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45.
RUSSARE, STARNUTIRE, SCOREGGIARE, RUTTARE: TUTTA SALUTE!


Riassunto

"Essere o non essere?" Come diceva Shakespeare, questo è il problema.
La scelta tra queste due condizioni è incerta. Tale incertezza è la stessa che regola anche la vita elementare delle cellule, degli organi del corpo umano: in bilico tra il mondo reale dell’esistenza ed un mondo della non-esistenza.
L’individuo vive perché egli percepisce la realtà tridimensionale della materia.
La materia costituisce, pertanto, ciò che crea la realtà esistenziale.
Finché l’individuo percepisce la materia, egli è vivo.
Meno percepisce la materia, più l’individuo scivola in un mondo evanescente che porta al suo dissolvimento: fino ad un mondo irreale, di sogno, di nulla, di morte.
Per percepire la materia, l’individuo si avvale particolarmente delle vibrazioni che essa esprime.
Il modo ideale di trasmettere tali vibrazioni ad ogni parte del corpo, per consentire ad ognuna di esse di appurare la propria esistenza, è quello di utilizzare i suoni.
Pertanto, la generazione dei rumori da parte dell’organismo è sempre finalizzata al mantenimento della vita. Più la vita è in pericolo, più si ha la generazione di suoni: proporzionalmente alla volontà di ripristinare la salute, di consolidare la vita

Il conscio e l’inconscio: due semi – individui

I rumori emessi dal corpo umano sono sempre una necessità di vita: anche quando sono urla di dolore, anche quando sono gemiti da orgasmo sessuale.
I rumori del corpo derivano sempre da un pericolo di vita, derivano sempre da una necessità di visualizzare la realtà materiale ed evitare che essa svanisca nel silenzio e nella morte.
La vita è, notoriamente, un qualcosa di assurdo: è un sogno pauroso che la pietà dell’universo ci nasconde con le illusioni delle gioie e delle cose belle.
La vita è infatti percepita in modo soggettivo: ciascuno vive la propria vita, le proprie emozioni, la propria cognizione di esistere.
Ciò che costituisce la vita degli altri può essere conosciuto solo dagli altri, soggettivamente.
In tal senso la vita possiamo percepirla solo quando siamo vivi.
Mentre i vivi percepiscono la propria vita, i morti non possono percepire la morte, cosicché l’unica cosa che esiste è la vita; la morte, per ciascuno di noi che sta vivendo, non esiste.
La percezione della vita avviene solo mediante il nostro stato di veglia, o comunque quando siamo percepienti di emozioni fornite dal nostro essere svegli; oppure fornite dal nostro essere sognanti mentre si dorme.
Ogni essere umano è infatti costituito da due entità: l’entità cosciente basata sulla razionalità e sul mondo rivelato dai nostri sensi, e l’entità inconscia costitutiva di un altro "noi stessi" che vive in un mondo diverso, al quale non accedono i sensi razionali della veglia.
Una percezione cosciente della vita che, per questo stesso fatto, è strana.
Strana, perché l’individuo può vivere emozioni sia quando è sveglio, sia quando dorme.
L’individuo generico è pertanto considerabile formato da due semi-individui che vivono alternativamente: quando esiste uno, l’altro sparisce.
Si hanno cioè sia l’individuo cosciente, sveglio, sia l’individuo incosciente, dormiente.
Entrambi questi individui vivono indissolubilmente l’uno insieme all’altro. Nel senso che, se non c’è uno non c’è neanche l’altro, ma anche nel senso che essi si rivelano ad una coscienza comune solo in un modo esclusivo: tale coscienza comune è alimentata dai sensi durante la veglia ed è alimentata dai non-sensi durante i sogni. È un po’ come una coscienza che di giorno percepisce la realtà delle cose "luminose" che vede con gli occhi e di notte, nel buio assoluto, percepisce invece la realtà delle cose che gli è suggerita da altri sensi (udito, tatto, olfatto, gusto, telepatia).
Entrambi questi semi-individui coesistenti hanno bisogno di interagire con una realtà di riferimento esterna ad essi; questa realtà è da essi percepita, sentita con strumenti in comune costituiti dai sensi, da essi utilizzati selettivamente.

Analisi dei sensi
L’udito, il tatto, l’odorato, il gusto, la telepatia, sono quelli usati dall’individuo-inconscio posto al buio, con gli immancabili occhi chiusi che accompagnano il sonno; la vista è invece il senso che analizza la luce ed alimenta la razionalità, la veglia dell’individuo-conscio.
La realtà che tali due semi-individui percepiscono è la stessa, ma di essa a tali semi-individui interessano solo certi aspetti, che possono pertanto coinvolgere differentemente i citati sensi.
Al semi-individuo inconscio o dormiente infatti, non interessa l’aspetto visivo ed è per questo che si dorme ad occhi chiusi, al buio.
In merito a ciò, va osservato che i vari sensi operano con velocità che sono differenti: la luce ha infatti una velocità di 300.000.000 m/s. Il suono, invece, ha una velocità che nell’acqua è di circa 1460 m/s, e che nell’aria è anche più bassa, essendo di circa 344 m/s.
Ciò fa capire che, mentre si dorme, l’organismo non è teso al punto da cogliere variazioni dell’ambiente esterno che siano rapide. L’odorato, il tatto, il gusto, hanno velocità di percezione addirittura lentissime.
L’aspetto visivo della realtà percepita dal dormiente deriva da altre fonti.
Possiamo infatti sognare e percepire cose o personaggi con forme che non hanno attinenza con ciò che la luce della veglia potrebbe far vedere ai nostri occhi.
Per questo i nostri occhi devono essere chiusi: per "vedere" un mondo senza luce, in modo da non creare interferenze con la realtà di cui ha bisogno tale semi-individuo inconscio o dormiente.
Per tale semi-individuo inconscio dormiente, la realtà è quella che è percepita da esso e non quella che potrebbe essere teoricamente considerata dal semi-individuo cosciente determinato dalla razionalità e dalla veglia.

La differenza tra la vista e gli altri sensi
Questa proprietà consente di dare significati differenti ai sensi.
Si può distinguere i sensi tra quelli che necessitano della luce (cioè di fatto, soltanto la vista) e gli altri (tatto, odorato, gusto, udito, telepatia).
Il senso della vista è quello che deriva da una assorbimento, da parte dell’occhio, di una certa radiazione elettromagnetica, dotata di frequenze vibratorie variabili in uno specifico campo.
Il campo cioè dello spettro visibile che si estende dalla frequenza vibratoria determinante il violetto (frequenze maggiori determinano i raggi, appunto, ultra-violetti) alla minore frequenza vibratoria determinante il rosso (frequenze minori determinano i raggi , appunto, infra-rossi).
Poiché l’energia psichica è un’energia che è presente indissolubilmente come elemento complementare dell’energia elettromagnetica, ne consegue che, far ricevere dall’occhio un’energia elettromagnetica (la luce), significa anche far ricevere a tale occhio un’energia psichica, ovvero un’emanazione da parte dell’ambiente di "elementi vitali".
Quando l’individuo vede le cose, in pratica vede la vita di cui esse sono un’espressione.
Vita intesa come radiazione psichica conseguente ad un’emanazione di energia elettromagnetica relativa alla selettività di un processo evolutivo.
Ciò è quanto deducibile dal fatto che la luce fornisce all’occhio dell’individuo solo le radiazioni con frequenze che vengono riflesse dal corpo osservato.
Nel senso che se un oggetto viene visto dall’occhio come verde, è perché la superficie di quel corpo ha assorbito tutte le radiazioni che componevano quella certa luce bianca  tranne la radiazione relativa al colore verde.
A quelle radiazioni cioè che psichicamente erano interpretabili come "colore verde".
Quando si legge sui libri di Anatomia come è fatto l’occhio e come funziona, si trascura un piccolo dettaglio: la creazione mentale della coscienza di ciò che viene visto.
In altre parole viene descritto tutto ciò che è materiale, fino ad arrivare ad impulsi elettrici al cervello….ma non si sa come fa il cervello a creare il senso della realtà di quella certa cosa che l’occhio (l’apparato visivo) ci ha fatto vedere.
Il citato individuo doppio esiste, perché esiste una "realtà" con cui egli è alternativamente in rapporto con i suoi due semi-individui (conscio e inconscio) durante le due fasi della veglia e del sonno.
Nel senso che, tale individuo doppio, ha coscienza di esistere perché vede certe cose, sente certi suoni, percepisce certi odori, tocca certe cose.
La percezione con i comuni sensi (cinque, sei, sette….dipendentemente dalla vastità dell’analisi) di entità visive, sonore, materiali, crea nell’individuo la cognizione di una propria ATTIVITÁ , cosicché egli deduce di essere vivo: una deduzione utilizzata da entrambi i due semi-individui, essendo essi serviti da una coscienza comune. Per capire il significato di tale coscienza, differenziabile della differenza dei sensi che la alimentano, si pensi all’esempio di un oggetto parzialmente dipinto con vernici fosforescenti: quando è illuminato dalla luce bianca esso ha delle specifiche forme, mentre quando è illuminato con luce ultravioletta (lampada di Wood) avrà solo le altre forme ricoperte dalla vernice fosforescente.
La deduzione fatta dalla coscienza comune crea una sensazione intima che si chiude in sé stessa: nel senso che l’individuo sente di sentire ma non sente di essere reale.
L’individuo infatti non trae la realtà della propria esistenza dalla percezione di cose reali, ma percepisce la propria esistenza solo mediante impressioni psichiche, emozioni.
La realtà dell’esistenza dell’individuo può infatti essere astratta, creata solo da qualcosa che sia esterno all’individuo.
Anche considerando "l’essenza arcana" dell’anima, essa di fatto è una radiazione psichica immateriale complementare alla radiazione elettromagnetica dei raggi infrarossi che emette il corpo dell’individuo quando è caldo, cioè quando è vivo. Anche una usuale antenna elettromagnetica esterna che captasse tale radiazione, che ne definisse la peculiarità dello spettro, non potrebbe creare la realtà del corpo che ha tale emissione di calore, ma solo la sua capacità di emissione di un qualcosa che richiede un’interpretazione.
In ogni caso, comunque, è sempre indispensabile avere un’antenna esterna.
Ovvero, l’individuo ha bisogno che l’ambiente lo rilevi, perché è solo dal momento che l’ambiente vede o tocca l’individuo, l’individuo esiste e quindi può diventare reale.
Da ciò deriva l’esigenza degli uomini di apparire, di diventare famosi, di farsi conoscere, di diventare protagonisti: proprio perché qualcuno deve dire "quel certo individuo esiste"….

Il suono quale indicatore della pericolosa presenza di un ambiente materiale
In ogni caso, tra gli strumenti di rilevamento con cui i due citati semi-individui, inscindibili e complementari, deducono come sia fatta la loro realtà esterna, vi è quello che è preposto a rilevare le vibrazioni sonore, il rumore.
Il rumore, il suono, è sempre costituito dal movimento di un elemento materiale.
Tale elemento materiale è quello che consente di muovere con onde di pressione ciò che è a contatto di esso e che consente, pertanto, anche di determinare la propagazione delle onde sonore. I suoni che vengono normalmente percepiti sono costituiti dall’aria che vibra; cioè che viene fatta vibrare, che viene mossa alternativamente da un oggetto solido: la pelle di un tamburo, la corda tesa di una chitarra, l’ancia di un sassofono, la vibrazione del labbro con cui il trombettista fa la "pernacchia" nel bocchino della tromba (una pernacchia che viene poi trasformata dalle sottili pareti di ottone delle tubazioni della tromba).
Dove c’è un suono, c’è sempre un movimento rapido, vibrante, di qualcosa di materiale: gli stessi altoparlanti sono generalmente costituiti da membrane coniche fatte con un cartone speciale; più la frequenza sonora è bassa più è agevole lo spostamento ciclico delle masse materiali per effetto della universale legge dell’inerzia.
Sentendo un suono, dunque, l’individuo deduce inconsapevolmente l’esistenza di un qualcosa di solido che, pertanto, ha un volume tridimensionale e, quindi, le tre dimensioni spaziali attestanti la realtà, l’esistenza della nostra vita intesa come pericoloso confronto con l’ambiente antagonista.
Perdere il senso della realtà, perdere la coscienza del mondo materiale significa, per contro, perdere il senso dell’esistenza: significa la morte.

Proprietà dei due semi-individui cosciente ed inconsciente
Da quanto finora detto si ha dunque che l’essere umano è costituito da due semi-individui.
Uno è quello che si occupa delle cose materiali, razionali, che considera reali, che gli dànno la cognizione di esistere.
L’altro semi-individuo è quello che si occupa di un altro mondo; di un mondo speciale in cui non esiste la coscienza razionale, né la percezione di un mondo-esterno affidata ai sensi; esiste cioè un mondo-interno dell’individuo, complementare al quel tipico mondo-esterno che sta nello spazio che avvolge la superficie del suo corpo; quel tipico mondo-esterno che si irradia centrifugamente dal corpo materiale e che costituisce le cose esterne, quelle lontane dal limite materiale espresso dalla superficie del citato corpo.
In pratica esistono per l’individuo due mondi: un mondo esterno al corpo ed un mondo interno al corpo; due mondi connessi ai due citati semi-individui, conscio e inconscio.
Il mondo esterno dà al semi-individuo conscio la cognizione esistenziale che gli deriva dalla percezione razionale della tridimensionalità spaziale, mediante la materialità connessa a ciò che viene percepito dai sensi.
Il mondo interno fornisce invece al semi-individuo inconscio meno certezze sul fatto che esista una realtà giustificante le sue attività svolte "alla cieca", sulla fiducia che esso individuo-inconscio ha nei riguardi delle informazioni che gli vengono fornite dal semi-individuo conscio in merito al mondo esterno.
Per questo fatto, tale mondo interno (che è poi la materialità dell’individuo stesso, cioè il suo corpo) può aver bisogno di conferme sull’esistenza o meno di un mondo reale (quello della vita) per il quale far lavorare le sue cellule nell’ambito dei notori apparato digerente, apparato circolatorio, apparato respiratorio, eccetera.
Il semi-individuo interno, infatti, non opera in base alla percezione di una realtà tridimensionale, giacché opera nel sonno, e pertanto non ha coscienza di ciò che sta attorno all’individuo.
Tutte le funzioni fisiologiche della vita avvengono infatti in modo automatico, inconsapevole, senza alcun intervento volontario o razionale.
L’intervento volontario è assolutamente marginale e comunque mai indispensabile; cioè, come dimostrato dal fatto che, mentre l’individuo dorme egli è immobile, non sente, non vede, non ragiona, non fa niente, appunto.
Tale individuo è quello che è stato precedentemente definito semi-individuo esterno o razionale.
Il semi-individuo che invece fa tutto, è quello interno, dove si ha il mondo delle infinite cellule vitali organizzate e differenziate tra di esse, ognuna delle quali interagisce con un AMBIENTE che non è, neanche lontanamente, paragonabile all’ambiente contrapposto all’individuo inteso nella sua interezza o unitarietà.
In ultima analisi, tale dualismo dell’individuo è una diversificazione dei ruoli, una specializzazione delle funzioni. Funzioni che sono finalizzate a conferire sia capacità di lotta vittoriosa del semi-individuo razionale e vigile nei riguardi dell’ambiente esterno, sia capacità di strutturare ed organizzare tra di esse tutte le cellule costitutive del corpo, ognuna in rapporto con il proprio micro-ambiente composto dall’insieme delle cellule che la attorniano.
Questo dualismo non ha delimitazioni rigide, bensì elastiche; nel senso che, pur essendo la respirazione un processo affidato al semi-individuo interno, ciò non esclude che il semi-individuo esterno possa imporre coscientemente uno specifico ritmo respiratorio differente da quello spontaneo.
Si può dire, cioè, che l’individuo globale trae la sua esistenza dal superamento di due pericoli: il pericolo costituito da ciò che sta all’esterno (per esempio altri individui che potrebbero esercitare violenza fisica con le armi), ed il pericolo costituito da ciò che sta all’interno e derivante da una disorganizzazione patologica del suo corpo biologico.
I pericoli esterni possono essere generalmente controllati con apposite difese razionali: le armi, oppure la fuga.
I pericoli interni sono invece non controllabili: per esempio, basti pensare all’insorgere di un cancro, oppure ad una colica renale; tali pericoli interni derivano infatti da un funzionamento inadeguato dell’organismo, ovvero da una errata distribuzione delle risorse fra le cellule o organi costitutivi del corpo.
Le possibilità di ripristinare la salute nel proprio corpo non può essere tratta dall’imporre ad esso un ordine perentorio di guarigione.

La necessità di aumentare i segnali di pericolo
Da queste considerazioni si può dedurre che il semi-individuo interno, o non accessibile alla coscienza, o inconscio, può richiedere fattori sensoriali di integrazione alle informazioni normalmente ricevute dal semi-individuo esterno.
In altre parole, il semi-individuo interno potrebbe trovarsi in situazioni interne che rendano difficile un funzionamento fruttuoso, organico, funzionale al mantenimento della vita: cibi non digeribili, apparato circolatorio in potenziali condizioni da infarto, eccetera.
Tutto ciò, ovviamente, mentre il semi-individuo razionale dorme e non è in grado pertanto di esercitare alcuna positiva influenza razionale.
In tali condizioni, il semi-individuo inconscio potrebbe avere bisogno di un "riferimento di vita"; potrebbe avere bisogno di far capire alle sue cellule o apparati biologici che esiste una vita da mantenere, da consolidare e tale da giustificare e coordinare il loro funzionamento.
È un po’ come un esercito in cui non ci fossero più comandanti in grado di dare ordini, di dire cosa fare e dove andare.
Sarebbe un esercito destinato ad essere sconfitto, a morire….
Ecco dunque che il corpo, espresso dal semi-individuo interno, necessita di un rafforzamento dei suoi usuali riferimenti funzionali.
Tale semi-individuo interno, o inconscio, non è completamente estraniato dall’esterno.
Ad esso manca principalmente la luce (si dorme ad occhi chiusi, al buio), ma è comunque informato sulla "realtà del mondo" mediante i suoni.
Per i motivi già esposti, i suoni consentono di dedurre che esiste una materia che li ha generati a seguito di una violenta deformazione elastica subìta da essa.
Inoltre, consentono di dedurre il tipo di materia che circonda "il ricevente".
Infatti, i suoni hanno una velocità di propagazione che è differente per differenti tipi di materia (aria, acqua, legno, carne, eccetera) in cui essa avviene.
Inoltre, i suoni si propagano ad onde concentriche che, proporzionalmente al loro raggio, consentono di stabilire la lontananza della sorgente.
Ciò premesso, il semi-individuo interno o inconscio ha una propria struttura funzionale idonea a creare rumori.
Per esempio, il passaggio dell’aria attraverso le cosiddette vie aeree (narici, bocca, trachea) sollecita elasticamente le pareti e produce i tipici rumori della respirazione (quelli che il medico ascolta con lo stetoscopio).
Altro esempio, il funzionamento del cuore ad impulsi per far circolare il sangue crea anch’esso dei rumori ciclici (il battito cardiaco).
Tutti questi rumori si trasmettono, in modi differenti, a tutta la massa materiale del corpo umano e fanno perciò vibrare tutte le cellule di esso: rassicurandole in questo modo che esse sono vive, che tutte stanno funzionando per il bene comune.
Come i rumori della respirazione e della circolazione sanguigna svolgono la loro funzione di "espressioni di una materialità e quindi di una realtà tridimensionale" finalizzata al corretto funzionamento dell’intero organismo, così altri rumori ausiliari possono svolgere funzioni altrettanto importanti per la salute e la vita dell’individuo.

RUTTI E SCOREGGE: allarmi dell’apparato digerente
Tra questi rumori ausiliari sono eloquenti le scoregge o peti o flatulenze (emissione di gas dall’intestino retto).
L’intestino è infatti un organo destinato all’assorbimento di sostanze (liquide, pastose) nutritive derivanti dalla digestione: se in tale intestino (budelli) vi sono gas in pressione, le pareti di esso vengono distanziate da tali sostanze, ostacolando così la loro assimilazione da parte dell’organismo.
Ecco pertanto che, per espletare le sue funzioni, l’intestino deve essere privato di tali gas qualora fossero generati al suo interno in quantità eccessiva.
Parallelamente a tali necessità, potrebbe sussistere una patologia dell’intestino superabile fornendo a cellule attinenti ad esso un ancoraggio ad una realtà esistenziale in via di smarrimento.
Ecco dunque che si produce l’esigenza di una scoreggia che, in quanto vibrazione, informa le parti interessate di un successo di vita, di una vantaggiosa acquisizione di realtà tridimensionali mediante le vibrazioni materiali provocate dal suono della scoreggia: un suono dalla cui acutezza l’organismo (e l’ambiente esterno) trae l’informazione di quanto è rilassato lo sfintere anale.
Un discorso analogo vale per i rutti, suoni emessi tipicamente dopo aver bevuto bevande gassate (per esempio, birra).
Infatti, i processi digestivi che avvengono nello stomaco devono avvenire tra sostanze a contatto tra di esse. Un contatto che viene ostacolato proporzionalmente alla presenza di gas separatori inglobati nella massa liquida o pastosa (bolo alimentare), anche in considerazione del fatto che i gas hanno una densità (quantità di materia) che è circa mille volte inferiore alla densità del cibo in elaborazione.
Ecco dunque la necessità da parte dell’organismo di espellere tali gas ostativi mediante la tipica vibrante sonorità di un rutto.
Un rumore che è sinonimo di maleducazione per chi lo sente, ma che è invece sinonimo di benessere per chi lo produce.
Un benessere derivante appunto dalla forte vibrazione della massa materiale del corpo creata dal citato suono: una vibrazione benefica proprio per il suo significato di attestazione di una realtà tridimensionale alla quale è connesso il senso dell’esistenza per il corpo.

Allarmi dell’apparato respiratorio e circolatorio
Di importanza addirittura enorme è, poi, il suono emesso dal russare.
Tale suono, attuativo di potenti vibrazioni materiali è infatti necessario a tutto il corpo "affinché si dia dal fare al massimo" per mantenere in vita l’individuo.
Il russare, infatti, è tipico di persone in età avanzata; un’età dove l’esistere ed il non-esistere sono due possibilità incerte e dove, pertanto, è più necessario fornire al corpo un ancoraggio alla realtà. Un ancoraggio che avvenga prima che le difficoltà create dalle malattie senili facciano scivolare il corpo nella non-realtà della morte: una non-esistenza creata dall’assenza di percezione della tridimensionalità spaziale (connessa alla solidità delle cose e, quindi, alla loro capacità di movimento espressa dalle vibrazioni rumorose).
Tutti i rumori del corpo, dunque, sono sempre un qualcosa di utile. In certi casi, sono un qualcosa addirittura necessario per guarire da una malattia, o da un malessere anche psicologico: la tosse, per esempio, che sorge in certe situazioni di disagio nei rapporti interpersonali, per impietosire l’ambiente.
Ma l’apoteosi dei rumori corporei è raggiunta dallo starnuto: la sua violenza è sempre una sublime sferzata di vita, è un brindisi euforico, un urrà alla vita.
Non a caso, dopo un nostro "Etcì", chi ci vuole bene aggiunge: "Salute"!

Significato della maleducazione
Si potrebbe obbiettare che starnutire, ruttare, scoreggiare esprimano un comportamento maleducato, riprovevole.
Tuttavia, va considerato che l’individuo è un essere che è in un antagonismo con la società in cui vive espresso chiaramente dal proverbio latino "Mors tua vita mea": la tua sconfitta è la mia vittoria.
Viviamo in una società in cui la nostra ricchezza è proporzionale alla povertà degli altri; in cui la nostra bellezza è proporzionale alla bruttezza degli altri.
Prendere atto dalla sonorità di un rutto o di una scoreggia che il nostro prossimo "sta consolidando il suo benessere" non è un fatto gradevole: come tale, è stato dunque "codificato moralmente" come fatto anti-sociale verso il quale rivolgere l’ostilità collettiva.
Va dunque ben distinto quello che è un significato di positività per il singolo da ciò che il significato di benessere del singolo può costituire per la collettività.
Tra persone che si vogliono bene, un rutto o una scoreggia è semplicemente un modo di fare una risata insieme!

                                                                                                                                               
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