71.Scoperta la vera causa della pericolosità dei cellulari ed il modo di evitarla - SCRITTI INUMANI DI POETA ROLANDO PETRUS

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71.

SCOPERTA LA VERA CAUSA DELLA PERICOLOSITÁ DEI CELLULARI ED IL MODO DI EVITARLA

Riassunto

Da molti anni vengono condotti studi sull’ipotesi che l’uso prolungato dei cellulari possa risultare dannoso alla salute. I risultati di queste ricerche sono contradditori; d’altronde non potrebbe essere altrimenti, giacché l’aumento degli smart-phone ha determinato colossali sviluppi economici del settore.
È infatti lecito pensare che, dove ci sono grandi interessi economici da difendere, c’è anche la possibilità che i giudizi a loro favore siano il risultato di corruzione.
La mia opinione invece è dimostrabilmente libera da condizionamenti economici e, soprattutto, è supportata da attinenze poliedriche che si verificano tra di esse.
Il risultato delle mie indagini è il seguente.
L’origine dei danni alla salute che alcuni attribuiscono all’uso dei cellulari non sta in ipotetiche radiazioni elettromagnetiche, bensì nel fatto che la sorgente sonora (micro-altoparlanti) è troppo vicina alla superficie della testa; specificatamente, è troppo vicina al canale auricolare delle orecchie.
A seguito di ciò, il suono viene percepito dall’organismo umano come un nemico che ha superato le sue distanze di sicurezza rispetto alle ostilità ambientali.
È come se, all’interno di un castello fortificato, si rilevassero tracce della presenza di un nemico che si riteneva collocato all’esterno del castello. Si creerebbe cioè un panico irrazionale che impedirebbe il normale svolgimento delle attività vitali ed il rispetto delle gerarchie; si creerebbe conseguentemente l’autodistruzione in senso ampio.


Il significato del suono

Ciò premesso, per rispetto del lettore (che non ritengo corretto tenere "in sospeso" come avviene con la lettura dei libri polizieschi o come avviene con i film thriller), passiamo ad esaminare i fatti che hanno portato alla sopra citata conclusione.
Innanzi tutto va considerato che l’essere umano, come qualsiasi animale, vive in  un Ambiente che è il suo antagonista, il suo limite: l’Ambiente è tutto ciò che sta all’esterno della superficie delimitante il corpo umano. Un Ambiente che l’individuo deve rendere amico e benevolo, con il proprio comportamento e con l’esternazione delle proprie capacità di violenza.
Riferendoci all’esempio esposto nel Riassunto, si hanno pertanto due cose: "il castello" (l’individuo) e "ciò che è al di fuori del castello" (l’ambiente).
Da un equilibrio tra le volontà, ostili e reciproche delle due parti, deriva il mantenimento del benessere e della vita di entrambe.
Una delle caratteristiche principali che deve avere qualsiasi generico castello è la sua possibilità di avere torri o terrazze, ovvero luoghi elevati dai quali poter guardare all’esterno del castello in zone che siano le più lontane possibili.
Ciò consente infatti di poter rilevare nemici in avvicinamento al fine di organizzare difese contro le eventuali aggressioni, implicite nell’avvicinamento di un qualsiasi nemico.
La Vista è dunque il senso che consente all’individuo (castello) di rilevare il pericolo ambientale con molto anticipo.
Un pericolo che, tuttavia, la vista suggerisce come possibile, ma che essa non può quantificare se non indirettamente, avvalendosi di nozioni memorizzate.
Ciò che costituisce pericolo per la vita dell’individuo non è l’immagine: tutto ciò che vediamo è infatti sempre bidimensionale e perciò irreale, come le immagini televisive o cinematografiche.
Ciò che potrebbe costituire pericolo per la nostra esistenza è solo ciò che è capace di violare la nostra identità: ovvero la superficie esterna del nostro corpo. Essendo tale corpo fatto di materia solida, può costituire un pericolo per esso soltanto cose che possiedano un’altra materia anche più solida del corpo dell’individuo: un pugno che deformi il corpo, la lama di un coltello che invada il corpo, un proiettile di pistola che distrugga tutto ciò che incontra trapassando il corpo.
Materia, dunque! Solidità dei corpi! Loro attitudine a violare, a deformare, a distruggere l’ordine cellulare ed organico delle parti costitutive il corpo vitale o biologico.
Quale è la proprietà fondamentale della Materia dell’Universo? Quella di avere una sua forma tridimensionale.
Una forma tridimensionale che è la stessa possibilità esistenziale: il corpo è la forma che esso possiede e che è capace di possedere con continuità nel tempo che passa. Una forma tridimensionale che deve possedere una capacità di mantenersi inalterata.
Ovvero che deve potersi ripristinare a seguito di una possibile violenza ambientale.
Tale "ripristinarsi" è di fatto la definizione del concetto di "elasticità". Se tendiamo una molla, modifichiamo la sua forma: se dopo averla rilasciata la molla riacquista la sua forma, tale molla continua ad esistere "come molla" proprio perché ha saputo esprimere una reazione elastica alla nostra sollecitazione.
Se la citata molla non ritorna più alla sua forma iniziale, essa non è più una molla; essa è diventata un altro corpo che è meccanicamente "snervato", inutilizzabile, morto. La molla inizialmente considerata non esiste più.
Questo esempio, serve a capire come i concetti alla base della vita siano universali; il difficile è individuarli.
Dico "difficile" non per dire che sono stato bravo ad individuarli, bensì per dire che: "fino a quando non si hanno a disposizione riferimenti universali, i fenomeni della vita rimangono misteriosi: essi rimangono fattori generatori di caos ideologico".
A questo punto qualcuno potrebbe giustamente chiedersi dove sta la pertinenza dell’Elasticità Universale con le malattie create dai cellulari.
Pertanto, rispondo che tale proprietà dell’elasticità dei corpi (ovvero della loro capacità di riacquistare la loro forma dopo aver subito forze esterne deformanti) è pertinente, perché indispensabile nella generazione delle onde sonore.
Lo si può capire considerando che, qualsiasi cosa che produca rumore, lo fa perché ha esercitato una reazione elastica ad una sollecitazione deformante esterna.
Vediamo infatti che un tamburo emette il suo tipico suono, perché una mazza ha colpito la sua pelle tesa deformando la sua planarità e consentendo a tale pelle di riacquisire la sua forma iniziale piana e tesa. In questa deformazione elastica si è avuto un particolare fenomeno: lo spostamento della massa d’aria che era a contatto della pelle del tamburo che aveva subito la deformazione.
Poiché tale spostamento elastico della pelle si è svolto in un certo tempo, in tale tempo si è avuta una pressione della citata aria, poi una depressione di essa, poi di nuovo una pressione ed una depressione, fino a quando gli attriti interni della materia costitutiva della pelle hanno dissipato (smorzato) l’energia cinetica deformante, inizialmente ricevuta dalla mazza battente o deformatrice.
Benché in forma complicata, tale discorso ha descritto correttamente come si genera un’onda sonora. Ovvero, ha posto in evidenza che, qualsiasi suono, necessita di una violenza deformatrice (lo scontro tra la mazza e la pelle del tamburo) su un corpo che sia capace di reagire fino a ripristinare la sua essenza vitale (la planarità della pelle tesa).
Inoltre, ha posto in evidenza che tale suono si propaga nello spazio circostante il "luogo della lotta" mediante lo spostamento elastico di un’altra massa adiacente. Nel caso del tamburo tale massa adiacente è l’aria ma, in altre situazioni, potrebbero intervenire altri tipi di massa: è infatti notorio che i suoni si trasmettono anche mediante
l’acqua (i sonar funzionano per questa proprietà).
Resta il fatto che, tali mezzi di trasmissione del suono (cioè della violenza deformante iniziale su una massa elastica) devono essere materiali. Se colpissimo una campana in un luogo senza aria, essa non emetterebbe alcun suono, proprio perché le oscillazioni elastiche del bronzo della campana non muoverebbero niente, perché non c’è niente a contatto della campana.
In conclusione, la percezione di qualsiasi onda sonora SIGNIFICA per il corpo umano che, nelle vicinanze, c’è QUALCOSA DI MATERIALE CHE HA SUBÍTO UNA DEFORMAZIONE VIOLENTA E DISTRUTTIVA DA PARTE DI UN SOGGETTO PRESENTE NELL’AMBIENTE IN CUI È POSTO LO STESO INDIVIDUO CHE HA SENTITO IL SUONO.
Il suono (a differenza dell’immagine) è SEMPRE l’espressione di una SOLIDITÁ MATERIALE che l’ha generato reagendo ad una VIOLENZA.
Ecco dunque che il SUONO È SEMPRE UNA POTENZIALE INDICAZIONE DELL’ESISTENZA DI UN PERICOLO.
Un pericolo che mette in stato di allerta la psiche degli esseri umani (animali in genere), al punto tale che il cervello interrompe le sue attività generiche per concentrare le sue risorse nella verifica che il suono percepito sia innocuo alla sua esistenza.
È infatti notorio che, il pensiero creativo richiede il silenzio proporzionalmente alla difficoltà della creazione voluta.
Più rumore "nuovo e misterioso" di fondo esiste, meno l’individuo è capace di ANALIZZARE RAZIONALMENTE l’insieme ambientale.
Per questa ragione, durante la pubblicità televisiva, ci sono sempre musichette, suoni strani, improvvisi, insignificanti e non pertinenti, che sono finalizzati a spegnere il cervello di chi guarda quella pubblicità, ed a fargli credere acriticamente ciò che gli viene proposto. Provate a togliere l’audio durante una promozione televisiva: sentirete il vostro il cervello risvegliarsi per analizzare ciò che la VISTA gli propone senza impegnarlo nell’analisi di suoni affaticanti (rincoglionenti….).


La propagazione delle onde sonore

A questo punto del discorso, siamo arrivati al concetto che le onde sonore catturano prioritariamente le funzioni del cervello, perché l’individuo ha rilevato nell’ambiente ELEMENTI MATERIALI, SOLIDI, DEFORMANTI, DISTRUTTORI, PERICOLOSI PER LA VITA (gli altoparlanti, tutto ciò che produce rumore).
Tale rilevamento è consentito in base alle onde sonore generate dai citati elementi materiali. Eccoci pertanto giunti al "nocciolo" della questione, ponendoci delle domande sul "come sono fatte le onde sonore".
Una risposta eloquente la otteniamo osservando un fenomeno simile a quello che genera le onde sonore.
Sostituiamo alla pelle di tamburo dell’esempio precedente, un qualsiasi specchio d’acqua (una vasca, la superficie del mare, eccetera), e sostituiamo la mazza battente del tamburo con un sasso gettato sulla superficie perfettamente piana di un’acqua immobile.
Vediamo in questo modo che, nel punto in cui il sasso cade sull’acqua, si formano tanti cerchi concentrici: tante onde d’acqua che si allontanano dal punto in cui è caduto il sasso e che…… più tali onde si allontanano da tale punto, più i cerchi della loro forma diventano grandi.
Nel senso che, da quanto è grande il cerchio, possiamo dedurre quanto è lontano il luogo in cui è stata generata tale onda che si estende. Chiunque sa, per propria esperienza personale, che tale onda si dilata: da un cerchietto piccolissimo essa diventa una circonferenza sempre più grande, seguita da altre circonferenze concentriche più piccole.
Ipotizzando che tali onde create dal sasso buttato nell’acqua si infrangano su una parete verticale (per esempio il bordo perpendicolare di una piscina), esse generano effetti che sono dovuti alla loro rotondità (diametro del cerchio) ed al loro rilievo (altezza sul livello dell’acqua).
Fermo restando che ogni onda è creata da una specifica penetrazione deformante delle varie zone della forma del sasso e dell’energia cinetica variabile posseduta da tale sasso durante la sua immersione, possiamo cogliere dal fenomeno il suo aspetto saliente. Un aspetto riferibile appunto alla grandezza del cerchio, in quanto direttamente proporzionale alla distanza, e quindi al tempo passato dal momento dell’impatto nell’acqua.
In base a ciò, la citata parete verticale potrà "dire" quanto è distante il luogo dove è caduto il sasso, proporzionalmente a quanto è grande il cerchio dell’onda che ha investito tale parete. Più le onde sono di grande diametro, più tale luogo è lontano e quindi più è lontana la potenziale fonte di pericolo.
Con questa capacità di rilevamento delle distanze, normalmente l’organismo animale individua tali sorgenti di rumore sempre adeguatamente lontane da esso-organismo (uomo), cosicché può continuare a svolgere le sue attività vitali in modo proficuo e sereno.
Ma se, ipoteticamente, l’organismo dovesse rilevare un’onda con una rotondità espressiva di un diametro minimo, cosa significherebbe?
Significherebbe la presenza di un pericolo "troppo vicino", anche in senso temporale. Se poi tale sorgente di pericolo (rumore) fosse addirittura DENTRO la superficie teorica che delimita il corpo umano, che significati avrebbe? Semplice: "Il nemico è già dentro il castello, non si ha più tempo per organizzare delle difese contro di esso".
Da tale fatto deriva la creazione di una situazione di vita precaria, involutiva, tendente al malessere, alla distruzione.
Quella distruzione creata dalle malattie inguaribili, dall’ansia disperata: non solo otiti e tumori, ma anche malattie cardiache e tutte le altre innumerevoli malattie conseguenti a stati di inferiorità esistenziale. Non si dimentichi il fatto che la Scienza Medica non conosce la causa-prima di nessuna malattia.

Eccoci dunque alla seguente conclusione: i cellulari sono innocui dal punto di vista delle loro emissioni elettromagnetiche; essi sono invece pericolosi per le conseguenze psico-somatiche derivanti dalla percezione di suoni generati in luoghi troppo vicini o addirittura interni all’orecchio.
Per le ragioni sopra specificate, si deduce che i cellulari e gli altoparlanti vanno tenuti lontani dalle orecchie il più possibile.
Per le stesse ragioni, è dunque ovvio che sono pericolosi anche gli effetti che possono derivare dalle tipiche cuffiette INTRODOTTE dentro i canali auricolari. Anche se la musica che si sente è rilassante, è allegra, è piacevole non vi illudete! È un tarlo che vi rovinerà la salute in modi che non sono neanche immaginabili giacché, ribadisco, la Medicina non conosce la causa prima di NESSUNA MALATTIA. Va tuttavia rilevato che l’impiego di cellulari e degli auricolari dipende generalmente da un altro male profondo ed invisibile dell’umanità. Tale ulteriore male è il bisogno di essere amati; è il bisogno di essere alla moda; è il bisogno di fare tutto ciò che la Società stabilisce idoneo a farci credere belli, bravi, intelligenti, moderni.
Tutte quelle cose che fanno bene alla Società, ma non certo al singolo individuo.
Un individuo che non considera mai il fatto che si nasce da soli, che ci si illude di vivere, e che poi si muore sempre da soli.


La localizzazione consentita dalle onde

Prima di giungere alla conclusione del discorso, penso che sia opportuno capire di cosa si parla quando si parla delle radiazioni dei cellulari o degli auricolari.
Le radiazioni elettromagnetiche dei cellulari sono onde radio migliaia di volte più deboli della luce del sole con cui ci si abbronza; il corpo umano è una centrale elettrica percorsa da ogni genere di corrente (basti pensare ai cardiogrammi, agli elettroencefalogrammi: semplice misurazione delle correnti che passano nella pelle).
Siamo immersi in tempeste di onde elettromagnetiche di ogni genere e nessuno ce le evita.
Io sono lo scopritore del fatto che l’energia psichica è l’energia complementare dell’energia elettromagnetica, cosicché qualsiasi aumento di elettricità e di magnetismo nuoce alla vita. Ciò significa che non sono certo una persona che considera innocui i fenomeni elettromagnetici: io invito semplicemente a non allarmarsi per pericoli trascurabili. Il pericolo maggiore è costituito dalla televisione, a causa del suo immenso potere di guidare le masse in direzioni sbagliate, finalizzate solo a rendere incosciente e compatto il gregge.
Considerando quanto finora detto, immaginiamo ciò che succede quando un individuo sente un rumore, un suono qualsiasi da un luogo qualsiasi che non sia esattamente frontale, né esattamente sullo stesso piano orizzontale delle orecchie.
Per esempio, come illustrato dalla seguente FIGURA 1, in cui è schematizzata una testa ovale con il suo orecchio destro D, il suo orecchio sinistro S ed un punto P generatore di un rumore R collocato alla sinistra dell’individuo schematicamente illustrato e comprendente due direzioni di propagazione R1 e R2 (grandi frecce scure).


Supponiamo che il citato rumore R consista in un colpo, come quello di una penna che sbatta sul tavolo. Per giungere alle due orecchie D e S dell’individuo, tale rumore deve percorrere nel verso delle due frecce disegnate due distanze. Tali distanze sono espresse da una linea più corta C ed un’altra linea più lunga L, aventi la stessa origine nel punto D.
In tale situazione, le onde sonore emesse dal punto P, siccome viaggiano alla "velocità del suono nell’aria" (che è di 340 metri al secondo = 1224 chilometri all’ora), percorreranno le due lunghezze differenti C e L impiegando tempi diversi.
Nel senso che il citato rumore prima investirà l’orecchio S e poi, dopo una frazione di secondo, investirà anche l’orecchio destro D.
Siccome le due orecchie D e S sono distanti tra loro di una entità T dovuta alla larghezza della testa, di fatto l’individuo ha a disposizione tre lunghezze T, C, L, le quali formano un triangolo scaleno. La lunghezza L è maggiore della lunghezza C di una quantità che è deducibile dal maggiore tempo impiegato; la lunghezza T è ben conosciuta dall’organismo in quanto costitutiva di esso ed è costante.
In base a tali dati, risulta da calcoli trigonometrici anche l’angolo
α (alfa) che le due linee L e C formano tra di esse.
Oltre a ciò, l’onda sonora del rumore R1 che investe l’orecchio S è differente dall’onda sonora del rumore R2 che investe l’orecchio D. Per le ragioni già citate, l’onda che colpisce l’orecchio S possiede un cerchio di propagazione s che ha un raggio rs più piccolo del raggio rd del cerchio di propagazione d.
Inoltre, l’onda materiale che colpisce l’orecchio S (non visibile dal disegno) ha un’altezza maggiore dell’altezza dell’onda materiale che colpisce l’orecchio D. Per una semplice ragione: qualsiasi onda generata, si sposta sempre centrifugamente fino ad appiattirsi.
È eloquente l’esempio del sasso gettato sulla superficie piana dell’acqua: esso forma un’onda che, dopo una decina di metri, non c’è più. Infatti, l’energia cinetica iniziale che sollevava l’acqua si è esaurita costruendo le onde: cosicché, oltre una certa distanza dalla sorgente, l’onda non esiste più.
In base a questi notori elementi fisici, l’individuo dell’esempio può capire (i calcoli li fa il cervello….) dove si trova il punto P da cui proviene il pericolo (ricordarsi il concetto che il suono è sempre generato da una deformazione violenta di un elemento materiale).
Conseguentemente, egli può concentrare su di tale punto P anche i suoi ulteriori sensi, per conoscere la pericolosità che esso potrebbe rivestire. In questo modo, l’individuo agisce con modalità che il suo organismo ha stabilito funzionali per farlo continuare a vivere.
A questo punto del discorso si può capire perché i cellulari, ma ancor più gli auricolari collocati all’interno del condotto uditivo, sono teoricamente dannosi.
Essi impediscono all’individuo di disporre delle distanze C e L per localizzare le potenziali fonti di pericolo (generatori di suono, micro-altoparlanti).
L’individuo percepisce cerchi di propagazione piccolissimi perché il suono, generato vicino alle orecchie o dentro di esse, si propaga per pochissimi millimetri: vedasi gli archi di cerchio concentrici presenti nella figura.
Proporzionalmente alla vicinanza della sorgente P del suono, l’individuo percepisce inoltre onde sonore di ampiezza (altezza) massima, ovvero di massima "spigolosità" (rispetto alla planarità di un’onda inesistente o generata da distanza infinita).
Ecco pertanto che egli percepisce il "pericolo P" come già presente all’interno del suo corpo e contro il quale non può organizzare difese esistenziali.
Vivere in una condizione psicologica del genere, significa sottrarre all’organismo quei mezzi che egli aveva ritenuto evolutivamente necessari per difendere la sua vita.
Significa cioè sottrargli risorse esistenziali che creeranno istinti di morte a vari organi, e progressivamente all’intero organismo.


Conclusioni
La pericolosità dei cellulari non è costituita dai loro congegni elettronici, bensì dal suono che essi producono, perché tale suono ha la sua sorgente (altoparlanti) troppo vicina alla membrana dell’orecchio.
È ovvio che se si tengono lontani dal corpo gli smartphone e gli auricolari per allontanare la loro sorgente di rumore si allontana anche la sorgente delle loro radiazioni elettromagnetiche, cosicché tenere lontani dalle orecchie tali generatori di suono (micro-altoparlanti) è sempre un fatto positivo o benefico.

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