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10.
LA LUNGHEZZA DELLA VITA

Riassunto

La lunghezza della vita che noi misuriamo è relativa alla realtà tridimensionale che noi percepiamo.
In effetti invece, si ha che il tempo è un’entità con velocità o densità variabile, cosicché vediamo che più la materia dell’Universo diventa evoluta e complessa più la sua vita sembra breve.
Ciò comporta che il livello evolutivo della materia biologica umana  non può in nessun modo avere una vita che sia più lunga di un centinaio di anni.
Le possibilità umane di esistere più a lungo possono derivare solo da un ingresso dell’uomo in ulteriori realtà evolutive.


Da sempre, l’essere umano ha cercato il suo benessere, la cura del suo corpo, l’esaltazione della sua bellezza. Nel passato ciò era un privilegio dei nobili, dei ricchi.
Ora invece la diffusa ricchezza, che ha portato al superamento dei bisogni primordiali del cibo e della casa, ha creato tempo libero e denaro da impiegare per il “superfluo”.
Così sono nate le beauty farms, il fitness, il wellness.
Attualmente, pertanto, la cura del corpo per fini estetici e salutistici è diventata il “business”: palestre, piscine, centri estetici, centri per il benessere psicofisico, sono in crescita esponenziale.
Tutto ciò è spalleggiato da una cultura medica e farmaceutica che si muove all’unisono: infatti, una volta superati i suoi problemi primordiali del cibo e della casa, l’uomo ha indirizzato il suo denaro verso “chi e cosa” poteva eliminare la sofferenza, le malattie e la morte.
Questa corsa istintiva, ovvia ed ancestrale, è stata ed è una ricerca essenzialmente disperata, illusoria: lo scorrere del tempo crea infatti implacabilmente bruttezza, malattie, morte.
La morte è un qualcosa che è al di fuori della nostra logica. È un qualcosa di assurdo, da rifiutare, perché sarebbe troppo brutto se fosse vero.
Per queste ragioni, da sempre, l’uomo ha concepito la morte come un tranquillo evento di passaggio ad un’altra condizione esistenziale.
Per l’uomo, cioè, non è logico che la vita finisca per sempre.
Per l’uomo è logico che prosegua: in modi ed in luoghi differenti, ma che comunque offrano alla sua vita una continuità, ovviamente eterna.
E così l’umanità si è creata varie religioni, plasmandole in modi che fossero consoni alla mentalità ed all’intelligenza dei vari popoli.
Detta umanità è stata aiutata e giustificata, in ciò, dalla effettiva esistenza di una realtà ultraumana popolata di entità demoniache ed angeliche. Tali entità suggerivano infatti un’idea di infinito, di eterno, di divino, mediante telepatia, sortilegi, miracoli.
Purtroppo come un cane, che nascendo vede un padrone e morendo vede lo stesso padrone, potrebbe pensare che tale padrone sia eterno, così l’essere umano ha identificato semplici Demoni ed Angeli come se fossero eterni, come se fossero Dio.
Ha identificato il loro regno immateriale come un aldilà gratuito ed assoluto: ma non è così.
Il regno degli angeli è solo una delle tante condizioni ultrareali. Essa, peraltro, va conquistata con lo sforzo, con la volontà di vivere.
Ciò non esclude il fatto che il destino degli individui possa essere più o meno fortunato nell’avere un “angelo custode” (il pastore delle pecore…) più o meno  benevolo.
Basti pensare al destino triste o felice di cani e gatti, dovuto soprattutto alla fortuna di avere un tipo di padrone, anziché un altro.
“Soprattutto” perché un cane o un gatto, avrà tante più possibilità di ricevere benevolenza dal suo padrone quanto più esso cane, o gatto, sarà disposto a fare ciò che il suo padrone pretende da esso: affetto, obbedienza, fedeltà, eccetera (i precetti delle religioni).
In altri termini, è necessario che l’individuo (gatto, cane, uomo…), se vuole qualcosa, deve darsi da fare per trovare il modo di averla.
È cioè meglio  non contare troppo sulla fortuna; è meglio ascoltare il proverbio:” Aiutati che Dio ti aiuta”.
Questo lungo preambolo è finalizzato a far comprendere lo scenario in cui opera l’uomo, affinché egli sappia muoversi nella direzione evolutiva giusta, senza lasciarsi fuorviare da apparenze naturali o artificiali.
Tale preambolo è cioè finalizzato a scuotere l’uomo dal torpore ignavo in cui le chimere del consumismo lo hanno avvolto, affinché egli impieghi le sue risorse per eliminare il pericolo esistenziale che lo minaccia.
Per esempio, sono di attualità le cellule staminali, mediante le quali viene suggerita l’ipotesi di una vita dalla durata millenaria, partendo dal fatto che con esse potrebbero essere ricostruiti gli organi del corpo che si ammalano e si invecchiano.
Suggerire tale ipotesi è un po’ come dire a qualcuno di non pensare a cambiare l’automobile, perchè è meglio sostituire le parti che non funzionano più con pezzi di ricambio. Entro certi limiti ciò è vantaggioso, ma non bisogna escludere la necessità di comperare un’altra automobile più affidabile.
Anche perché un’automobile che venisse rigenerata con pezzi di ricambio costerebbe dieci volte di più di un’automobile nuova.
Un altro esempio è offerto dalle tecniche di ibernazione.
La congelazione dello sperma, degli ovociti, e addirittura degli embrioni, a temperature di quasi -200°C, suggerisce la possibilità di far congelare il proprio corpo per “fermarlo” in un certo stato vitale. Ciò, allo scopo di riportarlo poi all’attività normale in epoche in cui la scienza sarà, nel frattempo, progredita fino ad eliminare ogni malattia ed a conferire al corpo un’esistenza millenaria.
Tale prospettiva dell’ibernazione è illusoria, perché basata su una struttura psicobiologica umana che, in quanto tale, è comunque immutabilmente programmata per vivere un secolo (vedasi seguito).
Oltre a tale impedimento concettuale invalicabile, per l’attuazione dell’ibernazione sono da ipotizzare difficoltà attuative pratiche di dubbia risoluzione.
La storia ci ha dimostrato, infatti, che le guerre sono sempre avvenute in ogni luogo della Terra.
Inoltre, ha dimostrato che le economie hanno sempre subito grandi oscillazioni, creando nelle popolazioni una disperazione che ignorava qualsiasi senso del giusto o del moralmente corretto.
È assai ottimistico pensare a delle Ditte che garantiscano la loro stessa sopravvivenza per secoli, che si prendano cura di far sempre funzionare gli impianti frigoriferi, che si prendano cura di far resuscitare il congelato per sottoporlo a trattamenti clinici di ringiovanimento o di guarigione da malattie preesistenti.
Basta osservare le scoperte, le trasformazioni che hanno subito le industrie italiane negli ultimi cinquant’anni.
Persino la Russia, ha recentemente ipotizzato la possibilità di seppellire la mummia di Lenin, perché costa troppo tenerla al fresco!
Anche per quanto riguarda gli apparenti successi della CLONAZIONE, non c’è molto da illudersi: ogni individuo percepisce infatti solo la propria identità. Il fatto che ne esista un altro uguale non significa che si tratti dello stesso individuo, bensì di due distinti individui uguali, ognuno con una propria percezione dell’esistenza, del dolore, della gioia.
Si pensi ai gemelli monozigote, sono identici, fatti con lo stesso DNA, replicato addirittura dalla natura e perciò perfetto.
Eppure, se un gemello si dà una martellata in un dito, il dolore lo sente lui, non l’altro gemello!
La soggettività è cioè un qualcosa di unico, di inscindibile.
Ciascuno percepisce solo la propria realtà; una realtà che è differente da quella di un individuo preesistente e del quale la memoria viene perduta.
Viene perduta come vengono perduti i ricordi della vita dei genitori ai quali appartiene il DNA del figlio: un figlio potrà sì avere caratteristiche somatiche, caratteriali, intellettive tratte dal corredo genetico ricevuto, ma non potrà ricordarsi degli episodi vissuti dai suoi genitori.
Tali episodi possono essere ricordati solo da chi li ha vissuti, proprio perché la cognizione esistenziale è soggettiva, unica, non duplicabile.
La realtà è, infatti, esclusivamente una creazione effettuata dalla propria emissione termica.

La attuale cultura medica costituisce un’ulteriore irresistibile canto di sirena omerica.
Viene infatti ovunque detto che, grazie ai progressi della medicina, la vita “media” si è notevolmente allungata.
Ciò suggerisce l’idea che, più viene sviluppata l’attuale Medicina, più si vivrà a lungo.
Un suggerimento che implica, ovviamente, il fatto di dare più soldi e potere alla ricerca Medica e Farmaceutica: altrimenti si verrà distrutti da ogni tipo di malattia e di epidemia.
Per vedere che tali opinioni siano false, basta aprire semplicemente gli occhi.
Si può così vedere che si parla di “vita media” e non di un allungamento della vita di chiunque; nel senso che, semplicemente, nell’ultimo mezzo secolo ci sono state meno persone che sono morte giovani.
Ciò che ha fatto “alzare la media” non sono state le “cure portentose” della scienza medica, ma semplicemente il fatto che nell’ultimo mezzo secolo non ci sono state le carneficine delle due guerre mondiali, con i loro milioni di giovanotti morti al fronte, con i milioni di famiglie sane e vitali ammazzate dai bombardamenti.
Bisogna pertanto distinguere tra quella che è la longevità del singolo individuo e quella che è una longevità media (o aspettativa di vita) di una popolazione.
In tale valore numerico di aspettativa di vita gioca infatti un ruolo fondamentale, non certo la divulgazione della pratica medica, quanto altri fattori;  fattori legati all’assenza di acqua, di cibo, di sicurezza ambientale nei confronti della pericolosità espressa da uomini, animali ed insetti.
Basti solo osservare che le persone più longeve, segnalate periodicamente dalla cronaca, sono sempre persone ignoranti, povere, lontane dalla civiltà, sulle quali la Medicina ufficiale non ha mai messo mano! Se non altro perché tali persone longeve sono nate quando la moderna Medicina non era ancora nata: basti considerare che il primo virus è stato visto nel 1939 (prima di tale data i virus “non esistevano”, semplicemente perché non esisteva il microscopio elettronico che permettesse di vederli).
Al di là di queste evidenze, va poi rilevato che ad allungare la vita, semmai, non sono le conoscenze della Medicina, intesa in senso vasto, bensì i progressi della Chirurgia: dei progressi che in ultima analisi sono poi i progressi dell’ingegneria e dell’elettronica.
Per quello che riguarda le conoscenze della Medicina, basta leggere qualsiasi Enciclopedia Medica per rilevare che non si conosce l’origine di nessuna malattia.
Di qualsiasi malattia viene fornita un’esauriente elencazione dei sintomi, ed una molteplicità di ipotetiche cause stabilite per via statistica.
Tra tali cause ve ne è sempre una molto fumosa (ereditarietà, stress) alla quale ricorrere quando le cause “precise” si rivelano estranee.
Della “causa-prima” sulla quale sia possibile intervenire per via farmacologia, oppure in modo preventivo, nessuna traccia.
Del diabete, per esempio, si sa che è dovuto ad una carenza di insulina; che questa è prodotta dalle cellule Beta del pancreas, ma non si sa perché tali cellule, ad un certo momento, non producono più insulina.
Tra gli esempi di interventi preventivi più “indiscutibili” viene di solito sbandierato quello delle vaccinazioni.
Nonostante l’industria farmaceutica abbia l’informazione pubblica nelle sue mani, esiste su Internet la prova più ampia per dimostrare l’inefficacia e la dannosità delle vaccinazioni di qualsiasi tipo.
Basti qui citare due argomenti. Il primo è quello della vaccinazione dei bambini che negli ultimi trent’anni è passata da una “obbligarietà da regime totalitario” ad una “facoltatività discrezionale” dei genitori (dopo i danni non occultabili, ma non pubblicizzati, che furono creati dalle citate vaccinazioni obbligatorie di massa).
L’altro argomento è quello della vaccinazione anti-influenzale.
Per non dilungarmi sugli aspetti ridicoli dei virus che cambiano continuamente, che “arrivano” dall’Australia, dall’Asia e da altre località turistiche…, basti qui semplicemente citare che la stessa Scienza Medica dice che il vaccino anti-influenzale ha un’efficacia del 70%.
È infatti evidente che, con tale impostazione concettuale, se una persona vaccinata non prende l’influenza è perché è stata protetta dal vaccino; se invece l’influenza la prende lo stesso, ciò era “scientificamente” previsto, giacché rientra nel citato 30%!
Rimarcando le carenze della Medicina, si vuole qui distinguere la Medicina anche dall’altra sua branca: la Farmaceutica.
È innegabile che tale branca ha prodotto farmaci sempre più mirati: c’è un certo batterio, gli si butta contro una certa sostanza, il batterio muore, il farmaco è efficace.
Al di là delle cornici barocche con cui viene impreziosita la Farmaceutica, appare evidente che la sua impostazione operativa è una semplice prova pratica per tentativi e per statistiche.
Di teoria scientifica che spieghi l’origine di una malattia per rimuovere le cause, ce ne è ben poca.
In altri termini, i successi della Medicina sono essenzialmente quelli in cui si può intervenire per via chirurgica.
Con ciò non voglio negare che certi antibiotici possano distruggere certi batteri patogeni, né negare che certi analgesici siano capaci di eliminare il dolore.
Non voglio dire che la medicina ufficiale sia da buttare via o che sia fatta da ciarlatani.
La Medicina moderna costituisce un’evoluzione di ciò che, in buona fede, si è progressivamente scoperto per creare la salute, ed in tal senso merita rispetto.
D’altronde si parla tanto di terapie dolci, di medicina alternativa, ma poi, quando qualcuno sta male veramente, va all’Ospedale e non certo da un “naturopata”.
In ultima analisi, pertanto, benché la Medicina ufficiale non abbia capito niente dell’origine delle malattie, un po’ di esperienza se l’è fatta. Considerando, poi, che agisce insieme alle prestazioni eccezionali della Chirurgia, e della Farmacologia, qualcosa di buono può anche farlo: ma solo nei casi disperati.
La Medicina Alternativa, invece (segnatamente l’Omeopatia,  l’Agopuntura, la Naturopatia di Hamer) è più vicina nella scoperta dell’origine delle malattie; soprattutto quando è basata su una concezione olistica del corpo; soprattutto quando sa individuare la relazione psicosomatica che ne sta alla base.
Purtroppo tale Medicina Alternativa è “troppo” dolce; è blanda, ha tempi lunghi, e può essere richiesta solo da chi è poco malato o da chi non è stato guarito dalla Medicina Ufficiale.
Questi discorsi, non sono finalizzati a fare la classifica dei buoni e dei cattivi, bensì ad evidenziare le “Sirene ammaliatrici” della cultura consumistica, che tendono a portare l’uomo in un percorso evolutivo sbagliato.
Conta ben poco stabilire se un certo farmaco o un certo intervento chirurgico consente ad un uomo di campare fino ad ottant’anni anziché morire a settanta.
Oltre la morte c’è infatti un’eternità di nulla.
I fenomeni della natura devono servire per capire le leggi di essa, e prevedere in tale modo il percorso della vita, distinguendolo dal percorso della morte.
Osservando la natura vediamo infatti il seguente percorso.
L’universo è permeato di atomi semplici (idrogeno) che si raggruppano per l’azione esercitata dalla forza gravitazionale a formare stelle costituite da ammassi di materia indifferenziata (plasma di particelle sub-atomiche). In tali stelle, a seguito dei processi evolutivi (di cui l’emissione di calore è la prova), si formano atomi più grandi e complessi.
Con l’abbassarsi della temperatura si passa dal regno delle reazioni nucleari (milioni di gradi) al regno delle reazioni chimiche (migliaia di gradi, la temperatura del fuoco).
Dai pochissimi elementi sub-atomici si passa cioè agli elementi atomici (un centinaio di tipi di atomi).
Quando la temperatura si abbassa ulteriormente, questi atomi riescono ad unirsi tra essi a formare molecole sempre più grandi.
Le molecole più semplici (acqua, anidride carbonica, ecc.) sono quelle che si formano alle temperature più elevate (il migliaio di gradi della fiamma a cui brucia, per esempio, il gas della cucina domestica).
Tali generiche molecole si combinano poi tra di esse a formare giacimenti minerari.
In presenza di un ambiente con temperature più basse, le molecole raggiungono, poi, valori di complessità immensi, fino a creare la vita dei vegetali.
Lungo il percorso evolutivo, tali vegetali raggiungono espressioni-limite (i funghi, le piante carnivore, eccetera), dalle quali proseguono poi nelle forme viventi che sono genericamente classificate “Animali”.
A seguito di tali trasformazioni, detti animali hanno poi originato le scimmie e da queste, infine, è derivato l’uomo.
Il fatto che tale derivazione sia frutto della evoluzione darwiniana o che sia frutto di una creazione eseguita da divinità (o da esseri ultra-evoluti o ultra-umani di altre dimensioni spazio-temporali), ai fini delle considerazioni qui esposte non ha rilevanza.
Ciò che ha rilevanza è, invece, la indiscutibile presenza di un processo evolutivo che, da una materia chimicamente semplice, ha portato alla costruzione di una materia chimicamente complessa.
Schematizzando a grandi linee le fasi di questo processo, possiamo riscontrare la seguente proprietà:
più la materia è complessa ed evoluta, più la sua lunghezza di vita diminuisce.
Per esempio le stelle, che sono fatte di una materia avente semplicità-limite, esistono per miliardi di anni.
I pianeti, essendo più evoluti, hanno vita più breve.
I pianeti hanno infatti una struttura chimica più complessa di quella delle stelle. Più il loro peso specifico diminuisce più saranno "preda" di pianeti con massa maggiore a causa della legge che regola la forza gravitazionale. Più ingloberanno meteoriti densi ceh li faranno involvere. Tali pianeti, avendo poi una massa minore di quella delle stelle, sono destinati ad essere inglobati prima o poi da qualche stella; ciò significa che tale stella distruggerà così la loro materia costitutiva, mettendo la parola fine alla loro esistenza in un tempo che è, appunto, sicuramente più breve di quello della vita delle stelle.
Ecco cioè un primo esempio di accorciamento dell’esistenza dovuto all’aumento della complessità chimica.
Proseguendo nell’esposizione di altri esempi si ha che, nei pianeti, le molecole si aggregano in giacimenti omogenei che potremmo, in tal senso, considerare con un’identità autonoma che ne consenta di individuare una data di origine ed una data di fine.
L’identità di tali giacimenti è deducibile dalla enorme differenza in termini ponderali e volumetrici da quella del pianeta su cui sono posti.
Un giacimento di un composto di ferro (per esempio, un solfuro quale la pirite, oppure un ossido quale la ematite, oppure un carbonato quale la siderite) ha un volume e un peso che sono miliardi di volte più piccoli del resto della materia costitutiva della massa del pianeta Terra.
Ebbene tale giacimento, in quanto chimicamente più evoluto della materia costitutiva del pianeta Terra (quasi tutto fuso e con atomi poco aggregati), ha ed avrà una vita molto inferiore a quella del pianeta Terra inteso come individuo.
Ecco, pertanto, un secondo esempio di ulteriore accorciamento dell’esistenza dovuto all’aumento della complessità chimica della materia.
Proseguendo in tale scala di complessità chimica, si giunge al regno vegetale. In tale regno vediamo chiaramente che, anche le piante più longeve, raramente superano i mille anni di vita: un termine cioè migliaia di volte inferiore a quello caratterizzante la lunghezza di vita dei giacimenti minerari.
Ecco, pertanto, un terzo esempio di ulteriore accorciamento dell’esistenza dovuto all’aumento della complessità chimica della materia.
Se poi paragoniamo la complessità chimica o biochimica del vegetale più complesso con la complessità chimica alla base della vita di un mammifero, per esempio, possiamo cogliere un’ulteriore caduta esistenziale.
Anche qui vediamo infatti che, alla ulteriore complessità chimica dell’animale rispetto al vegetale, è associata una corrispondente diminuzione della lunghezza di vita: l’animale più longevo è infatti considerabile l’essere umano (la tartaruga gigante non vive molto di più…) che, potendo vivere un secolo di vita, raggiunge appena un decimo della vita che può vivere una pianta di sequoia o di baobab.
Ecco, pertanto, un quarto esempio di ulteriore accorciamento della lunghezza di vita dovuto all’aumento della complessità chimica della materia, ovvero all’aumento della “superiorità” di essa.
Osservando dunque questa inequivocabile legge di natura si vede, paradossalmente, che la longevità è proporzionale alla semplicità, alla inferiorità della struttura materiale, alla sua attitudine ad essere “mangiata” da strutture chimicamente superiori. Più la materia è semplice, più essa entra ed esce dai corpi evoluti che l'hanno mangiata, senza subirne trasformazioni. Un atomo di carbonio che sta in una molecola di zucchero, quando entra nel corpo di un animale passa ad altre molecole, ad altri composti fino a quando esce nuovamente dal corpo mediante per esempio, una molecola di anidride carbonica emessa dalla espirazione.
Basti osservare che, di un corpo che muore, la parte che prima si disgrega è quella più superiore, il cervello e, per contro, le parti che si conservano più a lungo sono quelle più inferiori:  le ossa, i denti, con i loro composti chimici semplicissimi (sali minerali).
Ciò ha un significato universale:  anche nel caso delle costruzioni, vediamo infatti che le più antiche, giunte fino a noi dopo millenni, sono le costruzioni semplici, quelle fatte di grosse pietre o monoliti: le piramidi di Egitto, i templi greci, i megaliti di Stonehenge, eccetera.
È infatti ovvio che più cose si mettono insieme, più aumentano le cause di instabilità della struttura.
Qualsiasi struttura fisica o chimica o materiale è sempre in rapporto con un ambiente esterno permeato di forze ostili.
Questa legge universale fa dunque capire che l’essere umano non può vivere cinquecento anni, né con la clonazione, né con la ibernazione, né con le cellule staminali, né con la modifica del DNA.
L’età massima media dell’uomo è circa un secolo, poi si muore perché, per esistere, l’essere umano ha bisogno di una specifica complessità biochimica della sua struttura che ha la durata massima di un secolo.
Per vivere di più, l’uomo non deve più essere uomo. Per capire il significato di tale affermazione, tuttavia, bisogna prima rispondere alla seguente domanda: “Perché la materia dell’universo tende ad aggregarsi in forme evolutivamente sempre più complesse e superiori se, così facendo, accorcia la sua vita?”.
Siccome tale domanda ha una contraddizione di termini, evidentemente non può essere posta così.
Per rendere logico l’operato dell’evoluzione bisogna necessariamente ipotizzare che tale accorciamento della vita abbia in sé degli arcani significati di “allungamento”.
Per esempio, uno di tali arcani significati è che l’esistenza non la si può misurare con il nostro tempo. Ovvero, che il tempo non è una grandezza costante, bensì variabile e relativa. Relativa a cosa? Alla materia.
A quella materia che introduce la relatività di quello spazio che essa conquista allontanando tra esse le particelle materiali, degli atomi e delle molecole fatte con tali atomi.
Tale spazio è infatti la misura della stessa evoluzione, in ragione della tensione vibratoria generante la frequenza dell’energia psichica da cui scaturisce la cognizione esistenziale.
In altri termini, la realtà che noi viviamo, è semplicemente quella che possiamo percepire con i nostri sensi mediante il “rimbalzo”, o ritorno, della nostra energia infrarossa emessa con la sua complementare energia psichica.
Tale realtà è pertanto soggettiva;  essa è legata alla frequenza delle vibrazioni della nostra energia psichica.
Delle vibrazioni che sono complementari a quelle elettromagnetiche che noi emettiamo con il calore (raggi infrarossi) della nostra temperatura corporea di esseri “vivi”: 36°C.
Ognuno di noi, emette una propria radiazione infrarossa che, oltre a possedere la frequenza portante fondamentale (corrispondente appunto ai circa 36°C del nostro corpo) possiede pure un’infinità di frequenze multiple che vanno ad increspare la forma dell’onda fondamentale.
Esattamente come avviene con le trasmissioni radio, o con il funzionamento dei telefonini.
A questa onda complessa, corrisponde un’onda psichica complementare che è ovviamente altrettanto complessa, e che è l’essenza della nostra stessa vita, o cognizione esistenziale.
Da queste considerazioni si intravedono vari fatti.
In primo luogo, decodificando elettronicamente la radiazione infrarossa, se ne possono individuare le singole armoniche dello spettro: in questo modo si possono identificare le frequenze create dalle varie malattie organiche e quindi filtrare la loro emissione per ELIMINARE LA REALTA’ DI QUELLA CERTA MALATTIA.
Si può così creare elettronicamente la condizione di gioia, di salute e di benessere voluta.
In secondo luogo, si ha che la cognizione esistenziale ha una intrinseca DENSITA’.
Nel senso che, più la vita si accorcia in senso evolutivo più essa è densa, più il tempo rallenta.
Riferendoci pertanto al concetto di morte dell’uomo, si può dire che la morte dell’uomo non la si può eliminare allungando la sua vita, ma trasferendo l’uomo in altri livelli esistenziali, mediante la trasformazione della sua materialità tridimensionale in una materialità ultra-dimensionale.
L’evoluzione della materia è connessa alla superiorità esistenziale che da ciò deriva.
L’evoluzione ulteriore dell’uomo richiede, pertanto, un aumento della sua superiorità, giacché la superiorità è direttamente proporzionale alla frequenza della vibrazione psichica, e la frequenza della vibrazione psichica è proporzionale alla densità esistenziale.
In termini semplici, per non morire, l’uomo deve trasformarsi in Angelo ed accedere, in tal modo, ad una realtà immanente che egli ora non può cogliere: appunto perché, avendo l’inferiorità intrinseca degli esseri umani, la sua natura può creare solo la comune realtà tridimensionale che deriva dalla sua energia psichica a bassa frequenza.
Come in natura non esiste la ruota, ma l’uomo l’ha creata per vivere meglio; come in natura non esistono le materie plastiche ma l’uomo le ha create per vivere meglio, così l’uomo dovrà crearsi un’altra realtà, per vivere e non morire.

                                                                                                                                                            
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