richiedono appunto sottrazione di calore dall’ambiente (quella sottrazione di calore che crea la bassa pressione barometrica, ovvero le zone cicloniche).
Una misteriosa sottrazione di calore che i meteorologi constatano a posteriori, perché non ne conoscono la causa; una sottrazione di calore che è invece dimostrabilmente creata dai nostri "amichetti celesti" per succhiarci l’anima, nei tanti possibili modi con cui si può creare sofferenza umana.
Il secondo fatto è che, se c’è una creazione di sofferenza e tale sofferenza è utile a qualcuno, tale "qualcuno" potrebbe essere il responsabile di essa (il famoso "movente" dei delitti).


La grande pericolosità dei fulmini abortiti  
Ebbene, sarà per caso, ma il ponte Morandi è crollato durante un violentissimo temporale, con pioggia scrosciante ed i soliti fulmini a go-go!  Anche se non è stato un fulmine a farlo crollare, le condizioni atmosferiche presenti durante il crollo sono quelle in cui generalmente sono presenti i vari "Giove" con le saette in mano! È un po’ come quando si attribuisce la morte di qualcuno ad un infarto, senza considerare che tale infarto non è detto che sia una causa naturale, e che possa invece essere causato delittuosamente e volutamente da qualcuno con mezzi clinici.
Ho infatti sentito dalla cronaca che, l’ipotesi dell’azione distruttrice di un fulmine è stata presa in considerazione, ma che non risultano "evidenze" di ciò.
Io sono stato professionalmente un tecnico che ha lavorato tra tecnici, e so che i risultati delle analisi dipendono dall’intelligenza di chi le fa. Parlando di fulmini, pertanto, tutti sanno che i fulmini sono scariche elettriche ad altissimo voltaggio, che fanno un lampo, che fanno Bum! Pertanto, per sapere se un fulmine ha colpito il ponte Morandi sembrerebbe che basti guardare i filmati, esaminare i calcinacci. Si potrebbe cioè pensare che basterebbe guardare i filmati per vedere se c’è stato un lampo, che basterebbe raccogliere testimonianze, che basterebbe osservare se tra le macerie del ponte vi siano tracce delle bruciature che generalmente vengono create dove si scarica il fulmine.
Secondo me, invece, questo modo di verificare la eventuale responsabilità di un fulmine non è adeguato. Infatti, si dovrebbe innanzitutto considerare che i fulmini si creano in zone del cielo in cui sono accumulate un’infinità di cariche elettriche dotate di una sola polarità. Dicendo ciò, si dovrebbe pertanto ammettere che: "Il come ed il perché si formi questa immensità di cariche elettriche è ancora un mistero della scienza". Si sa infatti che tali cariche elettriche derivano da fenomeni di ionizzazione, ma quale sia la fonte di tale energia ionizzatrice non lo si sa.
Quando non si ipotizzano gli immancabili raggi ultravioletti del sole "concentrati proprio lì", si ipotizza che, a determinare la rottura delle molecole dell’aria per urto o per sfregamento, sia l’energia meccanica del vento. Tuttavia, questa ed altre ipotesi sono accettate solo perché "gratuite"! Per rispondere, si dovrebbe prima sapere le cause dei giganteschi black-out (recentemente documentati dalla nuova emittente Focus, canale 35, trasmissione Hangar 1) che ogni tanto lasciano al buio gli USA (nel senso di tutti gli USA, non un singolo Stato…..), dopo che nel cielo sono stati visti degli UFO. Oppure, si dovrebbe sapere perché (ma non lo si sa….), quando c’è un UFO, le automobili si fermano e diventano prive di elettricità.
Tralasciando l’ipotesi UFO perché attribuibile alla fantasia di "fanatici", dobbiamo comunque considerare ciò che la scienza ha stabilito sui fulmini. Essi costituiscono la scarica di ricongiungimento di cariche elettriche di segno opposto (+ oppure -) che sono presenti in un "certo volume d’aria", le quali hanno raggiunto un potenziale (voltaggio) sufficiente a perforare il "dielettrico". A perforare, cioè, lo spazio isolante costitutivo della distanza aerea tra la zona di accumulo con una certa polarità ed un’altra zona di polarità opposta, verso la quale avviene il passaggio della corrente del fulmine.
Anche se pochi se ne rendono conto, tale fatto significa che non tutte le cariche elettriche presenti in una certa zona debbano necessariamente incontrare la grande resistenza elettrica che impone ad esse di accumularsi, in attesa di raggiungere la quantità con cui creare la Differenza di Potenziale (Voltaggio) necessaria per fare il fulmine. Altre grandi quantità di cariche elettriche potrebbero infatti incontrare "conduttori elettrici" da attraversare più facilmente senza necessità di creare i citati fulmini (archi elettrici) e le loro temperature di migliaia di gradi che lasciano le tracce di bruciatura cercate dagli "esperti".
In altre parole, in una zona dell’aria che avvolgeva il ponte Morandi potevano avvenire accumuli di elettricità elevati, ma non al livello di poter creare il fulmine.
Accumuli di elettricità che, trovando una via elettrica più facilmente percorribile, l’avrebbero percorsa ed avrebbero creato gli effetti disastrosi che comunque vengono creati dal transito di grandi correnti elettriche!
Per dirla in modo più sintetico: durante il violento temporale di cui alla cronaca, grandi accumuli di cariche elettriche avrebbero potuto attraversare la struttura del pilone per scaricarsi a terra, facilitate dalla presenza di tondini di acciaio sporgenti e da fessurazioni intrise di acqua (resa conduttrice dai sali marini) spontaneamente trovabili da una corrente elettrica che avesse lambito la superficie del pilone.
Considerando che il fondamentale effetto della corrente elettrica è l’Effetto Joule (calore generato dalla resistenza elettrica del materiale percorso) è ovvio che la via prescelta da tale ammasso di cariche elettriche sarebbe stata quella di percorrere vie metalliche, ovvero i tondini di acciaio.
Tale transito della corrente elettrica nei tondini di acciaio dell’armatura, avrebbe RISCALDATO SOLO ESSI, avrebbe fatto allungare solo essi: creando conseguentemente tensioni di trazione nella struttura di cemento (più fredda, non allungata, ovvero ferma) fino a spaccarla, fino a frantumarla, o ridurre "quanto basta" la sua resistenza meccanica.
Poiché l’architettura della Struttura del ponte Morandi è basata su un delicato equilibrio progettuale, basta il cedimento di una sua parte per coinvolgere, in un processo di rottura a catena, tutto il pilone del ponte.
La perfezione dell’equilibrio strutturale del ponte Morandi è dimostrata dal fatto che non è caduto solo un pezzo del pilone, bensì tutto il pilone.
Ciò esprime una bravura nei calcoli. Tuttavia, se a tali calcoli perfetti fosse stato applicato un coefficiente di sicurezza maggiore, il pilone non si sarebbe rotto. Ma ciò non poteva avvenire con SIMBOLI NEFASTI.
Con tali simboli nefasti nemmeno si sarebbe potuto impedire che qualcuno avesse usato degli esplosivi per rompere parti vitali del ponte. Dico ciò, perché di lampi strani ne sono apparsi in vario numero dai filmati ufficiali: che siano espressione dello scoppio di esplosivi, oppure che siano fulmini, io non ho argomenti per dirlo.


La cause occulte
Nel crollo del ponte di Genova c’erano tipiche condizioni meteorologiche di tanta fenomenologia ufologica. Dopo il crollo del ponte di Genova si è creato immenso dolore umano. Questi due fatti sono più che sufficienti per stabilire che, il crollo del ponte di Genova, è dovuto ad un occulto intervento ufologico, con i tanti possibili mezzi disponibili.
Ciò non toglie pertanto che, tale intervento, si sia servito di fatti concreti creati da esseri umani (Ing. Morandi per primo).
Resta il fatto che, tornando all’Argomento Simboli, se in tali simboli c’era già scritto il destino del ponte, è perché tale crollo era stato già pianificato dagli UFO e comunque non poteva non avvenire.
A meno che, si fossero eliminati i citati simboli negativi, giacché tra simbolo ed evento sussiste una proprietà di REVERSIBILITÁ. Nel senso che, su qualsiasi cosa o evento, se non sono rilevabili archetipi o simboli negativi o nefasti, su tale cosa o evento non si avrà alcuna situazione o condizione generatrice di sofferenza.
Questa proprietà è illustrabile dal seguente esempio: supponiamo che in un bosco debbano essere abbattuti certi alberi, e che tali alberi siano identificati con una pennellata di vernice verde. Il boscaiolo attrezzato con la sua motosega andrà dunque alla ricerca di alberi "marcati" con tale vernice verde. Il destino di tali alberi non dipende da uno o da un altro motivo qualsiasi. Dipende solo dal fatto di avere su di sé una pennellata di vernice verde. Se per qualsiasi bizzarro motivo qualcuno cancellasse o asportasse tale vernice, il boscaiolo non avrebbe più alcun motivo di tagliare il citato albero.
Ciò fa capire l’importanza di eliminare i simboli nefasti, perché eliminando tali simboli si elimina l’evento (programmato altrove) ad essi associato.
Ciò vale anche per il destino delle nazioni, che è stabilito dai simboli archetiposofici presenti sulle bandiere di esse.
In conclusione, se il ponte Morandi non avesse avuto la "V" e le CROCI precedentemente evidenziate esso non sarebbe crollato!
A tradire l’ingegner Morandi è stata la sua fanatica voglia di bellezza; se si fosse attenuto alla freddezza delle leggi dell’ingegneria, egli non avrebbe mai usato né le frecce all’ingiù, né le croci! I ponti si possono fare in tanti modi: bisogna saper scegliere quelli con i simboli giusti.


La costruzione di un nuovo ponte
A seguito del crollo "improvviso e totale" del grande pezzo di ponte, l’unico e spontaneo giudizio globale che si può fornire sul ponte Morandi è: "Inaffidabile".
Un giudizio che è prodromo di una decisione inevitabile: "Demolire tutto il ponte Morandi".
Tale conclusione logica, tuttavia, è paragonabile a quella a cui si potrebbe giungere dopo aver avuto un grave incidente automobilistico con una "vecchia Ferrari".
Nel senso che, demolire dal rottamaio una Ferrari comporta solo sborsare un sacco di soldi, per il trasporto con il carro attrezzi e per pagare le inevitabili Tasse di Demolizione.
Potrebbe pertanto essere presa in considerazione anche un’altra soluzione: riparare la Ferrari e riutilizzarla come Auto Storica.
Ciò non comporta il fatto di rinunciare ad un’altra Ferrari nuova, ma semplicemente il fatto di guadagnare soldi con la rivalutazione di mercato propria delle Auto Storiche.
Tralasciando la saggezza delle "parabole raccontate dai vecchi", in merito al ponte Morandi si possono fare le seguenti tre considerazioni.
La prima considerazione è che i ponti crollano sempre per effetto dei "pesi che gravano su di essi": anche nel caso del ponte Morandi, c’era un continuo transito veloce di pesanti autocarri ed automobili.
La seconda considerazione è quella che, rifare un ponte "impegnativo" come il ponte Morandi, significa stare almeno un anno senza il servizio che esso offriva.
La terza considerazione è quella che, mentre i precedenti Governi Italiani "potevano permettersi" di far aumentare di centinaia di miliardi di euro il Debito Pubblico perché il buon Mario Draghi aveva inventato il Quantitative Easing (dare soldi alle nazioni senza far pagare gli interessi), il Governo attuale non ha più questa opportunità. La  Banca Centrale Europea sta infatti "chiudendo i rubinetti". Inoltre, il Governo attuale deve ora pagare i debiti precedentemente fatti "a buon prezzo" e deve ripagarli sotto la terrificante minaccia di Mercati manovrati da entità occulte (spread).
Esposta in altri termini la questione è definibile nel seguente modo.
Un nuovo ponte NON PUÓ NON ESSERE FATTO, ma ciò significa dover prendere i soldi per costruirlo da ulteriori tasse da far pagare ai cittadini, oppure (in alternativa) non dare più quelle cose che lo Stato avrebbe continuato a dare "gratis" ai cittadini se non ci fosse stata da pagare la costruzione del nuovo ponte.
Il fatto che possa essere pagato dalla società Autostrade è ora solo una speranza, giacché dipende da future sentenze giudiziarie.
Le soluzioni a tali problematiche non possono essere Buone o Cattive: possono essere solo "poco cattive" o "molto cattive".
La soluzione poco cattiva (riferendoci all’esempio precedente) è quella di "riparare la Ferrari e, con calma, comperarne un’altra nuova".
La soluzione molto cattiva, invece, è quella di comperare subito una Ferrari firmando qualche "chilogrammo fantozziano" di cambiali.
Io (quale vecchio della Tribù, ipotizzabile saggio…..) espongo una soluzione del problema che ritengo la meno cattiva possibile.
Tale soluzione è la seguente: "Ricostruire il tratto di ponte che è crollato con criteri completamente diversi dai precedenti e tali da:
avere un costo che sia il minimo tecnicamente possibile;
essere realizzabile entro un mese;
conferire ulteriore resistenza alle vecchie parti del ponte ancora esistenti;
impedire che ipotetiche ed improbabili cause future possano far precipitare nel vuoto automobili ed autocarri come già avvenuto.
Un ponte Morandi, riparato con i criteri sopra esposti, non è detto che debba poi essere demolito appena risultasse pronto il nuovo ponte. Infatti, esso potrebbe essere ancora usato come "ponte ausiliario" strutturalmente .poco sollecitato (anche perché la sua demolizione ha un notevole costo).
Nel senso che, per esempio, potrebbe essere destinato solo ad automobili e motocicli, destinando il nuovo ponte solo agli autocarri.
In questo modo si potrebbero avere due linee di collegamento con la città che renderebbero il traffico urbano più scorrevole.
Questo mio suggerimento alla riparazione del ponte Morandi mi ricorda il naufragio della nave da crociera Costa Concordia sull’isola del Giglio.
Immediatamente misi su You Tube la mia proposta di salvare la nave, tappando immediatamente la falla con colate di cemento e poi svuotarla dell’acqua che era entrata nella nave.
Non fui preso in considerazione. Forse perché nella fretta di esporre l’idea non precisai che il calcestruzzo da usare non doveva usare sassi normali, bensì sassi in argilla espansa che sono galleggianti.
Peraltro, appresi poi, che tale mia tecnica era già stata vantaggiosamente utilizzata per navi militari danneggiate durante la Seconda Guerra Mondiale.
Più probabilmente, tale mio suggerimento non fu preso in considerazione perché, a certi livelli economici, si gestiscono miliardi di euro come la gente comune gestisce le monete metalliche.
Infatti, ovviamente c’erano attorno all’argomento Assicurazioni ed interessi collegati, per cui i danni venivano facilmente recuperati in altri modi. Così penso che succederà con il ponte Morandi, attorno al quale "passerotti grandi come avvoltoi" stanno già volteggiando in attesa del pasto abbondante, già predisposto per l’intero stormo. Tuttavia, poiché "ciascuno deve fare il proprio mestiere", io faccio il mio mestiere di moderno Don Chisciotte, il quale sogna cose che lui solo considera giuste!
Nell’ambito di questa mia innata predisposizione a fare il solista, anziché il corista, sento il dovere di informarvi ancora una volta sul potere dei simboli, affinché dei "nuovi Morandi incensurati"  non mettano le basi per ulteriori tragedie.
Il primo consiglio che sarebbe opportuno considerare in merito alla costruzione del nuovo ponte consiste nella eliminazione delle forme a freccia rivolta verso il basso (forma della lettera V). La forma a freccia non è criticabile ai sensi della Scienza delle Costruzioni, bensì ai sensi di un’altra Scienza molto più importante: la Scienza della Superstizione, ovvero la ARCHETIPOSOFIA.
L’espressione "molto più importante" potrebbe apparire giustamente ironica; invece essa non è ironica per la seguente ragione.
Dei bravi ingegneri potrebbero costruire un grattacielo in un modo strutturalmente perfetto, ma se tale grattacielo avesse forme con archetipi simbolici negativi, tale grattacielo crollerebbe, brucerebbe, sarebbe inutilizzato per motivi razionalmente inspiegabili.
Ho visto tanti palazzi, solidissimi, ma pieni di simboli negativi che hanno reso "inutile" la loro costruzione.  Nel senso che, nonostante siano stati costruiti rispettando la Scienza delle Costruzioni e le Bellezze proposte da grandi architetti, essi sono "crollati" per imprevedibili sfortune; sfortune che sarebbero state evitabili se si fossero rispettate le indicazioni dell’Archetiposofia.
I cinesi sono un popolo molto intelligente; ciò è quanto si può dedurre dal fatto indiscutibile che, in pochi anni, hanno dimostrato al mondo di essere bravi in ogni settore. Inoltre, dal fatto che furono i primi ad inventare la bussola, ad inventare la polvere da sparo, ad esprimere la perfezione estetica dei famosi vasi cinesi, ad intuire la terapia dell’agopuntura, Oltre che per questi motivi, i cinesi sono considerabili molto intelligenti perché, già millenni or sono, intuirono il famoso "Feng Shui": il significato occulto delle forme, delle posizioni reciproche tra le cose, il controllo della Fortuna.
Quando ho concepito la mia Archetiposofia, del Feng Shui conoscevo solo il nome; infatti, io ero già incanalato in un mio percorso di "iper-logica", che aveva dimostrato di essere giusto; qualsiasi altra cosa sarebbe stata per me una perdita di tempo e, soprattutto, di energie mentali.
Dopo aver raggiunto in modo essenziale i miei obiettivi di Conoscenza Universale che mi ero prefisso, potevo permettermi di "perdere tempo" e vedere in cosa consisteva il Feng Shui.
Così, ho potuto verificare che le intenzioni di esso erano buone, gli argomenti di esso erano buoni, i successi erano degni di attenzione, ma Poeta Rolando Petrus era un’altra cosa….
In sostanza, già millenni or sono, i cinesi parlavano del Chi, energia vitale che si trova ovunque e fluisce tra le persone e le cose  e che, da questo "fluire", deriva il benessere.
Un fluire che coinvolge indirettamente, appunto la forma delle cose, dei simboli.
Se si volesse fare un confronto tra il Feng Shui e la mia Archetiposofia, penso che potrebbe essere adeguato il rapporto che c’è tra l’antica Alchimia e la Chimica Moderna.
Una grande diversità che, tuttavia, nulla toglie alle prime sperimentazioni dell’Alchimia, senza le quali non esisterebbe la Chimica Moderna.
L’Alchimia viaggiava su due strade: quella dello spirito e quella della materia, le quali non potevano essere sviluppate insieme.
Esse sono infatti complementari, quando aumenta una, l’altra deve diminuire. La Chimica Moderna ha distinto tali due strade: ha tralasciato la strada dello spirito ed ha così potuto sviluppare a livelli di prospettiva scientifica infiniti gli aspetti della materia.
Ciò non toglie che, anche lo Spirito, ha una sua strada protesa verso l’ignoto. Una strada densa di significati in cui la razionalità deve entrare ma, dovendo farlo con risorse limitate (l’intelligenza umana), a volte deve arrendersi davanti ad un muro di nebbia, oltre il quale c’è l’infinito ed il niente!
Le ricerche dello spirito devono cioè anch’esse, come le ricerche sulla materia, avvalersi della razionalità che sappia creare strutture irreali per la scienza, ma reali nell’Assoluto.
Tutti questi discorsi sono necessari quando si è di fronte a cose vere, che è difficile spiegare con la razionalità.
In parte, io sono riuscito in tale spiegazione; infatti sono riuscito ad identificare la citata necessità esistenziale del Settimo senso come base dell’Archetiposofia.
Comprendo la difficoltà oggettiva di stabilirne i limiti, perché di tali limiti non riesco a stabilire la loro estensione. Essi riguardano infatti la precognizione, ovvero la possibilità di prevedere gli eventi futuri; una possibilità che implica un divenire che è già stabilito e che pone grosse domande sul senso dell’esistenza.
Ricomincio pertanto ad affrontare l’argomento in modo discorsivo, facile, graduale.


La fortuna non si è fermata a Genova
Io non sono legato a Genova da alcun ricordo affettivo o professionale.
Per me Genova è una città come la generalità delle città italiane.
Genova, per me, esisteva quando la cronaca nazionale parlava di Genova.
Per esempio, quando Genova era vittima di una alluvione.
Quando poi le alluvioni diventavano due, i danni e la disperazione che venivano mostrati dalla televisione avevano un’incidenza maggiore: "L’ho già visto"!
Quando poi le alluvioni diventavano addirittura tre, la sofferenza e i danni li si guardava con attenzione anche maggiore: ci si rendeva conto della loro grande rilevanza; ci si rendeva conto che si trattava di una tragedia! Nel contempo, nel cervello si insinuava un’espressione: "Che sfiga, povera gente"!
La parola popolare "sfiga" viene fuori, prima della più regolare parola "Sfortuna", quando la necessità di esprimere il fatto è maggiore. Tale maggiore necessità impone di usare parole più facili, ovvero più spontanee. Se nel piantare un chiodo un individuo si dà una martellata su un dito, la prima parola che esce incontrollabilmente dalla sua bocca è un’imprecazione: "Porc…………..."
Cioè, costui non dice. "Che sfortuna, mi sono dato una martellata"!
Sulla base di queste leggerezze lessicali si ha che la parola Sfiga, essendo formata solo da due sillabe sfi-ga, la si pronuncia più facilmente della parola sfortuna, essendo questa composta da un maggiore numero di sillabe: sfor-tu-na, cioè tre sillabe invece di due.
Nel mio cervello si insinuò dunque proprio la parola sfiga, e non la parola sfortuna, perché quella gente era TROPPO sfortunata! Era sfigata!
Questa secchezza della parola "sfiga" mi suscitò il ricordo di un’altra situazione drammatica di Genova avvenuta molti anni prima.
Era il 2001, l’anno in cui a Genova si svolse il cosiddetto G8: la riunione dei capi di governo delle più importanti nazioni del mondo.
Tale "riunione", che avvenne dal 13 al 22 luglio, fu una delle più tragiche.
È notorio che in occasione di tali "Riunioni" tutti i contestatori politici ed economici si radunino per dare risonanza mondiale alle loro proteste.
Proteste che ovviamente comportano scontri con la Polizia: era già avvenuto a Seattle, a Davos, a Napoli, a Goteborg.
L’ubicazione geografica dei luoghi, la topografia delle città, le direttive politiche ricevute dalla Polizia, avevano sempre fatto rientrare le violenze in ambiti, per così dire, accettabili, preventivabili. Chi va a fronteggiare la Polizia, sa che c’è il rischio di ricevere una manganellata; è un rischio che si è disposti a correre in nome dei propri ideali. Ma Genova è Genova…..!
Appena fu designata come sede del G8, da parte delle Forze dell’Ordine si ebbero subito forti perplessità: Genova aveva una topografia che avrebbe reso molto difficile controllare le prevedibili forti mobilitazioni dei manifestanti.
La storia è sintetizzabile con una parola: carneficina.
I significati di questa parola sono indirettamente deducibili da quanto segue. Lo Stato Italiano subì condanne in Sede Civile per gli abusi commessi dalle Forze dell’Ordine; per gli stessi reati furono aperti procedimenti in Sede Penale contro Funzionari dello Stato.
Oltre duecento procedimenti giudiziari, contro le Forze dell’Ordine, furono archiviati solo perché non è stato possibile individuare gli Agenti di Polizia autori di reati.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto "torture e trattamenti inumani o degradanti" (scuola Diaz, caserma di Bolzaneto); l’Italia ha ammesso le proprie responsabilità ed è giunta ad una "risoluzione amichevole" con sei dei sessantacinque ricorrenti per atti di tortura.
Questa sintesi dei famosi "Fatti di Genova" vuole solo costituire una descrizione di fatti ESAGERATAMENTE BRUTTI avvenuti solo a Genova, nel 2001 (ricordate questa data), espressivi di situazioni sfortunate.
Continuando a frugare nella memoria, alla ricerca di eventuali altre situazioni sfortunate degne di "Guinness dei Primati", trovai un’altra situazione degna di attenzione.
Tale situazione era quella avvenuta il 7 maggio del 2013, quando una nave in retromarcia investì la cosiddetta Torre dei Piloti, da dove veniva pilotato il traffico delle navi nel porto di Genova.
La parola "investì" è un eufemismo, perché in realtà tale investimento fece crollare completamente tale torre e causò nove morti.
Non è possibile, verrebbe da dire!
Ma come è possibile che una torre, posta sul molo, venga investita da una nave!
Il fatto può essere spiegato solo con una parola: SFIGA!
Sfiga una volta, sfiga due volte……difficile dimenticare, perché tale pluralità di volte con cui è memorizzata una parola associata a Genova comincia a delineare qualcosa di anomalo.
Poi, un giorno la televisione dice che ……È CROLLATO IL GRANDE PONTE DI GENOVA! NOOOO! Non è possibile!!!!!!
Invece è possibile. Ma come fa ad essere possibile?
Che cosa è che ha reso possibile un fatto così incredibile?
A Genova c’è qualcosa di anomalo.  
Pensai allora: "Devo trovare questa cosa anomala che è presente a Genova e capace di arrecare tutte queste tragedie, una dopo l’altra"!
Siccome esiste REVERSIBILITÁ tra gli eventi ed i simboli a cui sono legati, dedussi che, a Genova doveva esserci, molto in vista, un simbolo che fosse di una NEGATIVITÁ ENORME; dotato di una eccezionalità che doveva sussistere anche in termini di forma e di visibilità del simbolo.
A seguito di ciò, non mi restava che affidarmi alla modernità: andare su Google e digitare un nome: GENOVA.
In questo modo, mi sarebbero state mostrate tante foto turistiche, e da queste io avrei teoricamente potuto individuare "il colpevole".
Non ci volle molto. Infatti apparve subito lo stemma di Genova, la sua bandiera: una massiccia croce rossa (il sangue) su uno sfondo bianco (l’innocenza)! La croce, il più potente simbolo di morte, era ciò che contraddistingueva GENOVA!
Associare qualsiasi cosa alla croce significa decretarne la sofferenza, la sconfitta, la morte.
Gli esempi sono innumerevoli e senza eccezioni. Un esempio per tutti, è offerto dal nazismo. Nella passata seconda Guerra Mondiale, Hitler costrinse i tedeschi a vedere la croce ovunque, in ogni campo: croce al merito, croce sui carri armati, croce sugli aeroplani, croci sulle navi, croci sulle bandiere: il modo ideale per distruggere la Germania ed il suo popolo!
In modo molto sintetico si ha dunque che: o Genova toglie la croce dal suo stemma oppure su Genova continueranno ad infierire sventure di ogni genere!
Proseguendo nella mia ricerca di altri eventuali simboli infausti, che potessero contribuire anch’essi a creare le sventure genovesi, trovai un altro responsabile: il BIGO.
Tale BIGO era la creazione di un famoso architetto.
Erano i tempi delle "Colombiadi", ricorrenza centenaria della scoperta dell’America da parte del grande genovese Cristoforo Colombo. Immagino che per tale evento il Comune di Genova incaricò un suo concittadino, famoso nel mondo, per "creare" qualcosa che fosse eclatante come la citata ricorrenza.
Un qualcosa di estremamente originale, che solo Genova potesse avere….
Queste parole potrebbero sembrare frutto di ironia, ma preciso che io non sono un Maramaldo e so che le cose che sto dicendo potrebbero arrecare dispiacere all’architetto in argomento; e ciò non è quello che voglio, perché lo ritengo una persona inconsapevole del male che avrebbe fatto. Tecnicamente si potrebbe definire un Portatore Sano.
Egli voleva disegnare una cosa originale, che fosse ricordata ed apprezzata da tuti coloro che l’avessero vista.
C’è riuscito perfettamente disegnando il Bigo: una struttura costituita da grandi e lunghi pali bianchi inclinati e convergenti in un centro comune posto a terra; una forma pertanto simile a quella di un imbuto, cioè simile a quella di una grande freccia rivolta verso il basso. La sua funzione non ha rilievo: ciò che ha importanza "archetiposofica" è solo ciò che appare "ictus oculi" (colpo d’occhio), e la sua forma viene inequivocabilmente percepita come un cono rovesciato, come una serie di pali conficcati nel terreno. Purtroppo, non sempre ciò che è bello è anche buono. Lo sanno gli innamorati che si accorgono troppo tardi che la persona amata era un mostro: basti pensare ai tanti divorziati che vivono da barboni per colpa delle loro mogli; basti pensare alle tante donne uccise dai loro mariti che amavano.
In termini concreti: i fatti sono i seguenti.
Il 9 dicembre 2012 pubblicai sul mio sito www.poetarolando.com il mio Scritto Inumano N°33, avente per titolo ARCHETIPOSOFIA, Scienza della Superstizione.
In tale scritto c’è una tabella sintetica dei simboli fondamentali sulla quale c’è scritto:
Freccia verso il basso "V": calo, riduzione, perdita, intesi in un concetto assoluto.
Il BIGO, come noto è, per definizione e per esposizione, il simbolo di Genova.
Esso troneggia nel porto antico; esso è nato come richiamo turistico.
Ciò implica che, tutto ciò che esso significa, lo significa per Genova.
Pertanto, avendo il BIGO, Genova ha avuto, ha, avrà:
CALO, RIDUZIONE, PERDITA, intesi in un concetto assoluto.
A questo punto, di fronte a simili affermazioni che, seppure astratte, seppure oggettive (da me pubblicate nel 2012, ma già esposte negli anni ’90 al Maurizio Costanzo Show) sono affermazioni pesanti, ho ritenuto opportuno verificare se esistono corrispondenze temporali con esse: per esempio, relativamente  alle citate tragiche alluvioni.
Così, sempre da Google, alla voce ALLUVIONI risultano le seguenti date:
7 ottobre 1970
4 ottobre 2010
4 novembre 2011
10 ottobre 2014
Da queste date risulta che, tra la più lontana alluvione citata (1970) e quella successiva (2010), sono passati 40 anni senza alluvioni.
Ventidue anni dopo, nel 1992 è stato installato il BIGO.
Verificando le date delle alluvioni dopo l’installazione del BIGO si ha
2010
2011
2014
Da quanto sopra specificato si ha dunque:
1970 alluvione
1992 installazione del BIGO
2010 alluvione
2011 alluvione
2014 alluvione
Tale sequenza può essere letta così:
1970 alluvione; 22 anni senza alluvioni (1992);
altri 18 anni senza alluvioni (2010); 1 anno senza alluvioni (2011); 3 anni senza alluvioni.
In atri termini, i periodi senza alluvioni sono stati
22 anni (1992)
18 anni (2010)
1 anno (2011)
3 anni (2014)
Tali numeri fanno dire che, fino a quando non è stato installato il BIGO (1992), le alluvioni erano un ricordo lontano 22 anni; in base a ciò, non si può dire quanti anni ancora sarebbero passati senza alluvioni se non fosse stato installato il BIGO.
Supponiamo che il BIGO sia neutro (innocente) e che tale alluvione dopo 40 anni (quella del 2010) sia avvenuta comunque anche senza il BIGO: di fatto c’è da considerare che tale alluvione è avvenuta dopo 18 anni dal BIGO che è, comunque, più ravvicinata rispetto ai 22 anni passati senza alluvioni quando non c’era il BIGO.
Dopo il BIGO, in ogni caso si sono avute 3 alluvioni ravvicinate: nel 2010, nel 2011, nel 2014.
È innegabile che, dopo l’installazione del BIGO, le alluvioni siano aumentate con frequenze molto maggiori che nel passato.
Se consideriamo la SFIGA come una cappa premente che (come tale) dovrebbe essere dotata di una certa continuità, i citati 3 anni senza alluvioni che intercorrono tra l’alluvione del 2011 e quella del 2014 potrebbero apparire tanti.
Evidentemente è proprio così perché, tali tre anni sono riducibili a due anni, considerando che nel frattempo, 7 maggio 2013, è avvenuto il citato crollo della Torre dei Piloti (9 morti).
Ciò conferma dunque la tesi che la sfiga agisce con una sostanziale continuità.
Nella Figura 8, allegata per illustrare la forma del BIGO, in primo piano c’è "un complice delle sue malefatte": il Globo trasparente con tanta vegetazione al suo interno.
Mi viene da pensare che esso rappresenti un omaggio alla Terra ed alla vita, che ad essa viene fornita dagli alberi. Se dovesse rappresentare altre cose non lo so; ma nemmeno mi interessa saperlo, perché per me non sono importanti le intenzioni, bensì i fatti simbolici di esse. Tali fatti mi dicono che tale "Globo" è costituito da una RETE DI CROCI: la rete è ciò che ostacola, la croce è il prodotto di uno scontro tra linee perpendicolari.
Due cose che già da sole sarebbe meglio evitare. Ma c’è un’ulteriore aspetto nefasto: il regno vegetale ed il colore verde ad esse associato.
Come dimostrato nel mio libro UFO Carnefici dell’uomo, il Regno Vegetale è il regno antagonista del Regno Animale, impegnato a creare un equilibrio mediante una successione di squilibri (come il camminare). In tal senso, le piante appartengono a quel Mondo Vegetale da cui sono derivati per evoluzione cosmica i Demoni. Gli Animali invece, appartengono ad un altro mondo di interazione, dal quale sono derivati per evoluzione cosmica gli Angeli.
Mentre i Demoni sono parassiti esclusivamente negativi, gli Angeli sono parassiti con loro ramificazioni che possono essere positive, favorevoli allo sviluppo umano.
In altri termini sintetici, nel citato Globo ad uso turistico installato vicino al BIGO, sono presenti quattro simboli nefasti: la rete, la croce, i vegetali, il colore verde.
I citati avvenimenti della storia recente sono ovviamente quelli macroscopici, rilevabili da una persona estranea e lontana, quale io sono. È pensabile pertanto che, a Genova, possano essere successe molte altre cose brutte, negative; fatti non riportati dalla cronaca nazionale, ma comunque tali da essere rilevati dai genovesi come elementi negativi (per esempio fabbriche che chiudono). Fatti ipotetici anomali, di quelli che fanno dire:
"Che sfiga, andiamo sempre peggio! C’è una crisi che aumenta di giorno in giorno"!
Per valutare dunque in modo anche più preciso gli effetti, causati dal BIGO e del Globo attiguo, sarebbe interessante esaminare i dati ufficiali della città.
In questo modo si potrebbe valutare se, l’andamento (trend) rilevato, è comune a quello di tutte le altre città italiane, oppure se è specifico di GENOVA. Se una cosa è vera oppure è falsa va stabilito con i fatti, con le sperimentazioni.
Rispetto alla mia ARCHETIPOSOFIA, io ho trovato solo conferme.  Ciò lo considero un fatto positivo perché, se è giusta la causa che io ho indicato, rimuovendo la causa si può eliminare il male.
Se la mia tesi fosse invece sbagliata, vorrebbe dire che le citate tragedie che affliggono periodicamente Genova sono incontrollabili, sono aleatorie, si è costretti a subirle. E questo non sarebbe un qualcosa di bello, né di auspicabile.

Cambiando argomento e chiedendo scusa per la pignoleria, ho visto che recentemente è stata promossa una campagna commemorativa del crollo del ponte Morandi.
Tale campagna è stata nominata GENOVA NEL CUORE; essa è stata simbolizzata da un disegno schematico formato da un ponte e da un cuore. Non so se l’autore di tale Brand è lo stesso del BIGO, ma sicuramente è un suo allievo, giacché è riuscito con pochi scarabocchi ad esprimere il seguente concentrato di negatività.
Al centro, tra due immancabili croci, troneggia un grande CUORE.
Io so che, con il cuore, si vorrebbe esprimere la bontà, l’amore, ma in realtà il cuore è sostanzialmente una grossa freccia rivolta verso il basso e, come tale, CREA DOLORE, SCONFITTA.
Se il fine di tale campagna commemorativa è quello di ricordare una disgrazia, con i simboli citati (croci e cuore) tale fine verrà raggiunto di sicuro……nel senso che il ritorno all’auspicata normalità incontrerà tante, tante contrarietà! Il dolore ferma la vita.
Il dolore deve essere rifiutato moralmente, perché la vita DEVE continuare.
Nelle passate elezioni del sindaco di Roma c’era un candidato con molte teoriche possibilità di vincere, e che aveva come suo simbolo un cuore: non solo non fu eletto sindaco, ma ricevette poco dopo le poco lusinghiere attenzioni della Guardia di Finanza in merito alla sua attività professionale.
Sulla base di tali considerazioni oggettive (scritte nel mio sito sin dal 2012), il mio parere è che, se volete il bene di qualcuno, non regalategli niente che assomigli né ad una croce, né ad un cuore!
Se volete il bene dei genovesi, regalate ad essi simboli di vittoria, di gioia, e troveranno la vittoria e la gioia.
Forse per associazione di idee, penso alla forma di quel nuovo ponte ipotetico illustrata dai giornali e mi viene in mente il proverbio: "Piove sul bagnato!"


Come dovrà essere il nuovo ponte di Genova?
Da quanto precedentemente dimostrato, le costruzioni importanti, visibili, durature devono, con tali loro "qualifiche", irradiare lo spazio in cui sono collocate.
Nel caso di Genova è necessario che il nuovo ponte, diventando un emblema di Genova possieda anche un’altra qualifica: la gioia della vittoria, del superamento di tutti gli ostacoli del destino.
Io ritengo che tale qualifica non gli può derivare dalla forma del citato ponte illustrato sui giornali, perché la sua convessità rotonda rivolta verso il basso è un "veleno fornito con molto zucchero". Nel senso che la sua rotondità rende difficile vederlo come la "freccia rivolta verso il basso" che in effetti è: come una malattia a decorso lento.
Inoltre, tutte le aste verticali laterali (che mi sembra dovrebbero simbolizzare le 43 vittime del crollo) formano con l’orizzontalità del piano stradale delle vistose croci (come una dolorosa Via Crucis…..). Da un punto di vista strutturale, invece, tale ponte proposto ha una sezione che, per il teorema di Bernoulli, esprime un profilo alare con portanza contraria (spinta verso il basso).
Ovvero, un vento (come quello che soffia nella valle del Polcevera) che investisse trasversalmente il ponte sarebbe soggetto ad avere velocità maggiori nel lato inferiore del ponte (accelerazione imposta dal dover percorrere una lunghezza maggiore) e creerebbe pertanto riduzioni di pressione, ovvero spinte aerodinamiche verso il basso che andrebbero ad aggiungersi al peso ed alle sollecitazioni create dal transito dei veicoli. Ciò significa dover sovradimensionare inutilmente una struttura solo perché qualcuno ha detto che "così è più bella"! Non va dimenticato che tale considerazione fu alla base anche del ponte Morandi!
Tale effetto (risucchio verso il basso) sarebbe poi aggravato (componenti trasversali) dalle due forme incavate (a profilo di pala di turbina) poste sporgenti con continuità ai lati del ponte.
Un altro aspetto strutturale poco funzionale è costituito dai ravvicinati appoggi centrali del piano stradale.
Come è noto infatti, nelle carreggiate autostradali gli autocarri (TIR) che sono i veicoli più pesanti (anche 30 tonnellate) viaggiano sulle corsie più a destra. Le automobili hanno indicativamente il peso di 1 tonnellata. Ciò significa che nel citato ponte le sollecitazioni prodotte da 30 tonnellate in movimento agiscono sull’estremità più a sbalzo della larghezza del ponte, mentre le automobili (leggerissime) gravano al centro del ponte dove si ha la robustezza massima! Se poi il ponte non dura "mille anni" non c’è da stupirsi!
In altre parole, è un progetto poco funzionale, giacché impone strutture super resistenti, super pesanti, super costose, per resistere a sollecitazioni che potrebbero essere eliminate semplicemente mettendo i piloni di sostegno dove il peso da sorreggere è massimo.
Ovvero, invece di fare una fila di singoli piloni con doppio volume (o triplo o quadruplo volume considerando le citate ingiustificate sollecitazioni di flessione), sarebbe molto più funzionale fare DUE FILE LATERALI di piloni molto più piccoli, meno costosi e più affidabili, posti sotto le carreggiate laterali più esterne dove passano i TIR!
Io penso dunque che il ponte di Genova non debba avere una forma suggerita dall’estetica, bensì che debba avere una forma SICURAMENTE FORTUNATA: quale è, per esempio, quella di un prisma a base triangolare disposto orizzontalmente con un suo spigolo rivolto verso l’alto. Peraltro, tale zona di sommità, potrebbe costituire uno splendido esclusivo corridoio panoramico protetto dalle intemperie metereologiche, pedonale, ciclabile, ad uso turistico, unico al mondo: anche in ragione del suo vertiginoso livello rispetto al suolo, talmente apprezzato che in Cina hanno recentemente costruito allo scopo uno specifico percorso circolare a sbalzo sopra un precipizio.
Un esempio di tale sezione triangolare dell’ipotetico nuovo ponte è espresso dal modello da me illustrato su You Tube nell’ambito di un suo uso come "elemento di congiunzione" tra i due monconi del ponte Morandi residuo.
Come esempio di simbolismo positivo può essere considerato il Mackinac Bridge rintracciabile in rete mediante Google
https://it.wikipedia.org/wiki/Mackinac_Bridge#/media/File:Mackinac_Bridge.jpg
Tale grande ponte sospeso del Michigan (USA), è "fatto" da due grandi frecce rivolte verso l’alto formate dai rispettivi piloni centrali e dalle due linee catenarie laterali. Dalle foto illustrate si possono rilevare altri aspetti da me già evidenziati alla descrizione del ponte Morandi.
L’orizzontalità del piano stradale è stata trasformata in un lungo lieve arco rivolto verso l’alto per eliminare le negatività dell’orizzontalità. I famosi rettangoli formanti le croci nel ponte Morandi sono stati trasformati dalle loro forme arcuate superiori, che tolgono le negatività dell’orizzontalità anche alle quattro traverse presenti in ognuno dei due piloni (con disposizioni che le rendono meno sollecitate rispetto alle traverse dei supporti a "V" del ponte Morandi). Tale negatività dell’orizzontalità delle traverse è stata ulteriormente svuotata mediante una struttura reticolare a triangoli e dal suo rapporto con la molto più estesa verticalità dei dupiloni. Persino l’orizzontalità del piano stradale è stata "svuotata" da una struttura a travatura reticolare senza croci e con soli triangoli.


















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