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9.
LA VELOCITÁ E LA REALTÁ

Riassunto

La realtà che viene percepita è quella consentita dalla capacità di percepire le cose che si muovono, perché è il movimento che attesta l’esistenza dello spazio tridimensionale con la percorribilità che esso consente.
Tuttavia, più le cose si muovono velocemente, meno vengono percepite, meno sono reali.
Ciò significa che potrebbero esistere eventi che si svolgono in modo talmente veloce da non essere percepibili dai sensi umani. Tali eventi sussistono cioè in realtà che per noi sono inesistenti, ma che in effetti sono universi invisibili popolati da  Spiriti, Demoni, Angeli, Alieni degli UFO.


Se osserviamo le espressioni materiali esistenti attorno a noi, cioè se osserviamo ciò che esiste nell'universo, vediamo che la materia è espressa da una molteplicità di oggetti: da quelli semplici di un granello di sabbia, a quelli complessi costitutivi della vita delle piante e degli animali.
La chimica ha dimostrato che particelle semplici possono aggregarsi in particelle più complesse (processo evolutivo) e, così pure, particelle complesse possono scindersi in particelle più semplici (processo involutivo).
A prescindere dai rapporti esistenti tra queste aggregazioni materiali, vediamo che esse, a qualsiasi grado di complessità si trovino, esprimono la loro esistenza, cioè il loro senso dell'esistenza, mediante il MOVIMENTO. Se riteniamo come diceva Cartesio che "siccome penso, allora esisto", dobbiamo ammettere che tali particelle, quando si muovono, esistono in termini di "individui dotati di cognizione esistenziale".
Possiamo infatti vedere che qualsiasi cosa materiale si muove: nell'universo non esiste niente di fisso.
Stabilito che qualsiasi movimento è tale se riferito ad un qualcosa di fermo (oppure un qualcosa meno in movimento di esso), possiamo esaminare tale relatività in un ambito ristretto, cioè riferito a ciò che sta vicino all'individuo.
Nel senso che se una persona dorme distesa su un letto essa è immobile rispetto al letto; per il fatto che il letto sia posto sulla Terra e questa si sposti attorno al Sole, non si può dire che l'individuo disteso sul letto è in movimento, giacché non avrebbe attinenza con l'ambito cognitivo comunemente considerato. Sarebbe cioè un'affermazione che è vera in un altro ambito e che sarebbe falsa nella comune interpretazione che deve giustificare ciò che viene detto.
Poiché le interazioni tra le cose materiali avvengono prima tra quelle vicine e poi tra quelle lontane, si può stabilire un grado di "importanza essenziale o pragmatica" che fa ritenere logico escludere i fenomeni lontani, giacché essi creano effetti meno importanti per l'esistenza del soggetto.
La velocità posseduta da un individuo è considerabile un fatto regolabile e determinabile da esso. Tale velocità è relativa ad un qualcosa di meno veloce, per cui ogni forma materiale può vedere solo ciò che si muove meno velocemente di essa. In altri termini, si può vedere solo ciò che è inferiore a noi. Più le espressioni materiali sono evolute, più esse sono veloci.
Le entità delle velocità possedute dai corpi, o materia, potrebbero essere espresse a "fasce". Nel senso che possiamo per praticità distinguere come bassissime velocità quelle con cui si accrescono i cristalli dei minerali; basse velocità quelle con cui crescono i vegetali; medie velocità quelle con cui si muovono gli animali; alte velocità quelle con cui si muovono gli uomini… con le loro propaggini mentali costituite da automobili, treni, aeroplani, razzi.
Da queste considerazioni possiamo osservare che un cristallo (regno minerale) non potrà mai rilevare la enorme velocità (per esso…) con cui si accresce una pianta, e tanto meno potrà rilevare la velocità con cui cammina un animale o un uomo. E, dato il legame esistente tra velocità e vita, tale minerale non può rendersi conto dell'esistenza (vita) di tali piante o animali più veloci di esso.  Cioè per il minerale, il mondo vegetale o animale NON ESISTE, perché troppo veloce per poter essere rilevato dai mezzi con cui il minerale può conoscere la realtà in cui "vive".
Questo discorso della velocità potrebbe apparire speculativo, ma esso è invece molto più concreto di quanto potrebbe apparire da un approccio superficiale.
Infatti, da una profonda osservazione, risulta che la realtà non è assoluta, ma creata da ciò che viene percepito dall'individuo. La percezione è affidata ai sensi, che sono specifici per ogni entità materiale. Ogni roccia, ogni pianta, ogni tipo di animale, ogni uomo, ha una sua esclusiva capacità di percepire la realtà: ovvero di stabilire ciò che esiste e ciò che non esiste. Per fare esempi evidenti, sappiamo che l'uomo ha i famosi cinque sensi con cui può vedere (vista), sentire i suoni (udito), percepire gli odori (olfatto), percepire la solidità delle cose (tatto), percepire il sapore dei cibi (gusto).
Questi sensi tuttavia richiedono dei tempi per essere attuati. Per percepire qualcosa di esterno a sé, l'individuo deve permanere a contatto di tale cosa almeno per un certo tempo minimo.
Rimanere a contatto significa tuttavia "possedere la stessa velocità della cosa" per poter stare insieme. Uno stare insieme protratto per un tempo sufficiente per vedere, per toccare, por odorare, per sentire acusticamente, per avvertirne il gusto con il palato. Più questo tempo è breve meno possiamo rilevare, con i sensi citati, la presenza della cosa; se tale tempo è brevissimo, tale cosa potremmo non rilevarla e quindi ritenerla non esistente.
Anche tale tempo di contatto è inversamente proporzionale alla velocità relativa tra l'individuo e la cosa.
Una "cosa" che potrebbe consistere anche in un altro individuo che si muovesse più velocemente rispetto al precedente individuo-soggetto.
La realtà percepibile dall'uomo è dunque ciò che risulta dalla tipologia dei suo sensi.
La realtà è legata al numero dei tipi di cose che vengono percepite dall'individuo. Per individuo si intende un soggetto materiale qualsiasi posto in relazione esistenziale con il suo ambiente esterno.
Qualsiasi cosa materiale trae la sua individualità dalle differenze che essa possiede rispetto ad altre cose. L'individualità nasce cioè da una omogeneità di proprietà; appena cessa tale omogeneità comincia l'individualità. Un sasso è omogeneo fino a quando i suoi composti chimici "pietrosi" (carbonati, silicati, eccetera) non incontrano l'aria o l'acqua o terre differenti. Quando ciò avviene, il sasso può essere distinto, riconosciuto rispetto a "ciò che non è il sasso". Il sasso diventa quindi individuo mentre ciò che non è il sasso diventa ambiente esistenziale. Tale ambiente costituisce pertanto un antagonista dell'individualità del sasso, perché tale sasso può continuare ad esistere solo se egli saprà resistere alle azioni distruttive che l'ambiente gli rivolgerà contro.
Un sasso che fosse posto in un fiume, sarebbe soggetto ad essere trascinato dall'acqua, a sbattere contro altri sassi, a scheggiarsi, ad essere attaccato chimicamente dall'acidità di tali acque, ad essere ricoperto da altre pietre, da alghe, da muschi, eccetera: in ultima analisi, trasformato, distrutto da ciò che gli sta intorno, da ciò che non è lui stesso, ovvero dall'ambiente.
Da quanto ora detto appare la differenza tra individuo ed ambiente. Appare pure che l'individuo può essere modificato dall'ambiente; può cioè perdere progressivamente una sua individualità fino a risultare distrutto, annullato, dall'ambiente in cui egli vive.
Se l'individuo vuole vivere, se vuole conservare la sua identità, deve conoscere il suo ambiente ostile, deve capire quali sono le capacità distruttive di esso.
L'individuo deve capire quanto è grande l'ambiente, da che cosa è fatto l'ambiente, in ultima analisi deve conoscere la REALTÁ ambientale in cui egli individuo vive.
Se l'individuo è fermo egli vede un certo ambiente; se egli si muove vede invece tanti ambienti, più o meno differenti l'uno dall'altro.
Più si muove velocemente più tali ambienti diventano numerosi, più la realtà che esso percepisce diventa complessa.
Tuttavia gli ambienti possono essere molteplici anche se l'individuo è fermo, qualora siano gli ambienti a muoversi: si pensi ad una pianta sulla riva di un ruscello che vede scorrere l'acqua con oggetti, sostanze, animaletti, tante cose.
Pertanto, ciò che conta è una relatività della mutevolezza della posizione tra individuo ed ambiente, cioè la loro velocità reciproca, la velocità di uno rispetto all'altro.
Per capire meglio il senso di come tale relatività determini la REALTÁ, ovvero l'ambiente di riferimento per l'individuo, consideriamo i seguenti esempi.
Se un individuo sta fermo, anche il panorama che gli sta intorno è fermo. Alberi, strade, case rimangono fermi, costituiscono un quadro fermo.
In questa situazione di immobilità l'individuo può cogliere dettagli: una formica che cammina, una foglia che cade, una lumaca che striscia; può cioè dire che nella sua realtà esiste una formica, una foglia, una lumaca.
Se tale individuo si muovesse velocemente, per esempio con la sua automobile, egli non potrebbe più vedere formiche che camminano sul bordo della strada, né una foglia che cade, né una lumaca che striscia: il suo ambiente pertanto cambierebbe, la realtà che egli potrebbe percepire sarebbe diversa; le citate foglie, formiche, lumache, per lui non esisterebbero più: non avrebbero per lui alcuna rilevanza esistenziale nell'ambito della sua situazione connessa con la sua citata elevata velocità.
Immaginiamo poi che tale individuo non fosse seduto su un'automobile, ma seduto su un aeroplano, viaggiando ad una velocità di centinaia di chilometri all'ora: la sua attenzione verrebbe attratta da cose completamente differenti dalle formiche, dalle lumache, o dalle foglie che, nel frattempo, potrebbero continuare a muoversi, ad esistere, mentre l'aereo vola sopra di esse.
Esse sono reali, ma non per l'individuo che vola sull'aereo: per lui che non le vede è come se no esistessero, non fanno parte della REALTÁ che lui percepisce, della realtà che a lui serve per vivere.
Questi esempi fanno capire come la REALTÁ percepita dall'individuo sia una proprietà dipendente dalla velocità relativa esistente tra l'individuo ed il suo ambiente di riferimento.
Immaginiamo di stare seduti in un treno che corra veloce e di guardare dal finestrino: noi  vedremmo solo le cose lontane; le cose che passassero ad un metro da noi sarebbero cose misteriose, vaghe, incomprensibili, ……
Infatti: cosa vedremmo attraverso i vetri di un finestrino di un treno che sfrecciasse in un verso contrario a 200 Km/h sfiorando il treno su noi siamo seduti? Vedremmo forse i volti dei passeggeri? Potremmo renderci conto se sul treno ci sono manichini invece di persone pensanti e dialoganti?
NO, alla citata velocità relativa l'essere umano non è in grado di percepire tali realtà; a tali velocità l'essere umano percepisce altre cose, percepisce un'ALTRA REALTÁ. Per lui esistono certe cose e non altre cose che invece esisterebbero per lui se i due citati treni fossero fermi uno vicino all'altro.
Appurata da quanto detto la relatività della REALTÁ  alla velocità relativa tra individuo ed ambiente, possiamo ora esaminare un altro aspetto: la proporzionalità di tale velocità alla complessità strutturale dell'individuo, ovvero al suo grado di evoluzione, ovvero alla sua superiorità.
Vediamo infatti che nel regno minerale (il più involuto, inferiore, semplice) i movimenti di accrescimento dei cristalli, i movimenti di trasformazione, sono i più lenti: praticamente immobili, una velocità nulla.
Nel più complesso regno vegetale, vediamo  invece dei movimenti lentissimi, ma percepibili dalla nostra individualità dotata di memoria e intelligenza: possiamo infatti cogliere lo sbocciare di un fiore.
Nell'ancor più complesso e superiore regno animale vediamo, infine, velocità direttamente percepibili, paragonabili a quelle di noi esseri umani.
Dicendo "noi esseri umani" ho implicitamente evidenziato per tale generico regno animale un suo ambiente particolare, perché tale ambiente è dotato di un'intelligenza superiore, che gli consente di muoversi non solo con le proprie strutture biologiche (gambe), ma anche con mezzi artificiali creati da esso ambiente: automobili, treni, aeroplani, satelliti astronautici.
Un ambiente-animale-uomo che, potendo muoversi a velocità impossibili a generiche strutture biologiche, diventa per esse un qualcosa di irreale, perché non percepibile da esse.
Per fare un paradosso: un aereo che voli a dieci chilometri di altezza, per una pecora che stia tranquillamente brucando l'erba di un prato è un qualcosa di assolutamente inesistente, irreale… per la pecora, appunto!
Da quanto sopra esposto è risultato pertanto che, una struttura biologica che ha raggiunto la complessità propria dell'essere umano, è stata in grado di costruire mezzi artificiali (gli aeroplani)  che gli hanno consentito di muovere se stessa ad una velocità, talmente elevata, da renderla IRREALE, inesistente , per la citata pecora.
Viene dunque da chiedersi: ma la struttura biologica dell'uomo è il massimo consentito all'evoluzione universale della materia? Se così non fosse, potrebbero infatti esistere ulteriori strutture ultrabiologiche che potrebbero creare anch'esse mezzi artificiali di locomozione, per  muoversi anche più velocemente degli aeroplani! Gli aeroplani sono infatti creati dalla struttura costitutiva dell'uomo che è "semplicemente biologica"!
Se tali ipotetiche strutture ultrabiologiche dovessero esistere, però, noi non potremmo mai saperlo, perché la loro implicita elevatissima velocità di spostamento ci impedirebbe di percepirle.
Quanto finora detto potrebbe apparire una suggestiva ipotesi per tuffarsi in quel mondo della fantasia dove c'è tutto ed il contrario di tutto. Potrebbe suggerire un intrigante trama per qualche film di fantascienza. Sì, potrebbe. Io trovo tuttavia che, quanto finora detto, costituisca un qualcosa di molto più materiale, molto più importante, molto più serio. Costituisce infatti la risposta al perché, gli extraterrestri ci sono ma non si vedono; perché gli UFO si vedono, ma non si vedono in un modo talmente indiscutibile che faccia dire alla scienza: "sono veri, sono reali"! Purtroppo si tratta di una risposta che non tutti possono capire; ma ciò non è importante, perché l'evoluzione dell'umanità non è stata determinata da scienziati scemi; è vero che tali scienziati scemi hanno sempre ostacolato il progresso dell'umanità, ma non sono mai riusciti a fermarlo. Anche, se dopo qualche secolo, la storia è sempre riuscita a capire che cos'erano!
Basti pensare a Galileo!

                                                                                                                                                            

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