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68.
CAMBIAMENTI CLIMATICI E "SURRISCALDAMENTO" DELLA TERRA:
DUE PROBLEMI RISOLVIBILI FACILMENTE E SUBITO CON BOMBE AL METANO


RIASSUNTO


Questo metodo per modificare il clima consiste nel far esplodere alle quote opportune enormi quantità di metano e/o idrogeno, trasportati mediante gonfiaggio di speciali serbatoi aerostatici, preferibilmente vincolati al suolo.
Tali esplosioni sono finalizzate a creare schermi gassosi riduttori delle radiazioni solari se esse avvengono nelle zone inferiori della Stratosfera. Tali esplosioni sono invece finalizzate a creare alterazioni termiche nell’equilibrio degli uragani, atte a neutralizzarli deviandoli in zone disabitate o atte a ridurne l’energia distruttiva in vari modi, se avvengono alle altitudini della Troposfera.
Tali esplosioni avvengono utilizzando inneschi, collocati in ogni serbatoio gonfiato e comandati da terra; detti comandi avvengono preferibilmente mediante fili elettrici, implementanti una fune di guida e di frenatura della risalita dei serbatoi che è ancorata al suolo.



DESCRIZIONE dell’invenzione


CAMPO DELLA TECNICA        (Technical Field)

Questa invenzione consiste in un metodo per modificare il clima mediante esplosioni alle differenti altitudini ritenute idonee, o per ridurre il riscaldamento globale, oppure per variazioni meteorologiche zonali.



TECNICA NOTORIA    (Background Technique)

   Come è noto, la superficie della Terra sta subendo l’aumento di temperatura evidenziato dallo scioglimento dei ghiacciai polari, dei ghiacciai di alte vette montane, del Permafrost.
Tale aumento di temperatura si ritiene che sia responsabile anche di cambiamenti climatici planetari, evidenziati da fasi estreme creanti siccità, uragani e alluvioni di intensità anomale.
Tale aumento di temperatura lo si ritiene dovuto alle modificazioni della Troposfera, attuate dalle attività industriali umane e dalle deforestazioni.
In particolare, tale aumento della temperatura lo si ritiene dovuto ad un aumento della quantità di anidride carbonica creato dai due fatti seguenti: l’aumento dei processi di combustione attinenti le attività umane, e la riduzione di assorbimento dell’anidride carbonica da parte della vegetazione a causa dei disboscamenti.
Peraltro, si paragona l’atmosfera terrestre ad una grande serra che, con le sue vetrate, lascia passare la luce del sole, ma impedisce il ritorno all’esterno dei raggi infrarossi dotati di frequenze minori.
L’atmosfera terrestre contiene infatti vapore acqueo ed anidride carbonica: due gas che comunemente si ritiene svolgano un’azione paragonabile a quella svolta dai vetri delle serre e che, pertanto, sono chiamati gas-serra.
Più precisamente, si ritiene che tale effetto-serra sia dovuto ai seguenti fattori: per il 70% al vapore acqueo, per il 25% sia dovuto all’insieme anidride carbonica-metano, per il 5% sia dovuto all’azione di protossido di azoto, di clorofluorocarburi, di esafluoruro di zolfo, e di tanti altri gas presenti in quantità minori.
Per avere un ordine di grandezza, va notato che tali percentuali sono quelle dei gas costitutivi dell’atmosfera e che, in volume, questa è costituita per il 78% da azoto, per il 21% da ossigeno, e per il restante 1% dall’insieme di altri gas. Di tale restante 1%, il vapore acqueo costituisce lo 0,3% e l’anidride carbonica appena lo 0,03%. Data l’esiguità di tale quantità di anidride carbonica, soggetta peraltro a grandi differenze tra le varie zone della Terra, si è appositamente creata una stazione di misura di essa che è collocata su un’alta montagna delle Isole Hawaii che, per il suo isolamento, si ritiene che possa fornire valori di riferimento oggettivi.
A prescindere dalla correttezza di tali opinioni prevalenti, di fatto si ha che, nonostante gli impegni presi da nazioni di tutto il mondo oltre vent’anni fa (trattato di Rio de Janeiro del 1992), tuttora la temperatura della Terra continua ad aumentare esponenzialmente.
Nell’ultimo secolo è aumentata di circa 1°C, ma fonti autorevoli ritengono che nei prossimi trent’anni la temperatura della superficie terrestre aumenterà di 2°C.
Questi fatti inducono a pensare che gli interventi finora effettuati, e finalizzati a ridurre l’anidride carbonica, non siano in grado di determinare alcun miglioramento della situazione.
La programmata riduzione delle emissioni di anidride carbonica è problematica, anche perché affidata a nazioni molteplici; tali nazioni hanno infatti orientamenti politici ed economici che non sono influenzabili dagli impegni generici, che vengono ufficialmente presi nel corso di Convegni Mondiali sul Clima.
La riduzione dei gas-serra è difficilmente realizzabile per il seguente ulteriore motivo: costantemente, incendi naturali e/o dolosi coinvolgono annualmente territori di milioni di chilometri quadrati di foreste e praterie. Tali incendi, non solo eliminano le piante che dovrebbero assorbire l’anidride carbonica, ma generano addirittura incalcolabili quantità proprio di vapore acqueo ed anidride carbonica, ovvero di quei gas che si vorrebbe eliminare o ridurre.
È infatti indiscutibilmente appurato che le fiamme sono costituite da vapore acqueo ed anidride carbonica, essendo esse prodotte dalle reazioni di ossidazione del Carbonio e dell’Idrogeno: ovvero dai due elementi chimici costitutivi del petrolio, del legno, e della generalità delle cose che bruciano.
Evidenziate da quanto esposto le difficoltà di ridurre i principali gas-serra, è opportuno considerare i seguenti fatti generici.
Per esempio, è noto che per proteggersi dal sole ci si rifugia in zone ombrose; ovvero che, l’ombra e la sua frescura, derivano dal fatto che la radiazione solare è stata bloccata, assorbita, riflessa da uno schermo sovrastante.
L’utilizzazione di uno schermo diretto, che impedisca alle radiazioni solari di investire le zone che devono stare al fresco, costituisce dunque un fatto di innegabile efficacia; un fatto dimostrato dall’uso delle apposite tende, ovvero dall’uso di ombrelli para-sole.
Tuttavia è ovvio che, se realizzare un’ombra che sia protettiva per una persona è facile, realizzare un’ombra protettiva che sia estesa quanto una nazione o estesa addirittura a tutta la Terra è più difficile.



SCOPI DELL’INVENZIONE     (Object of Invention)

    Scopo della presente invenzione è quello di definire un metodo per ridurre il citato riscaldamento globale che non sia finalizzato a ridurre i gas-serra, giacché tale riduzione si è praticamente rivelata irrealizzabile o inefficace.
   Scopo della presente invenzione è pertanto quello di definire un metodo che sia idoneo alla riduzione della radiazione solare, la quale investe tutta la superficie terrestre e costituisce la fondamentale fonte di riscaldamento della Terra.
  Altro scopo è quello di definire un metodo, come sopra, che attui la citata riduzione dell’irraggiamento solare in modi che consentano una gradualità prestabilibile.
   Altro scopo è quello di definire un metodo, come sopra, che consenta la creazione di schermi protettivi che siano di efficacia notoriamente appurata e che possano essere differenziati in base alle necessità degli specifici territori.
   Altro scopo è quello di definire un metodo come sopra, che possa avvalersi di schermi protettivi che siano di consistenza gassosa, per poter rimanere sospesi nell’atmosfera ed essere idonei a coprire immense distese di territorio.
    Altro scopo è quello di definire un metodo, come sopra, che consenta la costruzione dei citati schermi di consistenza gassosa che consentano di aumentare l’umidità della Stratosfera.
    Altro scopo è quello di definire un metodo come sopra che consenta l’accesso a luoghi di posizionamento degli schermi gassosi che siano idonei a disperdere il calore da essi assorbito, senza alcuna sostanziale possibilità di irradiarlo sulla Terra.
  Altro scopo è quello di definire un metodo, come sopra, che consenta di collocare i citati gas-serra, costitutivi degli schermi gassosi, nelle quantità immense che sono necessarie per creare schermi idonei a proteggere grandi superfici della Terra.
    Altro scopo è quello di definire mezzi attuativi del metodo, di cui sopra, che siano reperibili con tecnologia e materiali notori in altri ambiti, atti a conferire grandi economicità realizzative.
   Altro scopo è quello di definire un metodo, come sopra, che possa essere usato per neutralizzare gli uragani e per creare utili modificazioni climatiche se impiegato a livelli idonei della Troposfera.



ASPETTI RIASSUNTIVI DELL’INVENZIONE (Summary of invention)

Questi ed altri scopi appariranno come raggiunti dalla lettura dalla descrizione dettagliata seguente, illustrante un metodo per modificare il clima consistente nel far esplodere, alle alte quote opportune, enormi quantità di metano e/o idrogeno trasportate mediante gonfiaggio di grandi e speciali serbatoi aerostatici cilindrici ad assetto verticale. Detta descrizione dettagliata illustra pure le caratteristiche di serbatoi gonfiabili aerostatici cilindrici, attuativi del metodo.
Le citate esplosioni sono finalizzate a creare schermi gassosi riduttori delle radiazioni solari se esse avvengono nelle zone inferiori della Stratosfera. Tali esplosioni sono invece finalizzate a creare alterazioni climatiche, mediante un apporto termico in situazioni meteorologiche ostili presenti in zone della Troposfera; detto apporto termico crea infatti un innalzamento della pressione barometrica che è idoneo a neutralizzare la pericolosità degli uragani e delle precipitazioni meteorologiche in genere.
Tali esplosioni di metano e/o idrogeno avvengono utilizzando inneschi che sono collocati in ogni serbatoio gonfiato e che sono comandati da terra. Detto comando degli inneschi avviene da terra, preferibilmente mediante fili elettrici. Tali fili elettrici sono implementanti una fune ancorata al suolo, la quale è preposta alla frenatura ed alla guida dei serbatoi durante la loro risalita, ad altitudini che siano idonee a creare gli effetti voluti mediante la combustione esplosiva del metano e/o idrogeno contenuto in essi.



DISEGNI (Drawings)

L’invenzione è illustrata, a titolo puramente esemplificativo ma non limitativo, dalle allegate tavole di disegno in cui:
-   la Fig. 1 mostra concettualmente una zona di territorio con montagne sovrastata dalla sua atmosfera, distinta come Troposfera e Stratosfera inferiore; in quest’ultima è schematicamente indicato un serbatoio gonfiabile cilindrico galleggiante;
-    la Fig. 2 mostra una vista longitudinale, anteriore o posteriore, di un serbatoio cilindrico gonfio ancorato al suolo;
-    le Figg. 3 e 4 mostrano due viste perpendicolari di un serbatoio gonfio di metano e/o idrogeno, disteso orizzontalmente e completamente vincolato al suolo, prima del suo rilascio ascensionale da cui acquisirà un assetto verticale;
-    la Fig. 5 mostra un peso rimovibile appoggiato al suolo per l’ancoraggio di cinghie o bande, preposte a sormontare il serbatoio quando è disteso orizzontalmente al suolo;
-  la Fig. 6 mostra un’estremità di un serbatoio tubolare prima della sua chiusura, per evidenziare l’introduzione in esso di un elemento costituente un dispositivo valvolare, impiegato per il suo riempimento con metano e/o idrogeno;
-   la Fig. 7 mostra una sezione diametrale di un dispositivo valvolare aperto, applicato perpendicolarmente ad una zona inferiore e posteriore dell’involucro costitutivo del serbatoio gonfiabile, ed abbinato ad un tubo di riempimento del serbatoio;
-   la Fig. 8 mostra il dispositivo valvolare di cui alla Fig. 7 privato del tubo di riempimento, sostituito da un congegno di innesco dello scoppio e da un tappo di chiusura del serbatoio gonfiabile; per maggiore chiarezza, in tale figura sono omessi i convenzionali tratteggi grafici di sezione già indicati nella Fig. 7;
-   la Fig. 9 mostra una fila verticale di serbatoi gonfiabili cilindrici ad assetto verticale congiunti tra di essi.



DESCRIZIONE DETTAGLIATA (Detailed description)

Con riferimento alla citata Fig. 1, un serbatoio gonfiabile 1 è posto al di sopra di una linea di demarcazione vaga 2 che separa una sottostante Troposfera 3 dalla parte inferiore di una sovrastante zona 4 di una parte inferiore della Stratosfera.
Notoriamente, tale linea non ha una collocazione precisa: nelle zone temperate generalmente la si considera posta ad un’altitudine di circa undici chilometri (diciotto chilometri all’Equatore, sei chilometri nelle regioni polari) rispetto al livello di un suolo 5. Oltre tali altitudini e fino ad un’altitudine di circa quaranta chilometri si ha la zona chiamata Stratosfera. La citata linea 2 potrebbe, di fatto, considerarsi rappresentativa del sottile strato di separazione chiamato Tropopausa, avente uno spessore variabile con la latitudine e le stagioni. Gli aspetti fondamentali di tali tre zone sono i seguenti. Nella Troposfera (fino ad un’altitudine di circa 11 Km) avvengono tutte le variazioni climatiche espresse da nubi 6, venti, fulmini, piogge, neve; inoltre, in essa volano aerei 7 ad uso civile (passeggeri, merci). Nella Tropopausa sono saltuariamente presenti "fiumi di aria" con velocità perfino oltre i 200 Km/h che si spostano, in latitudine ed in quota, per effetto delle stagioni. Tali fiumi di aria (noti anche come Jet Stream) sono presenti soprattutto dove si passa dalla Tropopausa tropicale alla Tropopausa sub-tropicale (correnti a getto sub-tropicali); inoltre, dove si passa dalla Tropopausa sub-tropicale alla Tropopausa Polare (correnti a getto polari). Queste proprietà della Tropopausa consentono una agevole rilevazione di tali perturbanti correnti a getto e, pertanto, la possibilità di evitarle.
Nella Stratosfera si ha invece uno spazio poco perturbato e sostanzialmente privo di venti e di vapore acqueo nonostante, ad un’altitudine di circa 24 km, possano aversi occasionali concentrazioni di vapore acqueo creanti le cosiddette Nubi Madreperlacee.
Nella sua zona di confine con la sottostante Troposfera, la Stratosfera ha una temperatura di -55°C fino a 20 km di altezza; da qui, la sua temperatura sale fino a circa 0°C in corrispondenza del suo limite superiore (40 km di altitudine), dove inizia la Stratopausa.
Tale regolarità dell’aumento di temperatura crea la disposizione a strati dell’aria, da cui è derivato il nome Stratosfera.
La presenza della sovrastante Ionosfera, in cui si ha la ionizzazione dell’Ossigeno bi-atomico, crea in essa la massima concentrazione di Ozono (Ossigeno tri-atomico).
Di fatto, fino alla sommità della Troposfera, la temperatura ambientale è soggetta a ridursi di circa 6 gradi centigradi ogni chilometro di risalita, cosicché negli strati inferiori della soprastante Stratosfera si hanno temperature gelide, anche di -50°C; inoltre, non si ha una presenza di vapore acqueo in quantità che riducano significativamente la radiazione termica solare.
In tale Fig. 1, il serbatoio gonfiabile 1 appare associato ad una fune di guida 8 che lo vincola ad un argano 9; tale argano (o cabestano) è preposto a mantenere il serbatoio in una zona che sia sovrastante, a frenare la sua risalita, oppure a richiamarlo al suolo in caso di eventuali necessità. A seguito dello scoppio per combustione del metano in esso contenuto, nella citata zona 4 della Stratosfera si ha la diffusione di vapore acqueo, anidride carbonica, Nero di Carbonio. L’insieme di questi tre elementi corpuscolari microscopici è graficamente illustrato mediante puntini neri costitutivi di uno schermo gassoso 10, che si ipotizza sia stato prodotto da un altro simile serbatoio esploso precedentemente in tale zona della Stratosfera. Tale esplosione è graficamente espressa da una diramazione radiale 18. Lo schermo gassoso 10 è preposto a ridurre l’intensità di una sovrastante radiazione solare che lo attraversi. Tale radiazione solare è simbolizzata mediante nove frecce 11 rivolte verso il basso. La citata riduzione dell’intensità della radiazione solare è concettualmente indicata da frecce 12, presenti al di sotto dello schermo gassoso 10 nel minor numero di tre frecce soltanto.
Uno schermo gassoso 10 che sia ideale per l’attuazione del metodo, di cui all’invenzione, è costituito dagli stessi elementi principali che, alle quote della Troposfera, sono responsabili del famoso effetto-serra: vapore acqueo ed anidride carbonica. Infatti, lo stesso comportamento ostacolante il loro attraversamento da parte dei raggi infrarossi emessi dalla superficie terrestre e rivolti verso l’alto, è presente anche nel verso opposto. Pertanto, anche i raggi solari stratosferici indicati dalle frecce 11, che dall’alto tenderebbero ad investire la superficie terrestre, posta in basso e rappresentata dal livello del suolo 5, verrebbero parzialmente privati della loro radiazione infrarossa riscaldante dai citati gas-serra, costitutivi dello schermo gassoso 10.
Inoltre, considerando che un effetto termico è generato anche dalle ulteriori frequenze, possedute dalla radiazione solare ed agenti su corpuscoli aerosol creati e/o trasportati dai serbatoi gonfiabili 1, ai citati effetti schermanti esercitati dal vapore acqueo e dall’anidride carbonica sui raggi infrarossi, si associano gli effetti termici ulteriori creati dalle più elevate frequenze delle onde luminose e ultraviolette.
Effetti termici che, svolgendosi nell’ambiente gelido (decine di gradi sotto-zero) tipico delle alte quote, vengono agevolmente dispersi prima che essi giungano sulla superficie terrestre. Il calore va infatti sempre nella direzione in cui le temperature sono più basse.
Per le stesse ragioni possono essere utilizzati corpuscoli aerosol espressi da Particolati che siano specifici per la riflessione e/o l’assorbimento della radiazione solare, intesa nella totalità delle frequenze possedute dalle sue onde elettromagnetiche.
Tale tipologia di schermo gassoso 10, costituito essenzialmente da vapore acqueo ed anidride carbonica, è facilmente realizzabile mediante la semplice combustione di idrocarburi, eventualmente implementati con carbone polverizzato.
Il problema della scelta, tra i molteplici idrocarburi esistenti, è stato risolto dall’invenzione utilizzando il Metano. Infatti, tale gas è un idrocarburo con peso specifico di 0,647 chilogrammi per metro cubo (a 20° C ed alla pressione di un bar), che è inferiore al peso specifico di 1, 205 chilogrammi per metro cubo posseduto dall’aria (nelle stesse condizioni). Tale leggerezza del metano consente così di risolvere il problema di come trasportarlo nella Stratosfera. Un problema connesso ovviamente alle quantità immense di metano da far esplodere, necessarie a creare il grande schermo gassoso 10 voluto. Tale schermo gassoso deve infatti essere dotato di una densità capace di esercitare un’azione ostativa nei riguardi della radiazione solare tendente ad attraversarlo. Inoltre, a tale schermo gassoso 10 potrebbe essere richiesta un’estensione addirittura superiore a quella della superfice terrestre, qualora tutte le nazioni del mondo fossero concordi nel creare uno schermo gassoso che fosse globale, anziché limitato a coprire solo le nazioni che sostengono i costi della sua realizzazione. Infatti, la sfera geometrica teorica, che in tal caso esso dovrebbe realizzare, avrebbe un diametro maggiore di quello della Terra.
Per la sua leggerezza, il metano può essere utilizzato per gonfiare aerostati; il metano può cioè gonfiare strutture che sono capaci di risalire per galleggiamento spontaneo nell’aria della Troposfera, fino a raggiungere le zone 4 o strati inferiori della Stratosfera.
Tali aerostati pieni di metano costituiscono, sostanzialmente, i citati enormi serbatoi gonfiabili 1 di cui all’invenzione. In questo modo, si ha la possibilità di utilizzare tali serbatoi anche per l’idrogeno.
Tale associazione del metano con l’idrogeno ha lo scopo di aumentare le spinte di galleggiamento nell’aria. Ciò consente di far risalire i serbatoi gonfiabili 1 alle velocità elevate che potrebbero essere richieste da esigenze particolari.
Per la loro concezione strutturale, tali serbatoi gonfiabili 1 possono contenere anche particolati aerosol specifici, per aumentare le proprietà riflettenti e/o assorbenti dello schermo gassoso 10 che verrà prodotto dalla combustione esplosiva del gas in essi contenuto.
Inoltre, va considerato che il metano è un importante gas-serra e che pertanto, nell’ipotesi di una sua incompleta combustione, esso andrebbe a rafforzare lo schermo gassoso in costruzione, associandosi al vapore acqueo ed all’anidride carbonica generati da una sua combustione perfetta.
Tale schermo gassoso 10 viene costruito direttamente nel suo luogo di utilizzazione, mediante combustione di tutto ciò che è contenuto all’ interno del serbatoio 1.
Poiché tale combustione avviene ad altitudini che, indicativamente, sono comprese tra i dieci ed i venti chilometri, dove l’ossigeno non è abbondante, essa consente spontaneamente di produrre un particolato noto come Nero di Carbonio (Carbon Black) o Nerofumo.
Il citato Nero di Carbonio consiste in corpuscoli microscopici di fuliggine nera che sono idonei ad assorbire nel modo eccellente voluto la radiazione solare, creando una vantaggiosa riduzione della luce e del calore che investe la Terra.
Una riduzione che è semplicemente proporzionata alla quantità di metano che viene bruciata nella stratosfera nel modo indicato dalla presente invenzione.
Ovviamente, tutto ciò è inteso nei termini infinitesimi in cui è espressa la massa degli atomi e delle molecole costitutive dello schermo gassoso 10 in argomento.
Quantità che non sono rilevabili dai sensi umani e che non creano oscuramento del cielo; quantità che sono rilevabili solo strumentalmente, ma sufficienti ad attuare la voluta riduzione di temperatura della superficie terrestre. Una riduzione che neutralizzi gli aumenti termici in atto, che sono globalmente (ovvero mediamente ed approssimativamente) circa mezzo grado centigrado all’anno.
Va inoltre considerato il vantaggio che, uno schermo gassoso 10 del tipo sopra illustrato, può avere un’estensione geografica prestabilita che è dipendente dal numero di serbatoi gonfiabili 1 fatti esplodere in una certa zona 4 della Stratosfera.
In merito ai citati serbatoi gonfiabili 1, benché essi siano concettualmente normali palloni aerostatici, il miglioramento delle loro caratteristiche deriva dalla specificità del loro impiego. Tale impiego consente una forma ed una costruzione che sono vantaggiosamente differenti da quelle dei comuni palloni aerostatici.
Tale differenziazione vantaggiosa della loro struttura è resa possibile dalla peculiarità della loro funzione di attuare il Metodo in argomento.
Detta funzione richiede infatti ai serbatoi gonfiabili una vita molto breve, nonché garanzie di affidabilità minime. Per queste ragioni, i serbatoi gonfiabili 1, di cui all’invenzione, potrebbero essere realizzati con semplici e poco costose pellicole di plastica usuali, commerciate in quantitativi molto grandi.
Peraltro, la produzione industriale di tali pellicole avviene mediante la creazione di enormi cilindri, estrusi dall’alto e tenuti gonfi da appositi flussi di aria soffiata dall’alto verso il basso.
Ciò significa che sono industrialmente offerti dal mercato grandi tubi flosci di plastica flessibile con pareti sottilissime, con i quali è possibile realizzare per gonfiaggio la cilindricità dei serbatoi 1 in argomento.
A titolo di esempio, tale plastica potrebbe essere scelta tra i vari tipi di polietilene molto diffusi sul mercato.
Peraltro, anche il problema della eventuale permeabilità parziale di certe materie plastiche alla piccolezza degli atomi di idrogeno, potrebbe non sussistere: proprio in ragione del fatto che i tempi di permanenza all’interno del serbatoio gonfiabile sono molto brevi e le pressioni interne estremamente esigue.
Infatti, se il serbatoio gonfiato 1 avesse una velocità di risalita verso la Stratosfera di 20 km/h, la vita operativa di tale serbatoio si protrarrebbe per un tempo inferiore ad un’ora.
Tuttavia, in merito ai citati serbatoi gonfiabili 1 con cui è attuabile il metodo di cui all’invenzione, va precisato che essi potrebbero essere flosci, semi-rigidi o rigidi, come qualsiasi dirigibile di tipo notorio.
Pertanto, essi potrebbero avere qualsiasi forma e la usuale molteplicità di materiali costruttivi adottati per la realizzazione di usuali dirigibili: per esempio, vari tipi di polietilene e di polipropilene (poliolefine), tessuti gommati, fluoruro di polivinilidene (Hylar o PVDF).
Infatti, ai citati serbatoi gonfiabili 1, di cui all’invenzione, è principalmente richiesta la sola idoneità ad essere gonfiati dal metano, al fine di acquisire volumi che consentano il galleggiamento di essi nell’aria, per poter risalire spontaneamente fino alla Stratosfera.
Tale idoneità può essere tratta, o migliorata, anche da una associazione in essi di quantitativi di idrogeno che riducano il peso specifico dell’insieme; ciò al fine di effettuare la risalita nella Stratosfera nei tempi più brevi che fossero ritenuti opportuni.
Ciò premesso, si ritiene che il metodo di cui all’invenzione possa essere attuato in un modo ideale da serbatoi gonfiabili dotati delle proprietà di seguito specificate, che consentono l’impiego di materiali comuni estremamente economici. Materiali ai quali è tuttavia richiesta anche la proprietà di bruciare facilmente e completamente, affinché nella Stratosfera essi lascino soltanto gas e non lascino cadere sulla Terra nessun frammento solido.
Ciò che è invece possibile che ricada al suolo, è solo la fune 8 di guida ascensionale frenata, la quale si stacca dal serbatoio 1 a seguito dello scoppio che annulla la materialità del serbatoio e che è indicato graficamente dalla diramazione radiale 18 di simbolici puntini.
In merito a ciò, va tuttavia osservato che tale fune 8 ricade immediatamente su sé stessa, ovvero nel luogo da cui il serbatoio è partito verso l’alto, come indicato dalla linea sinuosa 13..
Con particolare riferimento alle figure 2,3,4,9, allegate, si può rilevare che i citati serbatoi gonfiabili 1 sono dotati di propaggini appiattite 21, che chiudono la loro forma cilindrica mediante una saldatura trasversale 45.
Tali propaggini appiattite 21, presenti alle due estremità della forma cilindrica, sono esterne e non comunicano con il volume cilindrico 13 di contenimento del metano, che è delimitato da esse.
Tali propaggini appiattite 21 consentono la presenza su di esse di fori 15 in cui inserire agganci per funi 40, 40A di vincolo provvisorio al suolo 5, per trattenere rispettivamente le due estremità del serbatoio cilindrico 1: estremità anteriore 59, estremità posteriore 60.
Un altro tipo di vincolo provvisorio è quello dorsale illustrato dalle Figg. 3, 4, ed offerto da cinghie 16. Ad una o ad entrambe le loro estremità, tali cinghie dorsali16 possiedono un cappio 48 realizzato da cucitura di una usuale banda tessile (Fig. 5).
La forma ad occhiello del cappio 48 di estremità va infilata da un perno 49. Tale perno è assialmente scorrevole in due fori 50, 51 presenti su fianchi verticali destro 52, e sinistro 53 di una struttura di ancoraggio 57, conformata ad "U" ed avente una base 54, appoggiata al suolo 5 ed adeguatamente molto pesante.
Lo scorrimento assiale del perno 49 avviene della sola entità sufficiente per liberare una sua estremità dal rispettivo fianco verticale, 52 oppure 53, per poter successivamente infilare il cappio 48 della cinghia approntato nella necessaria posizione. Dopo ciò, l’estremità citata del perno 49 viene reintrodotta nel suo foro di alloggiamento, 50 oppure 51, per consentirgli di posizionarsi con una sporgenza laterale sinistra 55 uguale ad una analoga sporgenza laterale destra 56. Tali sporgenze laterali 55 e 56 del perno scorrevole 49 hanno la finalità di costituire "barre di presa a sbalzo" che siano afferrabili rispettivamente dalle mani sinistra e destra di un operatore. Ciò al fine di sollevare la struttura di ancoraggio 57 e di spostarla. In questo modo si può creare la tensione oppure l’allentamento della cinghia dorsale di vincolo provvisorio 16, a seconda di quanto richiesto dalle fasi operative, ovvero di vincolo oppure di rilascio del serbatoio gonfiabile 1.
Il trattenimento al suolo dei serbatoi 1 durante le iniziali fasi di costruzione o di riempimento con metano e/o con idrogeno, avviene pertanto con una pluralità di cinghie dorsali di vincolo provvisorio 16, le quali sono appoggiate sopra la struttura gonfiabile di tali serbatoi.
In merito all’impiego dell’idrogeno come gas riempitivo dei serbatoi gonfiabili, va osservato che esso è molto più costoso del metano.
Tale inconveniente potrebbe tuttavia essere ritenuto non importante, qualora una opinione pubblica eventualmente ossessionata dalla parola "anidride carbonica" rifiutasse l’impiego di metano per la creazione dello schermo anti-radiazioni solari da costruire nella Stratosfera.
Si ha infatti notoriamente che, la combustione dell’idrogeno produce soltanto vapore acqueo, mentre la combustione del metano produce, oltre al vapore acqueo, anche anidride carbonica.
Ciò sta a significare che il metodo di cui all’invenzione può essere realizzato sia con il solo idrogeno, sia con il solo metano, sia con una miscela di entrambi. Ciò dipende da scelte che non sono di ordine tecnico, ma solo di ordine politico ed economico.
Tornando a considerare le citate cinghie dorsali 16 e le funi di vincolo 40, 40A, dei serbatoi gonfiabili 1, la loro utilità è meglio illustrata dai seguenti fatti.
Benché il riempimento dei serbatoi gonfiabili 1 possa avvenire in modo protetto all’interno di appositi grandi hangar, esso potrebbe avvenire anche in ampi spazi all’aperto; in tali spazi, tuttavia, potrebbero agire venti abbastanza forti da spostare dannosamente il telone tubolare in plastica flessibile, appoggiato al suolo e costitutivo della struttura di tali serbatoi gonfiabili 1.
Per evitare tali spostamenti, vengono distese trasversalmente le molteplici cinghie dorsali di vincolo provvisorio 16 al di sopra del telone floscio cilindrico e vengono agganciate le funi 40, 40A nei fori 15 delle propaggini appiattite 21. Le cinghie dorsali 16 hanno i loro due cappi 48 di estremità impegnati nelle citate strutture di ancoraggio 57 che sono disposte ai lati del serbatoio 1 ed allineate tra esse nel modo illustrato dalle Figg. 3 e 4.
Il serbatoio gonfiabile 1, appiattito e floscio, deve infatti essere mantenuto fermo sul suolo 5 durante il suo riempimento attraverso almeno un apposito foro 22 del telone costitutivo della sua superficie (Figg. 6, 7, 8).
Tale foro 22 è consolidato da uno specifico tratto 17 di un insieme valvolare 35 illustrato dalle Figg. 7 e 8. Tale insieme valvolare comprende una struttura tubolare 26, con filettatura esterna 29 e munita di una grande flangia piana 27 in una sua estremità.
Detta planarità della grande flangia 27 è finalizzata a definire una grande circonferenza del suo bordo, la quale coinvolga una grande sezione resistente del telone tubolare del serbatoio 1 su cui è fissata tale flangia.
Detta planarità implica ovviamente un suo posizionamento sulla forma cilindrica del serbatoio gonfiabile 1, il quale avvenga in zone che siano facilmente rese piane dal serraggio tra la flangia 27 ed una sua contro-flangia filettata 28, e che siano rese ermetiche con l’ausilio di usuali guarnizioni gommose.
La struttura tubolare 26 va introdotta nel foro coniugato 22 che è praticato in una parte inferiore 19 della superficie del telone che è tubolare destinata ad appoggiare sul suolo 5 (Figg. 6, 7, 8).
Superiormente, si ha invece una superficie 20 del telone che è illustrata vicino alla parte inferiore 19 per esprimere la sovrapposizione delle due superfici, che si verifica quando il serbatoio 1 è sgonfio.
Ciò, al fine di collocare stabilmente dall’interno la grande flangia 27 del serbatoio gonfiabile 1 mediante suo serraggio attuato con la contro-flangia esterna 28, avvitata sulla zona filettata sporgente 29 della struttura tubolare 26.
Tra la grande flangia 27 e la contro-flangia 28 vengono così schiacciati i due bordi interno ed esterno del foro 22.
All’interno della sommità sporgente della struttura tubolare 26, è presente un usuale diaframma 31 con fori 32 tappabili da una rondella gommosa 38, ancorata al diaframma 31 da una usuale testa a sottosquadro 33. Tale rondella gommosa 38 consente pertanto di tappare i fori 32 del diaframma 31 ad un flusso di gas che tendesse ad uscire dal serbatoio 1. In alternativa, consente pure di lasciare aperti tali fori 32 per far transitare in essi un flusso di gas che tendesse ad entrare nel serbatoio 1. In pratica, il citato insieme valvolare 35 costituisce una usuale valvola a flusso unidirezionale. Una valvola che consente il riempimento del serbatoio 1 con il metano, ma impedisce al metano di refluire dal serbatoio quando, dalla struttura tubolare 26, viene rimosso un bocchettone 34 impegnato sulla filettatura 29 presente all’esterno di essa.
Tale bocchettone 34 è infatti solidale, secondo tecnica notoria, ad un tubo esterno 46 di erogazione del metano fornito da un generico gasdotto. Tale impegno del bocchettone 34 è ovviamente assistito da una usuale guarnizione piana 36.
A riempimento avvenuto, il bocchettone 34 viene svitato dalla filettatura 29 e lascia accessibili dall’esterno i fori 32 del diaframma 31. A seguito di ciò, è possibile inserire in essi un esplosivo, ovvero un dispositivo 37 di innesco dello scoppio. Tale dispositivo di innesco scorre all’interno dei fori 32 soltanto di quei pochi millimetri che gli sono necessari per far staccare la rondella gommosa 38 dal suo appoggio sul diaframma 31; un appoggio, che è causato dalla pressione esistente all’interno del serbatoio 1, quando è riempito dal metano. Tale piccolo scorrimento all’interno dei fori 32, viene creato dall’avanzamento di un piano interno 39 di un tappo 47. Tale tappo 47 agisce sul dispositivo di scoppio 37 quando tale tappo 47 viene avvitato sulla filettatura 29 per impegnare la guarnizione piana 36.
In questo modo, il metano contenuto nel serbatoio 1 può avvolgere il dispositivo 37 di scoppio, favorendo così l’innesco della combustione esplosiva del metano ed una totale distruzione. Oltre che il serbatoio 1, tale distruzione coinvolge tutto l’insieme valvolare 35.
Il dispositivo 37 di innesco della combustione esplosiva del serbatoio, potrebbe essere realizzato in molteplici usuali modi. Un modo preferito è tuttavia quello che utilizza l’azione dell’elettricità, per creare un usuale arco elettrico, oppure una usuale incandescenza resistiva. A tale scopo, il tappo 47 è attraversato in modo stagno da due spine-maschio elettroconduttrici 41, 42, con le loro estremità interne conformate ad attuare una delle due azioni elettriche ipotizzate.
Tali spine, che sono sporgenti, sono preposte a ricevere la dovuta corrente elettrica, creatrice dell’arco oppure dell’incandescenza, mediante due usuali terminali femmina per fili elettrici 43, 44.
Tali fili elettrici sono confluenti nella fune di guida frenata 8, per ricevere la necessaria corrente da un comando elettrico effettuato agendo dal livello del suolo 5 (Fig. 9).
Il montaggio, attuato con il serraggio della grande flangia 27 in contrapposizione con la sua contro-flangia 28, avviene sulla parte inferiore 19 del telone tubolare floscio disteso in piano, per consentire al peso dell’insieme valvolare 35 di staccare leggermente la parte inferiore 19 dalla sovrastante parte superiore 20 del telone (Fig. 7). In questo modo l’introduzione perpendicolare del metano, che avviene attraverso il tratto consolidato 17 del foro 22 può facilmente deviare nelle direzioni del piano orizzontale e così distribuirsi all’interno di tutto il serbatoio gonfiabile 1.
Il citato insieme valvolare 35 comprensivo del suo tappo 47 ha un suo peso non trascurabile perché, pur essendo il minore possibile, esso impegna volumi di galleggiamento e deve essere in grado di offrire una congrua resistenza meccanica.
Una resistenza meccanica affidata ad una realizzazione mediante materie plastiche combustibili, le quali hanno generalmente un peso specifico di circa 1 chilogrammo per decimetro cubo ed hanno il notevole volume richiesto al citato insieme valvolare 35; un insieme valvolare che potrebbe avere ingombri lineari anche maggiori di un metro.
Tali dimensioni ragguardevoli del citato insieme valvolare 35 rendono opportuna la sua installazione nella parte inferiore 19 del telone tubolare perché, durante il gonfiaggio, il tubo erogatore 46 del metano è da ritenersi fisso al suolo; pertanto esso causa uno sviluppo, del volume del serbatoio 1 così gonfiato, che avviene verso l’alto.
Tale fatto rende opportuno che, la zona in cui opera l’insieme valvolare 35 durante il gonfiaggio, avvenga in un canale 58 (Fig. 2), ovvero, in una camera posta al di sotto del piano orizzontale del suolo 5 che, nelle Figg. 2, 3, 4 è realizzato da due terrapieni laterali 30.
In merito a ciò, va rilevato che ogni serbatoio gonfiabile 1 necessita almeno di un insieme valvolare 35. Ciò non esclude che, enormi serbatoi gonfiabili, possano essere equipaggiati con una pluralità di tali insiemi valvolari. Consegue da tale fatto che, essendo ognuno di essi installato nella zona a contatto del suolo 5, diventa necessaria una pluralità delle citate camere, sintetizzate appunto dal canale 58, le cui dimensioni sono deducibili da un confronto con la grandezza della piccola figura schematica di un uomo presente al suo interno. Tale pluralità di insiemi valvolari 35 potrebbe risultare idonea anche ad una loro differenziazione in base al gas combustibile, che essi devono far penetrare all’interno del serbatoio 1: nel senso che alcuni insiemi valvolari possono essere utilizzati per immettere metano, mentre altri possono essere utilizzati per immettere idrogeno.
Completato così il serbatoio 1, esso viene sganciato progressivamente dai suoi tanti vincoli provvisori al suolo, cominciando dalle funi 40 poste sulla sua sommità o estremità anteriore 59 nel senso della risalita e proseguendo poi con lo sganciamento delle cinghie dorsali 16. Così il serbatoio gonfiato 1 comincia a disporsi obliquamente verso l’alto come indicato dalla parte tratteggiata di Fig. 3, e poi sempre più verticale, per essere pronto a cominciare la sua risalita verso la Stratosfera.
Tale risalita è preferibilmente assistita da un vincolo di guida frenata realizzato dalla fune 8, impegnata sui citati fori 15, presenti sulle propaggini appiattite 21 ed allineati trasversalmente (Fig. 4). Tale impegno dell’estremità della fune di guida 8 sulla estremità posteriore 60 del serbatoio 1 avviene mediante l’intermediazione delle funi 40A confluenti sulla fune di guida, le quali sono passanti al di sotto di un basso ponticello 14 per vincolare al suolo tale estremità del serbatoio. Tali funi 40 sono infatti da ritenersi mantenute tese dalla trazione esercitata dall’argano 9 sulla fune 8 a cui è associato. La fune 8 è associata a due sottili fili elettrici 43, 44 di comando dello scoppio.
Un comando che avviene dopo idonea verifica, visiva e radar, dell’assenza nel cielo di eventuali velivoli non autorizzati a transitare nella zona.
Tale fune di guida 8, essendo indicativamente lunga quindici chilometri, deve essere sottile e leggera il più possibile, ma ciò, compatibilmente con le sollecitazioni che il vento potrebbe esercitare sul serbatoio gonfiato1 in risalita.
Tale fune di guida 8 è ovviamente avvolta sul tamburo dell’argano 9, per consentire il rilascio del serbatoio, oppure per consentire un eventuale richiamo di esso verso il basso in caso di evenienze anomale.
La citata lunga forma cilindrica dei serbatoi gonfiabili 1 è vantaggiosamente idonea per serbatoi di qualsiasi capacità.
Ciò non esclude che, in ragione della sua grandezza, tale forma possa avvalersi di fasce circonferenziali di rinforzo, che impediscano al cilindro di subire eccessive deformazioni o spanciamenti nelle sue zone intermedie.
In altri termini, dovendo il serbatoio possedere la sua citata forma cilindrica allungata, le sue dimensioni potrebbero essere limitate a volumi di contenimento relativamente esigui, che siano espressivi di massima economia costruttiva e di assoggettamento a sollecitazioni di esercizio che siano uniformi.
Tale grande variabilità delle dimensioni con cui potrebbero essere costruiti i serbatoi gonfiabili 1, consente vantaggiosamente di frazionare le quantità di metano trasportate verso le alte quote. Esiste infatti un'altra intrinseca proprietà del Metodo di cui all’invenzione che è quella del rumore, o boato tipico delle esplosioni. Tale proprietà potrebbe dunque far preferire tanti piccoli boati ad un grande boato.
La scelta va stabilita in base alla funzione di tali esplosioni ed alla loro distanza dal suolo terrestre.
Va infatti considerato che il Metodo di cui all’invenzione potrebbe utilizzare le esplosioni di Metano per interferire e neutralizzare l’azione degli uragani, nonché per creare zone di alta pressione barometrica e alta temperatura con cui, vantaggiosamente, neutralizzare tempeste nevose o sacche atmosferiche di aria troppo gelida.
Per svolgere tali funzioni, i citati serbatoi esplosivi è preferibile che abbiano volumi esigui ed indipendenza tra essi, in modo da far avvenire le loro esplosioni in sequenza e con maggiore precisione della loro collocazione spaziale: ciò è quanto illustrato dalla Fig. 9.
Tale frazionamento del volume di metano da far esplodere è attuabile con grande facilità, giacché tali serbatoi di relativamente esigue dimensioni, possono essere tra essi congiunti mediante vincolo reciproco effettuato da leggeri bulloni 23 in materiale plastico, infilati nei fori 15 di una coppia 24 di propaggini appiattite 21A e 21B da unire e disposti coincidenti l’uno sopra l’altro (Fig. 2).
Tali propaggini appiattite 21A e 21B appartengono ovviamente, una, alla parte anteriore 59 del serbatoio e, l’altra, alla parte posteriore 60 del serbatoio.



RIVENDICAZIONI

1)    Metodo per modificare il clima, caratterizzato dal far esplodere alle alte quote opportune enormi quantità  di metano e/o idrogeno, trasportate mediante gonfiaggio di grandi e speciali serbatoi cilindrici ad assetto verticale con mezzi aerostatici di sollevamento, dette esplosioni essendo finalizzate a creare schermi gassosi di vapore acqueo e/o anidride carbonica con effetti differenziati dalle altitudini in cui avvengono.
2)    Metodo, come alla rivendicazione precedente, caratterizzato dal fatto che le citate esplosioni sono effettuate nelle inferiori altitudini della Stratosfera per creare uno schermo gassoso, costituito da vapore acqueo, anidride carbonica ed ausiliarmente da Nero di Carbonio, atto a ridurre le radiazioni solari che investono la superficie terrestre per ridurre la temperatura di essa.
3)     Metodo, come alla rivendicazione 1, caratterizzato dal fatto che le citate esplosioni sono effettuate alle quote della Troposfera ritenute più idonee a creare alterazioni climatiche mediante apporto termico in situazioni meteorologiche ostili presenti al suolo, detto apporto termico creando un innalzamento zonale della pressione barometrica, neutralizzante la pericolosità degli uragani e delle precipitazioni meteorologiche in base alle notorie leggi fisiche dei gas.
4)    Metodo, come alle rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che le citate esplosioni di metano e/o idrogeno avvengono utilizzando inneschi (37) collocati in ogni serbatoio gonfiato e comandati da terra.
5)    Metodo, come alle rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che il comando delle esplosioni avviene mediante fili elettrici (43, 44) implementanti una fune di guida (8) ancorata al suolo (5), detta fune essendo preposta alla frenatura ed al mantenimento della risalita in zone del cielo prestabilite, ubicate vicino alla verticale del luogo di partenza di serbatoi (1) gonfiati da metano e/o idrogeno ed ubicate all’altitudine prestabilita.
6)    Metodo, come alle rivendicazioni precedenti, caratterizzato da mezzi aerostatici di sollevamento dei serbatoi gonfiabili (1) che sono tratti dai serbatoi stessi riempiendoli con gas esplosivi, l’insieme dei quali esprima un peso specifico inferiore a quello dell’aria, detti gas esplosivi essendo esemplificativamente espressi da metano e idrogeno.
7)    Metodo, come alle rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che la lunghezza della fune (8) libera è regolata dall’azione di un argano (9) che sia attuativo del ritegno, del rilascio e dell’eventuale ritorno a terra dei serbatoi gonfiati, intesi sia come singoli, sia come insieme di serbatoi in fila uno sopra l’altro.
8)    Metodo, come alle rivendicazioni precedenti, caratterizzato dal fatto che il riempimento dei serbatoi avviene mediante loro appoggio al suolo (5) quando la loro forma tubolare è appiattita, per consentire ad essa di essere sormontata da una molteplicità di cinghie dorsali di vincolo provvisorio (16) appoggiate trasversalmente ed ancorate a strutture di ancoraggio (57) laterali, rimuovibili per regolare la loro tensione di schiacciamento di tale forma del serbatoio (1).
9)     Mezzi attuativi del metodo di cui alle rivendicazioni precedenti caratterizzati da serbatoi gonfiabili (1) per acquisire una conformazione di lunghi cilindri, ad assetto di risalita verticale, dotati di propaggini appiattite (21) trasversali nelle estremità di essi cilindri per attuare una loro chiusura con saldatura (45) e per offrire una pluralità di fori (15), detti fori essendo finalizzati all’inserimento di mezzi (23) con cui vincolarsi, in fila tra di essi, ed all’inserimento di funi (40, 40A, 8) di trattenimento al suolo e di ancoraggio guidato da terra.
10)    Mezzi attuativi, come alla rivendicazione precedente, caratterizzati da serbatoi (1) equipaggiati da un insieme valvolare (35) applicato su un telone (19-20) costitutivo della superficie mediante inserimento, in un foro (22) di essa, di una larga flangia interna (27) cooperante con una contro-flangia esterna (28) di serraggio di una parte inferiore (19) del serbatoio mediante usuale filettatura (29), detto insieme valvolare comprendendo un tappo (47) avvitabile racchiudente un dispositivo di innesco (37) dell’esplosione dei gas contenuti nel serbatoio (1) a comando elettrico (43-44).













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