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13.
LE RADICI ARCAICHE DELLA SESSUALITÁ

Riassunto


Il dominio può essere esercitato oppure subìto; il dominio è sempre abbinato alla violenza, la quale può essere anch’essa imposta oppure subìta. La combinazione di tali fattori è ciò che determina la sessualità.
La sessualità risulta pertanto un surrogato di violenza,  che viene imposto dall’ambiente all’individuo per consentirgli di ricevere la benevolenza ambientale.

La sessualità è un fenomeno molto complesso che riguarda esseri complessi; per comprendere i suoi significati essenziali è opportuno semplificare tali esseri.
E' opportuno cominciare i ragionamenti proprio dall'inizio: da quando cioè la vita comincia ad avere una sua identità; consideriamo quindi la condizione primordiale della vita.
L'animale-soggetto è vivo; per continuare a vivere deve riuscire a DOMINARE l'ambiente; per dominarlo deve superare le sue reazioni ed essere perciò capace di esercitare su di esso-ambiente violenza fisica, fino a farlo arrendere, fino a fargli accettare il fatto di subire il dominio. In ultima analisi, di fronte ad un individuo-ambiente che non si arrenda, l'animale-soggetto deve poter avere la capacità di esercitare su di esso una violenza fisica capace di ucciderlo.
L'animale-soggetto non ha interesse ad uccidere se ciò non è necessario, altrimenti non avrebbe chi dominare.
Dominare significa infatti possedere, disporre di un essere, di un servo, di uno schiavo al quale far fare ciò che altrimenti dovremmo fare noi. Uno schiavo che ci procuri da mangiare, che abbia la sua vita al servizio del dominatore.
Da questo fatto l’'animale-soggetto dedusse che era meglio limitare, frenare, la sua capacità di violenza fisica contro l'individuo-ambiente. Si  realizzava tuttavia, in tal modo, un DOMINIO associato ad una capacità di violenza minore dell'entità (valore angolare espresso dalla linea della bocca) che avrebbe teoricamente dovuto corrispondere al quel certo dominio. Era dunque necessario un altro tipo di violenza, che non distruggesse la vita dell'individuo-ambiente e che compensasse la citata riduzione di violenza fisica.
Questo tipo di violenza è espresso dalla penetrazione nel corpo dell'individuo-ambiente.
Tale penetrazione è quella del pene, un dardo duro che si infila all'interno del corpo attraverso dei fori dai quali l'animale avrebbe voluto che le cose uscissero dal suo corpo (le feci, l'urina): cioè l'ano, la vagina.
E qui sta appunto la violenza: costringere l'individuo-ambiente a subire una entrata o penetrazione attraverso vie che egli individuo-ambiente avrebbe voluto utilizzare come uscita.
Non solo penetrare all'interno del corpo dell'individuo servo, vinto, schiavo, ma addirittura scaricare al suo interno quello che egli animale vincitore-dominatore voleva.
Si potrebbe pensare inizialmente all'urina: si pensi all'espressione offensiva: "ti piscio in bocca" indicativa di un oltraggio massimo, in quanto presupponente un vinto talmente vinto da non potere neanche usare i denti che pure potrebbero mordere il pene che sta urinando. Tale gesto del pisciare in bocca al vinto esprime peraltro un altro significato: quello di stabilire come livello di massima superiorità dell'individuo-ambiente sconfitto, lo stesso livello che per l'animale-soggetto è estrema inferiorità.
La massima capacità di superiorità degli animali è espressa proprio dal tipo di animale di massima forza che essi riescono a mangiare: più è forte l'animale-ambiente che l'animale-soggetto riesce ad uccidere, più nella sua bocca passano cose di una certa forza o rilevanza vitale.
Se la sostanza che viene "fatta passare in bocca" è urina, si può ben capire quanto poco superiore sia l'animale che la riceve, essendo l'urina un prodotto di rifiuto, un qualcosa cioè che ha subito l'inferiorizzazione massima da parte dell'animale che l'ha emessa, giacché risulta proprio da un processo (alimentare) che ha reso una sostanza inizialmente vitale (la carne masticata dalla bocca) sempre più chimicamente degradata e violentata e snaturata (masticazione, digestione con acidi) al punto di non avere alcuna "forma di energia vitale" o superiorità integrabile nell'organismo di esso animale-soggetto. Tuttavia, dato che tale "pisciare in bocca" esprimeva ancora soltanto violenza, in quanto costituiva per l’individuo-ambiente che lo subiva un fattore di morte, per le ragioni che verranno qui di seguito esposte, non era funzionale.
Era cioè necessario immettere, sì, qualcosa nel corpo del vinto, ma tale qualcosa doveva esprimere una riduzione della violenza fisica o fattore di morte che
era possibile imporre al vinto. Era dunque necessario immettere nel corpo del vinto una violenza (fattore di morte) che contenesse tuttavia anche dei fattori di vita.
Fu così che all'urina fu sostituito lo sperma o equivalente.
Il fatto che l’individuo-ambiente fu penetrato nel suo ano o nella sua vagina era un qualcosa che fu da lui stesso voluto, proprio per evitare che tale penetrazione avvenisse dove non c'erano fori, con danno che sarebbe stato mortale.
Se consideriamo ciò che avviene tra icneumone e ragno (vedova nera) abbiamo un elemento di riflessione.
Nella citata situazione si ha che l'icneumone deve porre le sue larve all'interno di un corpo morto affinché esse possano nutrirsi di esso. Esso icneumone, dunque, prima uccide il ragno e poi lo infilza con la sua "verga" (ovopositore che potremmo paragonare ad un pene) e dall'estremità di tale verga fa uscire le sue larve (una specie di spermatozoi) che si nutriranno così delle carni del vinto. Se consideriamo ciò che avviene con l'essere umano, non possiamo non rilevare notevoli analogie: l'uomo infila il suo pene nella vagina e scarica all'interno del corpo della donna i suoi spermatozoi che, come parassiti, infilzano l'ovulo, vi penetrano dentro e se lo "mangiano"; in un modo tale che poi la donna, continuando a nutrire il "suo" ovulo, di fatto nutre lo spermatozoo parassita che si ingrossa sempre di più (gravidanza), fino a costringere la donna stessa ad espellerlo (il feto) per non morire.
Da questi fatti si può capire che il vincente, il dominante, aveva un "eccesso" di vita che egli voleva perpetuare secondo altre forme; egli creò dunque all'interno del suo corpo dei "figli" (larve, spermatozoi) ed ebbe la necessità di nutrirli. Egli dunque cercò degli "ambienti" per essi, e tali considerò tutti gli esseri-animali che egli dominava e poteva uccidere, e che erano pertanto suoi; la loro vita gli apparteneva; era lui che poteva decidere se essi potevano vivere o morire.
Gli esseri-inferiori-dominati sapevano evidentemente (probabilmente con esperienza tipo icneumone) che il loro tiranno voleva ucciderli per infilare al loro interno i propri "figli-spermatozoi", per cui si organizzarono in modo da favorire tale sua necessità di infilzarli e pertanto si organizzarono la vagina proprio in una posizione posteriore, di resa totale; come dire: "Infilzami".
E così il dominatore prese atto della disponibilità del vinto e lo infilzò nei fori che egli gli offriva, senza fargli sprecare energie in una lotta. In questo modo nacque la femminilità, che era pertanto un modo di verificare la volontà del dominatore di non distruggere il dominato; una necessità di verifica che era proporzionale alla volontà di quest'ultimo di non subire violenza fisica.
Per contro, la volontà di non distruggere il vinto diventava l'espressione di un dominio che rinunciava all'esercizio della violenza fisica per esprimersi.
In base a queste considerazioni, derivò una società strutturata in esseri dominanti (inclinazione alla propria destra del naso) ed in esseri dominati (inclinazione del naso alla propria sinistra). Una società strutturata nello stesso modo a livello sessuale: chi fotte e chi è fottuto.
Considerando la reversibilità del fenomeno, i ragionamenti possono essere fatti in senso contrario. Se per dominare è necessario rinunciare alla violenza fisica e sostituirla con quella sessuale, incrementando la violenza sessuale si riduce proporzionalmente l'esigenza di essere violenti fisicamente e si aumenta il dominio. C'è un presentatore televisivo che è un esempio di tale proprietà: naso completamente a destra (dominio attivo), bocca completamente inferiore (assenza di violenza), e quindi massima capacità sessuale di fottere: e così è diventato arcimiliardario. Siccome poi il sorriso è ciò che spegne l'intelligenza, giacché esprime felicità ed il cervello non ha pertanto alcun problema da risolvere, non c'è da stupirsi che tale presentatore derivi il suo successo proprio dal suo basso livello intellettuale che gli ha sempre fatto ritenere importanti i suoi "quiz".
Tale successo si inserisce infatti proprio nelle basse capacità intellettive medie del popolo.
Tutti si credono intelligenti, ma la generalità della gente ha un cervello che opera a livelli "rasoterra", che svolge cioè operazioni automatiche, ripetitive, chiacchiere, bla-bla-bla; ovvero, quelle operazioni possibili perfino con quel minimo di risorse che si ha a fine giornata, quando si è stanchi per il lavoro fatto; operazioni mentali da bambini.
Ecco dunque un dominatore-vampiro-scemo e della gente scema che vuole qualcuno che gli dia l'illusione di essere intelligente dandogli la possibilità di partecipare emotivamente a cose sceme: gli spettacoli televisivi. Consideriamo le equazioni di base riferite ad una imposizione di dominio che quantifichiamo, per esempio, con 100.
A tale dominio 100 deve teoricamente corrispondere una violenza 100. Pertanto,
violenza 100 = ambiente ucciso = maschilità zero;
violenza 80 = ambiente schiavo e fottuto 20 = maschilità 20 ;
violenza 60 = ambiente schiavo e fottuto 40 = maschilità 40.
Più si rinuncia alla violenza, più schiavi si fanno. Un dominio 100 che fosse associato ad una violenza 0 (zero) creerebbe un ambiente-fottuto 100, e la possibilità di esercitare maschilità o di fottere 100. A parità di inclinazione della linea del dominio (naso), più è elevata la rinuncia alla violenza fisica, più si crea maschilità, e più si creano schiavi.
Siccome la possibilità di rinuncia massima alla violenza è presente nelle estremità della bocca (il sorriso), cioè in ambienti ipodeboli, si ha che i massimi beneficiari di tale legge naturale sono coloro che hanno capacità di dominio proprio in questi ambienti deboli (punta del naso a destra).
Ecco pertanto che, tutte le persone che nella società sono "vincenti", sono quelle che hanno il loro naso inclinato alla propria destra e che, dove (zone ambientali) hanno tale inclinazione del loro naso hanno associata sulla loro bocca delle inclinazioni di inferiorità o di violenza subita. Ecco pertanto che, per vincere, nella vita bisogna voler fottere sessualmente e non farsi fottere.
Più si fotte, più si rende implicita la rinuncia alla violenza fisica, più l'ambiente è disposto ad accettare il suo ruolo di schiavo,  sapendo che verrà "infilato" ma non "infilzato" per essere ucciso.
Per questi motivi, chi è fottuto deve far vedere che gode nell'essere fottuto, perché altrimenti il "fottitore" potrebbe pensare ad una vendetta programmabile dal fottuto, e pertanto, in ragione della sua pericolosità, rivolgere ad esso non più violenza sessuale, non più sorriso, bensì violenza fisica, superiorità.
Non stupisce pertanto che, nel coito, la femmina è apprezzata se si agita alla ricerca del piacere: essa deve appunto mostrare che subire violenza sessuale gli dà piacere, e che pertanto il maschio non ha alcuna vendetta da temere.
Tali considerazioni ci hanno portato alla conclusione che, più si fotte, più si ha successo, perché è il fottuto che trova giusto "dare" al fottitore, e lo riempie di regali e di benessere: ad esprimere proprio il fatto che è contento di essere fottuto. E così dà ricchezza, servigi, al fottitore, che diventa sempre più padrone mentre il fottuto diventa sempre più schiavo.
In tale punto del discorso si ha però che, partendo dall'esigenza di vivere, il dominante ha attuato tale esigenza creando dei figli parassiti del dominato: dal livello di spermatozoo o di larva, al livello di figlio inetto che occupa tuttavia posizioni sociali elevatissime, grazie ai soldi di papà , grazie alla eredità dei titoli nobiliari, dinastici.
La violenza sessuale del pene esprime un surrogato di violenza fisica che, pertanto, si deve accettare nella stessa misura in cui si vuole evitare la violenza fisica. Per questo la femmina deve esprimere gioia o godimento mentre il pene la penetra.
Più la violenza del pene è rilevante (grosso) e più la femmina gode, più significa che è tanta la violenza fisica che si vuole evitare. È verosimile pensare che, più le orecchie sono grandi ed a bordo morbido, più si ricerca il pene grosso. Per contro, un pene troppo grosso può non essere adatto a far provare orgasmo nella misura in cui la femmina è disposta a subire violenza fisica, nel senso che è disposta ad accettare lo scontro fisico, la lotta.
Non è certo un caso che le femministe, le lesbiche, erano quelle che durante le manifestazioni in piazza gridavano: "col dito, col dito, l'orgasmo è garantito": esprimendo con ciò chiaramente che la misura del pene idoneo ad eccitarle era una misura piccola.
Probabilmente qualcuno si sarà posto la domanda: "Ma i peli del pube, a cosa servono?". Anch'io mi sono posto tale domanda e la risposta l'ho trovata dopo molto tempo, trattando argomenti molto lontani...dal pube. Tali argomenti sono quelli legati alle proprietà fisiche dell'energia psichica. L'energia psichica è infatti risultato (da innumerevoli mie scoperte scientifiche) che è una anti-energia elettromagnetica. Come è noto, un'energia elettromagnetica è anche quella delle onde radio, le quali, quando investono un conduttore di elettricità (antenna) creano in esso una tensione elettrica che può generare corrente elettrica. E' pure noto che sulla base di tale proprietà funziona la radio, la televisione, il radar, eccetera.
Se, per ipotesi, dovesse esistere una comunicazione che, invece di basarsi sull'energia elettromagnetica delle onde radio, si basasse sull'energia psichica, tale comunicazione potrebbe essere consentita soltanto adottando delle antenne che fossero costituite di un materiale che non fosse conduttore di elettricità; dovrebbero cioè essere costituite da un isolante elettrico.
"Casualmente" il corpo degli animali (e quindi dell'uomo) è ricoperto in vari modi di peli; di cose, cioè, che sono elettricamente isolanti, che sono piantate sporgenti su di un corpo in modo da poter raccogliere eventuali "correnti" come se fossero delle antenne. Come le antenne per onde radio, peraltro, hanno una lunghezza prestabilita in grado di selezionare la "lunghezza d'onda" della radiazione che investe tali cose o peli. Ecco cioè che i peli sarebbero antenne ideali per una ipotetica radiazione che fosse complementare a quella elettromagnetica.
Siccome tale radiazione è dimostratamente esistente ecco dunque che diventa facile concludere che i peli sono antenne; antenne che possono ovviamente o ricevere o emettere segnali, dipendentemente dal senso della loro potenzialità positiva o negativa di carica. Ma stando così le cose, anche i peli del pube sono antenne psichiche "comunicazionali".
Essi servono infatti ai due animali in copulazione di comunicare psichicamente "contenuti psicologici di violenza" al fine di perseguire i reciproci scopi connessi con il coito che stanno eseguendo.
Da un lato (la femmina)  la necessità della femmina di comunicare la sua disponibilità psicologica a quella certa penetrazione; dall'altro lato (il maschio) c'è la necessità di comunicare che quella certa penetrazione ha contenuti di vita, di benevolenza, e che pertanto è bene che la femmina accetti tale penetrazione, altrimenti...
Le situazioni psicologiche umane sono tuttavia molto complesse, soprattutto in ragione delle sovrastrutture giuridiche proprie della società moderna, e ciò rende l'accoppiamento tra uomo e donna non più un atto derivante da impulsi esistenziali fondamentali, bensì un atto motivato da una molteplicità di ragioni connesse all'esistenza dell'individuo solo in modo indiretto. Si pensi ad una prostituta: essa non si fa certo penetrare per evitare la violenza fisica del suo compagno occasionale, bensì solo per il denaro che costui gli darà per la sua disponibilità volontaria. Volontaria...? Oppure una donna sposata, con il marito tutte le sere, nudo nel suo letto, che fa l'amore: lo fa sempre volontariamente perché vuole farlo o certe volte deve volerlo fare?
Come fare in modo che egli non si accorga della sua indisponibilità? Appunto con una comunicazione silenziosa, psichica, indiretta, di sensazioni, di impressioni mentali, di qualcosa al fine di...compensare ciò che la routine della situazione sociale potrebbe rendere troppo rigoroso, privo di quelle capacità di adeguamento che stanno invece alla base del mantenimento dell'equilibrio di convivenza della coppia.
Ecco pertanto che alla base di certi mancati orgasmi sia da parte dell'uomo che da parte della donna stanno proprio delle situazioni psichiche che i peli del pube sono in grado di interpretare in termini fisiologici al di là delle parole (false) di circostanza che in tali situazioni potrebbero essere dette. Il godimento del maschio è espresso dal fatto che "lascia dentro"; in tal senso, un rapporto di masturbazione femminile (essendo senza sperma finale) è interpretabile come un maschio che ha violentato l'individuo senza godere. Ciò diventa pertanto un fattore di stimolo, per la femmina, alla creazione di "inibizione di femminilità". Ciò si verifica pure con l'uso, da parte del maschio, del profilattico. Tutto ciò se, evidentemente, la femmina non ha provato piacere.
Il fatto che il maschio penetri la femmina esprime una rinuncia alla violenza fisica che è interpretabile come un atto di amore: "Ti chiavo invece di ucciderti perché ti voglio bene". "Se mi chiava invece di uccidermi è perché mi vuole bene".
Ecco dunque che il bisogno di amore diventa legato alla stessa sessualità: il maschio deve avere la certezza che la femmina riconosca il fatto che lui le vuole bene, altrimenti non ha ragione di non esercitare violenza fisica su di essa. Per questo è l'uomo che induce la femmina ad amarlo e per questo fa il corteggiamento per convincerla; appunto perché è il maschio che ha bisogno di non scaricare violenza per non distruggere il dominato, ed averlo quindi come schiavo (la femmina) da utilizzare.
L'esigenza di chiavare nasce come esigenza di trasformare la violenza fisica conseguente all'esigenza di dominio.
Per poter chiavare debbono pertanto essere presenti tre fattori:

1)  esigenza di  dominare (naso a destra in quei certi ambienti);
2)  capacità di esercitare la violenza totale corrispondente a tale dominio;                                     3)  la rinuncia ad esercitare tale violenza.
Ammesso che il fattore 1) esista, il pene non si erige se non esiste potenzialmente la possibilità di esercitare violenza fisica. Uno che volesse esercitare la sua sessualità maschile (pene eretto), ma che avesse una femmina che esercita un dominio (non mi toccare le tette, sdraiati sul letto, non ti avvicinare, dammi i soldi prima) si troverebbe in primo luogo in una condizione di dominio subito (femminilità potenziale) ed in secondo luogo non avrebbe la possibilità di esercitare la violenza fisica perchè verrebbe denunciato alla polizia.
Egli si troverebbe infatti in un ambiente che potrebbe essere fisicamente più forte (il protettore della prostituta, il portiere dell'albergo, la polizia), ed impedirgli pertanto di esercitare quella violenza che egli dovrebbe poter esercitare per esprimere il suo dominio e poi rinunciarci per esprimere la maschilità del suo pene eretto.
Per questo, certi uomini sono violenti e picchiano le donne prima di farci all'amore; esercitare violenza fisica è infatti il fattore indispensabile per poter rinunciare a parte di essa. Più si ha potenzialità di violenza fisica, più indirettamente si ha possibilità di esercitare la violenza sessuale.
Un potenziale assassino riconosciuto come tale dalla sua potenziale vittima, potrebbe essere in grado di violentarla sessualmente anche se egli disponesse di un naso inclinato a destra solo nella sua punta.
Se una certa violenza fisica esercitata non è stata sufficiente a creare eccitazione sessuale nell'uomo, ecco che egli diventa ancor più violento, fino ad uccidere.
L'uccisione di prostitute, pertanto, è certamente conseguente ad una impotenza sessuale dell'uomo creata dall'atteggiamento dominante e violento della prostituta.
Da notare che una certa "forza ambientale" che nell'asse ambientale del naso è in relazione con un certo valore di dominio, nell'asse ambientale della bocca è in relazione con un certo valore di inferiorità; così, il dominio in ambienti iperforti genera bocche inferiori in tali ambienti; e così pure, l'inclinazione a destra della punta del naso, espressiva di un dominio in ambienti deboli, genera l'inferiorità propria del sorriso.
E' infatti per questa proprietà che l'organismo può crearsi il meccanismo della sessualità, dal quale nasce la giustificazione dell'amore (naso di profilo) per regolare gli stati di superiorità della bocca.
Ciò vale ovviamente anche per la femminilità: negli ambienti del naso in cui l'individuo vuole essere dominato si ha, come corrispondenza sulla bocca, le esigenze di essere violenti o superiorità. Se tale esigenza è negli ambienti ipodeboli, l'individuo sarà superiore in tali ambienti e perciò privo di sorriso.
Dal fatto che nasi a destra creino inferiorità e nasi a sinistra creino superiorità, si ha che c'è una naturale e spontanea tendenza a moderare la violenza, e quindi a creare la sessualità.
Lo scopo è quello di creare il bisogno di amore: perché?
Perché dall'esercizio della violenza il dominatore non avrebbe potuto avere schiavi, ma solo cadaveri.
Avendo necessità di avere schiavi, egli-dominatore dovette ricorrere ad un fattore che consentisse di valutare la loro accettazione del loro ruolo di schiavi, appunto esternandogli il fatto che lo amavano.
Questa stessa cognizione di essere amato diventava, poi, il fattore che conferiva al dominatore la certezza della giusta misura della sua rinuncia alla violenza fisica.
Se fosse stato troppo violento avrebbe creato la sua stessa morte, perché senza schiavi non avrebbe potuto fare tutto da solo.
D'altronde, se gli schiavi fossero diventati troppi, tutti insieme avrebbero potuto essere più forti di lui e distruggerlo.
Ecco dunque la necessità di creare schiavi fedeli, ai quali fosse garantito un diritto alla vita se... avessero fatto il loro dovere di schiavi.
E' così che nasce la morale, il senso del giusto, la legge creata appunto dal dominatore, consistente nel concedere al dominato dei diritti che avessero perpetuato il proprio potere.
Nasceva in tal modo un bisogno di amore o di stima da entrambe le parti (il naso di profilo): il dominatore doveva a quel punto dipendere dalla stima e benevolenza che gli rivolgeva il dominato; il dominato doveva dipendere dalla stima e benevolenza del dominatore per non suscitare le reazioni violente di costui.
Da notare che la chiavata conferisce al maschio il sorriso, mentre il subire la chiavata dà tristezza, frustrazione.
I chiavatori, quelli che hanno la chiavata facile sono gente sorridente, allegra, mentre a forza di subire chiavate si diventa isterici, esauriti, nervosi, depressi.
Ecco cioè che l'imposizione della violenza sessuale al posto di quella fisica (bocca) è premiante, e siccome tale violenza sessuale deriva da una inferiorità, è tale inferiorità che viene rafforzata.
Per esempio, se si ha esigenza di dominare (naso) in ambienti forti e inferiorità negli stessi, l'esercizio sessuale consolida tale situazione che, tuttavia, non è di felicità, giacché la felicità è inferiorità in ambienti ipodeboli.
Ecco dunque che, per avere felicità, l'uomo deve far l'amore in ambienti sempre più deboli. Dall'istante che egli riesce a scopare, esprime con ciò un dominio in tali ambienti ipo-deboli associato a quella particolare inferiorità che è costitutiva del sorriso. D'altronde, ciò appare logico anche considerando che si è portati a privarsi della propria capacità di violenza fisica solo nei riguardi di chi è proporzionalmente debole.
Essere costretti a privarsi di tale capacità di violenza nei riguardi di chi è pericoloso (ambiente forte) dà inquietudine, incertezza di vita, infelicità.
Ecco dunque perché si cerca la stabilità (almeno temporanea) con un partner quale è una fidanzata, una moglie: appunto per creare ambienti ipodeboli con la manifestazione di aspetti affettivi, con la manifestazione di una tale estrema benevolenza che non implica nessuna costrizione verso l'altro.
Da notare che donne che fanno molto l'amore ricevendo molte sborrate, tendono a sviluppare il loro labbro superiore, cioè ad inibire la loro maschilità negli ambienti forti.
Ciò creando inferiorità, dovrebbe ridurre l'esigenza di subire sessualità maschile negli ambienti forti; anche se il labbro assume conformazioni carnose ma con superiorità in ambienti iperforti, esprime in ogni caso la proprietà che l'organismo che subisce la violenza sessuale maschile, lo fa per fuggire una violenza fisica verso la quale non avrebbe la resistenza adeguata; ecco pertanto che subendo tale sessualità maschile, esso organismo subente inibisce la propria maschilità sviluppando il labbro superiore, in modo da aumentare la sua ricettività alla violenza fisica.
Ciò dimostra che la sessualità è un qualcosa di cui si serve l'organismo per adeguarsi all'ambiente: se l'ambiente lo violenta sessualmente esso (femmina) aumenta la sua capacità di subire violenza fisica e termica fino a perdere la sua sessualità femminile (orgasmo).
Se l'ambiente si fa violentare da esso organismo maschio, egli organismo maschio aumenta la sua inibizione di femminilità (labbro inferiore) fino ad acquisire un aumento di forza fisica distruttiva che non gli fa più ritenere necessario scendere ai compromessi precedenti che gli imponevano di esercitare violenza solo in modo sessuale. Ecco pertanto che più il maschio gode con la sua donna più diventa possessivo e violento fisicamente.
Più la donna gode con il suo uomo più diventa desiderosa di violenze fisiche e non più sessuali.
Appare in ogni caso evidente che la sessualità è una proprietà transitoria necessaria all'organismo per avere un equilibrio di vita che è basato solo sulla capacità di emettere forza muscolare distruttiva (superiorità) o subire (inferiorità) violenza fisica (resistenza ai colpi, agli urti).
Nel caso della donna, il raggiungimento dell'orgasmo stabilizza e conferisce superiorità: se tale superiorità è negli ambienti forti può consentire, in linea ipotetica, la possibilità di avere inferiorità negli ambienti deboli e quindi il sorriso o felicità; se invece tale superiorità è negli ambienti deboli, è espressiva di violenza verso i deboli (in ultima analisi verso sé stessi, giacché l'ambiente zero coincide con l'individuo stesso), e quindi infelicità, sofferenza. È questo il caso di quelle donne che dai rapporti coniugali provano solo fastidio, e che pertanto aspirano alla vita avventurosa, libertina.
Questa proprietà esprime chiaramente che l'esercizio della sessualità è un qualcosa che l'organismo accetta come compromesso per evolversi poi in equilibri fisiologici che siano capaci di fare a meno della sessualità.
Traspare da questa proprietà che la sessualità è permeata di un carattere perdente, di morte.
Se la donna riceve sperma ma non riesce a raggiungere l'orgasmo, allora ciò le significa che non ha sufficiente superiorità; ecco pertanto che ella aumenterà tale superiorità: se è una prostituta brada, che è pertanto sempre in condizioni da ambiente forte, è in tali ambienti che aumenterà la sua superiorità e diventerà pertanto sempre più selvaggia e brutale; se è invece una donna coniugata, e che pertanto fa l'amore in condizione da ambiente debole (famiglia) essa sarà sempre più seria e infelice (assenza di sorriso, superiorità in ambienti deboli).
Ciò non esclude che, parallelamente al tentativo di crearsi risorse fisiologiche che le facciano provare orgasmo mentre subisce l'atto sessuale, tale donna sviluppi contemporaneamente l'inibizione di maschilità.
Va infatti considerato che lo scopo di tutto ciò è neutralizzare la violenza fisica del dominatore, e tale violenza fisica la si neutralizza o con una adeguata resistenza fisica nel ricevere pugni e schiaffi o coltellate, o con un fargli credere che lo si ama mediante il proprio godimento mentre egli prova a rinunciare alla sua violenza fisica sostituendola con quella sessuale.
Il ricevere lo sperma esprime infatti il consolidamento di tale situazione in cui il possesso di una superiorità insufficiente ha costretto la femmina a subire la violenza derivante dall'esigenza di dominare posseduta dal maschio: una superiorità insufficiente che si cerca di rendere sufficiente aumentando le proprie risorse di resistenza alla violenza fisica, ovvero aumentando la inibizione di maschilità connessa con lo sviluppo del labbro superiore.
Se dunque l'uomo chiava per sviluppare la sua inibizione di femminilità (labbro inferiore) e la donna si fa chiavare per sviluppare la sua inibizione di maschilità, (labbro superiore), è reversibile che la sessualità maschile .è progressivamente perduta quanto più il corpo agisce atleticamente, con forza muscolare con scatto, con resistenza alla fatica fisica.
Parimenti la sessualità femminile è progressivamente perduta quanto più il corpo è fermo, non fa sport, sta al caldo, indebolito atleticamente.
Segue da ciò che un uomo ha "carica erotica" maschile quanto più è sedentario e atleticamente rammollito; parallelamente, una donna che volesse "godere femminilmente" ed avere perciò una intima carica erotica femminile, dovrebbe proporzionalmente fare moto, atletica, docce fredde, nuoto.
Non è certo un caso che parallelamente alla attuale moda della ginnastica "l'uomo è entrato in crisi" e la donna rivendica sempre più i suoi diritti a "godere".
La sessualità è un surrogato di violenza, imposta agli altri (ambiente) oppure subita dagli altri.
Le risorse per essere violenti oppure per resistere alla violenza fisica sono tratte dalla materialità o fisiologicità del corpo nella sua interezza comprendente la psiche.
L'estrinsecazione della sessualità è dunque sempre un ricorso ad un surrogato di violenza, attiva o passiva, e quindi ad una rinuncia della fisiologicità o forza fisica: nel fare del male all'ambiente per dominarlo, oppure nel subire il male fisico quando l'ambiente ci domina.
Ecco pertanto che, per distruggere la vita di un individuo distruggendogli le sue risorse, è efficace la sessualità. Così, le iettature distruggono l'individuo inducendolo alla estrinsecazione della sessualità, maschile o femminile.
Chi vuole il nostro male o la nostra distruzione trova come sua possibilità di intervento la sessualità. Tra chi vuole il nostro male c'è da considerare non solo il nostro prossimo, ma anche i nostri parassiti satanici.
L'esigenza di sessualità è un'esigenza di avvalersi di qualcosa, il surrogato di violenza, come conseguenza del fatto che non è possibile ad aversi l'esercizio di violenza nella sua espressione ideale (bocca) per attuare la propria esigenza di dominio (naso). Si ha cioè primariamente l'esigenza DOMINlO-BOCCA, ed in subordine o secondordine l'esigenza SESSO nel caso che la prima esigenza non sia soddisfabile.
Si hanno pertanto due dolori :
1)  quello di non appagare l'esigenza dominio-bocca;
2)  quello di non appagare l'esigenza "sesso".
Di tali due dolori si ha però che il dolore di non appagare l'esigenza di dominio-bocca non è altro che il secondo, cioè la sessualità stessa.
La sessualità è dunque dolore, per l'impossibilità dell'organismo di avere coincidenza tra ciò che esige il suo programma di dominio (naso) e ciò che gli consente il suo programma di violenza (bocca). Il solo "dolore-dolore" è dunque quello del mancato appagamento sessuale; dolore-dolore, perché il semplice dolore derivante dall'inadeguatezza dei programmi naso-bocca si estrinseca a livello transitorio, in un impulso sessuale che, con la sua stessa esistenza, compie un atto liberatorio di facilitazione nella risoluzione del citato problema primario "programmi naso-bocca".
La sessualità dunque, pur essendo intrinsecamente dolore, è estrinsecamente neutra, giacché può evolversi sia nella gioia dell'appagamento, sia nel dolore dell'inappagamento. Si ha dunque che il conflitto dei programmi naso-bocca crea la necessità di un surrogato che, in quanto tale, esprime una rinuncia a ciò che esso deve surrogare. La presenza del surrogato-sesso è dunque la discesa ad un livello di perfezione esistenziale inferiore. A tale livello o gradino inferiore possono avvenire tuttavia due cose: l'appagamento o l’inappagamento sessuale.
Nel primo caso si ha la gioia-surrogato ed inerente nello stare ad un livello esistenziale più basso ma soddisfacente; nel secondo caso si ha il dolore che deriva dal non poter disporre nemmeno di tale surrogato.
È questo il dolore-dolore.
Siccome il dolore (dolore-dolore) è espresso dalla superiorità in ambienti ipodeboli, si ha che tale superiorità esprime sempre una insoddisfazione sessuale che è il risultato della totalità dei conflitti presenti nelle altre situazioni ambientali.
Una inadeguatezza dei programmi naso-bocca negli ambienti forti crea una sessualità in essi; se tale sessualità è appagata negli ambienti ipodeboli della bocca si avrà
inferiorità (gioia); se invece non è appagata, in questi stessi ambienti ipodeboli della bocca si avrà superiorità. Lo stesso si verifica se tale  conflitto, anziché avvenire in ambienti forti avviene in ambienti deboli.
La ragione di questo "rifluire" dei risultati in ciò che (in termini di inclinazioni della linea) esprime le estremità della bocca è dovuta al fatto che il dolore, o la gioia, è un fatto intimo, che l'individuo sente soltanto lui: cioè lui "da solo", cioè appunto in ambienti ipodeboli, o estremità della bocca.
Ecco pertanto che più si ha sorriso, gioia, più si è privi di problemi sessuali in senso generale, sia cioè negli ambienti forti che in quelli deboli.
Ciò non esclude la legge per la quale sono più sorridenti coloro che hanno dominio in ambienti deboli (punta del naso inclinata a destra).
Essi infatti non hanno esigenza sessuale stabile o di difficile modificazione: le estremità della bocca sono infatti la parte delle bocca che si può proporzionalmente modificare.
Mentre le estremità della bocca possiamo infatti volontariamente inclinarle all'ingiù (superiorità) o all'insù (inferiorità o sorriso), le zone più centrali della bocca sono progressivamente immodificabili quanto più sono al centro della bocca (ambienti iperforti).
Da ciò deriva che, mentre un'esigenza di dominare (naso di fronte) in ambienti ipodeboli può creare sessualità oppure no a seconda di ciò che vogliamo (ovvero a seconda che rispettivamente incliniamo le estremità della bocca verso l'alto, oppure verso il basso), un'esigenza di dominare (naso di fronte) in ambienti forti crea una sessualità che non possiamo volontariamente eliminare: appunto proporzionalmente a quanto siamo impediti nel cambiare le inclinazioni della linea della bocca (programma di violenza) negli ambienti forti.
Ciò significa che, se in tali ambienti forti in cui si vuole dominare si ha superiorità adeguata, non viene generato impulso sessuale e quindi neanche l'ipotesi del dolore conseguente al possibile inappagamento sessuale, e quindi l'individuo può disporre di gioia (inferiorità in ambienti ipodeboli).
Se invece in tali ambienti forti in cui si vuole dominare si ha inferiorità (o superiorità insufficiente e perciò insufficiente capacità di violenza), allora si crea impulso sessuale maschile che, a seconda che venga appagato oppure no, crea gioia oppure no: ovvero, crea la propria disponibilità oppure no nel subire violenza da chi è privo di pericolosità per la sua vita (inferiorità in ambienti ipodeboli).
Se poi tale individuo avesse esigenza di dominio (naso) anche in ambienti ipodeboli, ecco che il suo appagamento sessuale in ambienti forti diventa poi causa di un'esigenza sessuale in ambienti ipodeboli e conseguente appunto alla realizzata gioia. Se poi tale esigenza sessuale in ambienti ipodeboli non viene appagata  (per esempio una moglie che non vuole fare l'amore) ecco che si crea dolore (esigenza di essere violenti in tali ambienti, superiorità in ambienti ipodeboli, estremità della bocca all'ingiù).
Tale dolore, tuttavia, benché generato da un conflitto in ambienti ipodeboli, è dolore e basta e, come tale, riferibile ad un risultato esistenziale che coinvolge tutto ciò che si è anche in altre situazioni ambientali.
Ecco pertanto la necessità di riverificare tutto, cioè riverificare il proprio equilibrio anche nelle situazioni ambientali forti.
Una riverifica ovviamente delle possibilità di epilogo favorevole (gioia) nell'appagamento degli impulsi sessuali maschili o femminili connessi alla discrepanza tra dominio (attivo o passivo) espresso dal naso e violenza (attiva o passiva) espressa dalla bocca.
Il dolore è dunque sempre la conseguenza di un inappagamento sessuale, inteso come "somma" di ciò che avviene nella totalità delle situazioni ambientali.
Creare dolore (anche a livello telepatico) significa pertanto aumentare i conflitti sessuali dell'individuo, le sue esigenze di appagamento e quindi determinare in lui l'esigenza di agire nel senso di tale appagamento.
Ma, siccome l'appagamento sessuale non è altro che il consolidamento di una tendenza equilibratrice basata sull'uso di surrogati della violenza, e siccome la violenza è alla base della vita, ecco che l'appagamento sessuale è sempre sostanzialmente, in modo fondamentale, una tendenza alla propria morte.
Dicendo che la violenza è alla base della vita, si intende dire che la violenza attiva è ciò che ci consente di distruggere i nostri nemici
ambientali (e perciò ci consente di vivere) e che la violenza passiva è ciò che ci consente di non essere distrutti dalla violenza esercitata su di noi dai nostri nemici ambientali (si pensi alla resistenza offerta dal guscio di una tartaruga agli artigli o ai denti di potenziali predatori).
Siccome l'esigenza sessuale è creata dall'assenza del sorriso, risulta evidente che, per eliminare la sessualità, è necessario essere felici, sorridenti, vincendo ovviamente gli istinti naturali che ci farebbero ritenere logico essere tristi e infelici.
Per essere felici, dunque, bisogna uscire dagli schemi naturali mediante l'iper-logica e mediante la creazione artificiale del sorriso con le leggi respiratorie ed alimentari della Psicostasia Fisiognomica.
Ciò porterebbe alla tipica bocca a "3 orizzontale".
Tale forma esprime anch'essa un certo programma di violenza che potrebbe non essere compatibile con il programma di dominio dell'individuo; tuttavia tale incompatibilità non può essere creatrice di impulsi sessuali, per il fatto stesso che la citata forma è associata ad un'inferiorità infinita negli ambienti nulli (o zero o ipodeboli o individuo stesso) che altro non è che felicità massima: appunto ciò che elimina il sesso, essendo (per le ragioni viste) il sesso creato dal dolore.
Di fatto si ha, tuttavia, la coesistenza di un programma di dominio in contrasto con il programma di violenza dell'individuo. Tale contrasto aveva, in modo naturale una via di sbocco o di risoluzione che era la ricerca di un surrogato, che era
il sesso.
In tale contrasto, l'elemento di riferimento o fondamentale era il programma di dominio: il surrogato di violenza era infatti finalizzato alla attuazione di tale programma.
Il naso è infatti osseo, indeformabile; è la bocca che è carnea, molle, soggetta a modificazioni o adeguamenti della sua materialità. Dal momento che l'individuo, con la sua razionalità, con la sua iperlogica, imporrà all'organismo una immutabilità della sua bocca espressiva di una situazione senza sesso, l'organismo dovrà organizzarsi in altro modo.
Mentre attualmente gli individui hanno un programma di dominio qualsiasi che crea situazioni sessuali qualsiasi e situazioni di gioia-dolore qualsiasi, con l'imposizione del modello di massima perfezione di un programma di violenza immodificabile (materialmente duro, rigido, come un becco), si avrà
un programma di dominio anch'esso rigido, nella misura in cui (non avendo possibilità di attuarsi se non nel modo conseguente al citato programma di violenza immutabile) non ha ragione di esistere ciò che non serve (la diversità, la mobilità).
Un programma di dominio coincidente in durezza e forma con la bocca stessa. Considerando il becco degli uccelli non si può non cogliere un esempio di sintesi naso-bocca. Un esempio di sintesi che, come i tanti esempi in cui si è espressa l'evoluzione, esprime una buona intenzione che non ha raggiunto gli obbiettivi prefissi.
Il becco degli uccelli ha infatti integrato le variazioni di violenza, connesse con la pericolosità ambientale, con la possibilità di disporre di grandi variazioni del riferimento verticale conseguenti alla sua capacità di volare ad altezze differenti.
Un becco di un uccello visto dal basso esprime, infatti, enorme superiorità; lo stesso becco visto dall'alto esprime invece enorme inferiorità.
L'uccello regola o trae cioè le sue possibilità, di essere violento oppure no, dalla sua possibilità di volare più o meno alto. Imboccando la strada dell'essere umano, l'evoluzione ha dovuto apportare notevoli modifiche migliorative: ha rinunciato alle ali, alle piume, alla leggerezza, al becco, per acquisire una maggiore intelligenza.
Con tale intelligenza ha così potuto costruire ruote, motori a scoppio, eliche, motori a reazione, a razzo, e così volare molto più efficacemente di qualsiasi uccello.
Così ora, l'umanità è giunta di fronte ad un nuovo grande gradino evolutivo: la creazione di un "becco" che non sarà un becco, perché ha scoperto la possibilità scientifica di rendere il programma di dominio subalterno al programma di violenza; ad un programma di violenza che peraltro è perfetto, e che ha in sé delle inclinazioni materiali della bocca espressive di concetti di "violenza infinita": imposta verso l'ambiente iperforte quella presente al centro della bocca e subita da ambienti ipodeboli (sé stessi) quella presente alle estremità della bocca.
Questi concetti sono di difficilissima comprensione, quanto peraltro sono indiscutibilmente veri.
Il fatto è tuttavia pacificamente ovvio, considerando la realtà non come ciò che noi percepiamo in base alla nostra intrinseca tridimensionalità spaziale, bensì come è in senso assoluto: e cioè un qualcosa di relativo al grado di superiorità o di evoluzione della materia del soggetto.
Da tale grado di evoluzione deriva una frequenza dell'energia psichica che fornisce il senso cognitivo dell'esistenza implicante una percezione dello spazio con un numero di dimensioni di cui il numero 3 (il nostro spazio con la sua altezza, larghezza, profondità) è un semplice numero intermedio ad altri. In sostanza, l'acquisizione da parte dell'essere umano della felicità assoluta e della superiorità assoluta (espressa da una forma della bocca avente una superiorità infinita nelle situazioni ambientali di massimo pericolo che decresce verso le situazioni ambientali di pericolo nullo, dove diventa una inferiorità infinita) lo porterà ad una incompatibilità con la attuale realtà tridimensionale.
Egli acquisirà ed integrerà nella sua struttura materiale una quarta dimensione spaziale che creerà un brusco rallentamento del tempo che egli percepisce e che conseguentemente gli farà perdere la sua materialità (egli cioè svanirà, si dissolverà come una nuvola) e gli conferirà una natura angelica; l'acquisizione di tale quarta dimensione spaziale lo inserirà in un universo quadridimensionale, parallelo al nostro e già esistente, abitato da quegli angeli e da quelle "divinità" di cui abbiamo sempre sentito parlare in ogni parte del mondo ed in ogni epoca storica.

                                                                                                                                                     
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